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Cnr-Ic realizza copia di un frammento di dito della mano del Colosso di Costantino

Applicando tecniche di reverse engineering e stampa 3D

Pubblicato:12-10-2023 09:12
Ultimo aggiornamento:12-10-2023 09:13
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Cnr-Ic dito della mano del Colosso di Costantino
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ROMA – I ricercatori dell’Istituto di cristallografia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ic),  applicando tecniche di reverse engineering e stampa 3D sviluppate in ambito biomedico e clinico per la produzione di dispositivi medici personalizzati, hanno realizzato le copie di un frammento di dito della mano del Colosso di Costantino, esposto in bronzo ai Musei Capitolini, che integrano i calchi in gesso realizzati nel secolo scorso e conservati al Museo della Civiltà Romana. La collezione di questo Museo documenta la storia, l’arte, gli usi e i costumi della civiltà romana e conserva, tra l’altro, i calchi di statue e bassorilievi in scala al 1:1 di opere classiche. Tra questi, due  calchi in gesso (uno bianco e uno brunito che riprende le sfumature cromatiche dell’originale) dei  resti della statua bronzea del Colosso di Costantino, conservati ai Musei Capitolini.

Fino al 2018 la mano esposta ai Musei Capitolini era priva di una falange. In quell’anno, il pezzo è stato ricomposto con un frammento di dito in bronzo conservato al Louvre che si era scoperto essere il dito indice del Colosso. Ricomposti i frammenti nell’esposizione delle opere originali, si è reso necessario integrare i calchi in gesso conservati al Museo della Civiltà Romana. Nel 2022 è stato quindi stipulato un accordo tra  il Cnr-Ic e la Sovrintendenza Capitolina che prevede l’utilizzo di metodiche applicate in campo  clinico allo studio e alla conservazione dei beni culturali.

Il progetto di trasferire competenze maturate in ambito clinico sanitario verso il settore dei beni culturali ci ha subito entusiasmato– afferma Fabrizio Clemente, responsabile della sede di Napoli del Cnr-Ic e dell’accordo di collaborazione- La copia in vetroresina del dito, donata personalmente al Sovrintendente, è stata  scansionata dai ricercatori dell’Università di Warwick. Successivamente, grazie alla  sponsorizzazione tecnica della Fondazione Santobono Pausilipon, presso la sede dell’Istituto di  cristallografia di Napoli sono state riprodotte diverse copie del frammento con stampanti 3D con  tecnica FDM (Fused Deposition Miodeling) in PLA (acido polilattico), alto circa 40 cm, che i  restauratori di Zetema – azienda strumentale di Roma Capitale per i beni culturali – hanno reso  compatibili con i due calchi in gesso conservati al Museo della Civiltà Romana”.


Un primo manufatto è stato collegato alla copia in gesso bianco che è stata esposta a Varsavia  nell’ambito della mostra “Memoria dell’Antico e il primo Rinascimento” (Varsavia, Castello Reale, 15 luglio – 15 ottobre 2023). Un secondo è stato collegato alla copia in gesso color bronzo esposta al pubblico giapponese nell’ambito delle mostre “Roma, la città eterna: Capolavori dalle collezioni dei Musei Capitolini / Rome the Eternal City. Masterpieces from the Capitoline Museums’ Collections” in corso a Tokyo fino al 10 dicembre 2023 e successivamente, dal 5 gennaio al 10  marzo 2024, a Fukuoka, in Giappone. 

“L’emozione di vedere esposto un manufatto uscito dai nostri laboratori- conclude Clemente- è  paragonabile a quella vissuta quando, nell’ambito delle stesse attività, abbiamo installato le prime ortosi personalizzate del progetto Bambini Liberi, vincitore del premio ‘Innova S@lute 2017’. Questo risultato valorizza le nostre ricerche su materiali e tecniche di stampa 3D dando loro un carattere inter e multidisciplinare”. 

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