Offese a Mattarella, indagato il professore Gervasoni. E la rete ripesca i suoi post controversi

marco gervasoni
Dopo l'indagine nei confronti del docente universitario, sui social tornano a rimbalzare le sue opinioni contro Schlein, Segre e migranti
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ROMA – Il professore universitario Marco Gervasoni torna al centro della bufera mediatica. La rivelazione che l’insegnante è tra gli undici indagati per le offese al presidente della Repubblica Sergio Mattarella fa riaffiorare post controversi pubblicati sui social dal docente di Storia contemporanea dell’Università del Molise. Dall’attacco a Elly Schlein per una copertina de L’Espresso (“Ma che è, n’omo?”) alle critiche a Ilaria Cucchi (“La Liliana Segre dei poveri”), fino alla presa di posizione nel settembre 2019 sul tema migranti: “La nave di Sea Watch va affondata, bum bum”. A cui era seguito il mancato rinnovo del contratto con l’Università Luiss, in cui insegnava a quei tempi.

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LA MINISTRA MESSA: “SOLLECITERÒ PROVVEDIMENTI DELL’UNIVERSITÀ”

Dopo che è emerso il nome di Gervasoni tra gli indagati per le offese a Mattarella, l’Università del Molise dove attualmente insegna si è dissociata con un comunicato dai post contro il presidente della Repubblica. E la ministra dell’Università Cristina Messa si è detta certa che l’ateneo “prenderà seri provvedimenti contro il professor Gervasoni e comunque li solleciterò a farlo”. Ma su Twitter c’è chi fa notare che l’Università del Molise non avrebbe dovuto offrirgli una cattedra conoscendo le sue opinioni e dopo il mancato rinnovo del contratto con la Luiss.

GLI ATTACCHI A MELONI: “INCOERENTE”

Molte le critiche anche contro Giorgia Meloni, che ha preso le difese di Gervasoni dichiarando: “Mi auguro ci siano ragioni solidissime per una retata con perquisizioni affidate ai Ros nei confronti di 11 persone tra cui giornalisti, professori e professionisti accusati di una ‘rete sovranista’ su internet e forse di ‘vilipendio al presidente della Repubblica’. Attendiamo di conoscere le gravissime accuse alla base di questa azione giudiziaria, in mancanza delle quali ci troveremmo davanti a un episodio che ricorda sinistramente i peggiori regimi autoritari“.

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