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I Plastic Filter di Instagram hanno invaso il web. L’allarme dello psichiatra

Cresce a dismisura l'allarme che connette questa deriva estetica alla salute mentale, e sono sempre di più gli psichiatri e gli psicologi che cominciano ad additare i filtri come negativi per i giovani
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di Camilla Folena

ROMA – Lentiggini, labbra voluminose e pronunciate come dopo un’iniezione da botulino, zigomi alti e scolpiti come dopo una chirurgia estetica, o addirittura viso lucido che ricorda quello di un alieno, o segnato dai tracciati che servono ai chirurghi per operare. Non è fantasia ma realtà. Sono i Plastic Filter di Instagram, che da qualche mese hanno invaso il web provocando un boom di volti ‘deformati’ dalla chirurgia, che rimbalzano senza sosta alcuna sul social più utilizzato dai giovani dopo Youtube. 

Può sembrare un gioco ma invece non lo è, anzi. Cresce a dismisura l’allarme che connette questa deriva estetica alla salute mentale, e sono sempre di più gli psichiatri e gli psicologi che cominciano ad additare i filtri come negativi per i giovani, tanto che Instagram sta decidendo di rimuoverne diversi. Il mondo accademico, infatti, suggerisce che i plastic filter “possono provocare negli individui sentimenti negativi verso il loro aspetto”, si legge su BBC News. 

“Il più attuale e importante problema che stiamo sperimentando nella società è il passaggio dall’etica all’estetica. Il criterio di accettazione, infatti, è ormai quello estetico e questo produce stigmatizzazioni di tutti i tipi”. A riflettere con l’agenzia Dire è Paolo Girardi, ordinario di Psichiatria all’Università La Sapienza di Roma, che aggiunge: “Non si parla più soltanto di stigma, ma anche di autostigma. Io rifiuto me stesso in quanto non sono simile a…”. Questo è parte di un meccanismo che innescano anche le nuove tecnologie. 



Lo psichiatra puntualizza che il danno maggiore è quello per cui “i ragazzi lavorano soprattutto di fantasia e non di realtà. Tendenze come queste possono essere correlate a un disturbo psichiatrico che viene definito ‘dismorfofobia‘”. Il vedersi “non bello, mostruoso, deforme, anche se non è così- continua- Si tratta di una fantasia persecutoria psicopatologica che può trovare compensazione nel fatto che uno si trasforma”, che sia con la chirurgia estetica vera e propria o con i filtri sul web. Così, il volto diventa vittima di un paradosso per cui la soluzione che troviamo, ovviamente, non sarà mai soddisfacente. Non c’è un’accettazione del Sè” e questa tendenza si aggrava “nel paragone con gli altri. L’erba del vicino è sempre più verde, alta e rigogliosa- osserva lo psichiatra- e ciò può spingere verso un miglioramento ossessionante e ossessivo della propria perfezione“.

Ogni volta che “nasce uno strumento culturale questo, per forza di cose, modifica la vita. È successo quando abbiamo scoperto la ruota, quando abbiamo dato fuoco a un albero e abbiamo capito che poteva esserci utile. Quando abbiamo differenziato i sessi”. Le trasformazioni tecnologiche, dunque, “non sono per forza negative ma spesso evidenziano aspetti critici sui quali dobbiamo porci delle domande”, ricorda Girardi. E i plastic filter “dubito possano essere utilizzati in una modalità positiva, perchè sfruttano eccessivamente la fantasia, la chiusura delle persone che li utilizzano” che si rifuggiano in una non-realtà “e si relazionano con gli altri soltanto attraverso un’immagine costruita di loro stessi. Solo tramite telefono o social network, finendo per non avere più una reale identità”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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