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Caporalato a Foggia, 16 indagati: tra loro anche la moglie del prefetto Di Bari

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Due, un gambiano e un senegalese, sono finiti in carcere, tre agli arresti domiciliari e 11 (tra cui la moglie del prefetto) sottoposti all'obbligo di firma
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BARI – C’è anche la moglie di Michele Di Bari, 62 anni di Mattinata (Foggia) direttore del dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione, tra le 16 persone indagate dalla procura foggiana per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro nell’ambito di una inchiesta condotta in mattinata dai carabinieri. Degli indagati, due – un gambiano e un senegalese – sono finiti in carcere, tre agli arresti domiciliari e 11 (tra cui la moglie del prefetto) sottoposti all’obbligo di firma. Sono una decina le imprese agricole sottoposte a controllo giudiziario. Le indagini sono riferite al periodo compreso tra luglio e ottobre dell’anno scorso quando alcuni imprenditori agricoli si sarebbero rivolti a un cittadino straniero – il presunto caporale – per reclutare manodopera da impiegare nei campi del Foggiano. 

BRACCIANTI PAGAVANO PER TRASPORTO E INTERMEDIAZIONE

Lavoravano anche 13 ore al giorno, piegati sui campi di pomodoro del Foggiano e guadagnando cinque euro per ogni cassa riempita. Importo che dovevano versare a un uomo di 33 anni del Gambia per il trasporto e per l’attività di intermediazione. Era il 33enne ad annotare su un quaderno le quantità di prodotto raccolto da ogni bracciante. Ed era sempre lui a riportarli su mezzi precari e di fortuna, nell’accampamento di Borgo Mezzanone in cui vivono accampate tra sporcizia e illegalità, almeno duemila persone. È quanto emerge dall’inchiesta condotta dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Manfredonia e da colleghi del nucleo ispettorato del lavoro di Foggia, coordinata dalla procura foggiana.

L’inchiesta è il proseguo dell’operazione “Principi e Caporali” che nell’aprile scorso ha portato all’arresto di 10 persone e al controllo giudiziario di alcune aziende agricole. Controllando le campagne di Manfredonia (Foggia) riconducibili a una azienda agricola di Trinitapoli (Barletta – Andria – Trani) i militari si sono imbattuti nei braccianti stranieri impiegati senza rispetto dei contratti di lavoro, delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro e in condizioni igienico – sanitarie precarie. Gli agricoltori avevano consegnato i loro documenti al presunto caporale che – a loro dire – si sarebbe occupato dei contratti e degli stipendi. Con lui un 32enne senegalese che avrebbe fatto da anello di congiunzione tra le imprese agricole del territorio, una decina, e i braccianti. Sarebbe stato lui a fornire ai lavoratori “specifiche sulle modalità di comportamento in caso di accesso ispettivo da parte dei carabinieri”.

Per gli investigatori, i due cittadini stranieri e le aziende avrebbero creato “un apparato quasi perfetto”, che andava dall’individuazione della forza lavoro necessaria per la lavorazione dei campi, al reclutamento fino al pagamento, risultato “palesemente difforme rispetto alla retribuzione stabilita dal Ccnl, nonché dalla tabella paga per gli operai agricoli a tempo determinato della provincia di Foggia”.

Le buste paga, infatti, sono risultate false perché contenenti un numero di giornate lavorative inferiori a quelle realmente svolte dai lavoratori e prive di riposi e ferie. I lavoratori inoltre, non sarebbero stati sottoposti alla prevista visita medica. Il volume d’affari annuo delle dieci aziende sottoposte a controllo giudiziario ammonta a cinque milioni di euro.

DI BARI SI DIMETTE, LAFORGIA (LEU): “LAMORGESE RIFERISCA IN PARLAMENTO

“L’inchiesta per caporalato della procura di Foggia ha portato alla luce una dimensione sommersa e inquietante e ha coinvolto, tra gli altri, la moglie del Capo Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno, Michele di Bari, che si è dimesso dal suo incarico. Rispetteremo come sempre lo svolgimento delle indagini e il lavoro dei magistrati, nel frattempo però ci aspettiamo che la Ministra dell’Interno venga in Aula a riferire sulla vicenda e su quale sia lo stato delle direttive sul contrasto al caporalato, che da anni infesta in particolare le regioni del sud Italia, creando sacche di sospensione dei diritti, violenza e sfruttamento”. Lo dice il Senatore di Leu Francesco Laforgia.

BRESCIA: “CON DIMISSIONI DI BARI NESSUNA OMBRA SU ISTITUZIONI

Sull’azione delle istituzioni non può esserci nessuna ombra. È per questo che apprezziamo la scelta del capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno, prefetto Michele Di Bari, di dimettersi a seguito dell’inchiesta giudiziaria che coinvolge la sua consorte. Confidiamo nel rapido lavoro della magistratura e invitiamo i partiti ad evitare strumentalizzazioni politiche” così Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera e deputato del Movimento 5 Stelle.

LEGA: “MAGISTRATURA INDAGA SU FATTI CON LAMORGESE A VIMINALE

“Il prefetto Di Bari, non indagato, nominato capo del Dipartimento Immigrazione nel maggio 2019, si è dimesso oggi dopo la notizia dell’indagine a carico della moglie per caporalato. Come chiarito da notizie di stampa, l’azione della magistratura ha interessato attività comprese tra luglio e ottobre 2020, quando al Viminale c’era Luciana Lamorgese”. Lo sottolineano fonti della Lega. “L’attuale ministro ha promesso particolare impegno contro il caporalato: la Lega si aspetta che riferisca in Parlamento proprio sull’emergenza immigrazione clandestina (visto il ruolo del prefetto dimissionario Di Bari), fenomeno che è strettamente connesso allo sfruttamento del lavoro”, proseguono le stesse fonti. “Nel 2021, sono stati registrati 63.062 sbarchi. Nello stesso periodo, nel 2020 erano stati 32.919 e nel 2019 11.097”, concludono dalla Lega, e in tutto ciò “Matteo Salvini non ha commentato la vicenda giudiziaria”

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