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Ausl Parma, nonostante l’efficienza i disturbi di Salute mentale dei minori aumentano

Lo psicologo: "Dovremmo chiederci se non sia la società che stiamo costruendo e portando avanti a produrre delle reazioni nei bambini"
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Federico Bianchi di Castelbianco (psicoterapeuta dell’età evolutiva): È d’obbligo una riflessione. E’ una situazione sociale e non virale

A Parma si è svolta la rassegna annuale sulla salute mentale. “Un lavoro estremamente utile e interessante che consente di vedere e conoscere in una città particolarmente progredita, e con un servizio sanitario efficiente, cosa accade nella popolazione. I dati emersi dal lavoro sono abbastanza preoccupanti perché, parlando dell’età evolutiva, è stato registrato un aumento di circa 400 unità l’anno rispetto ad una densità demografica costante: nel 2012 erano 4.200 i bambini seguiti, nel 2015 sono diventati 5.400. Ci sono degli aspetti però che meritano una maggiore attenzione, poiché se è comprensibile che le difficoltà dei minori dai 6 ai 10 anni emergano più facilmente con l’ingresso a scuola, non è altrettanto scontato che un aumento egualmente significativo di disturbi si sia manifestato nei bambini dai 3 ai 5 anni”. E’ questo l’interrogativo che si pone Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva, commentando i dati divulgati dell’Ausl di Parma.

“Le difficoltà sono riscontrate più nei maschi che nelle femmine- continua lo psicoterapeuta- e fanno riferimento principalmente a due tipologie di disturbi della condotta: quelli inseriti nei disturbi ipercinetici e quelli afferenti alla sfera emozionale. In aggiunta sono aumentati anche i disturbi dell’apprendimento e del linguaggio. Questo riscontro di minori con difficoltà crescente nel tempo, in un contesto come quello di Parma dove c’è una reale attenzione e un forte accudimento verso l’infanzia, deve farci riflettere sull’idoneità delle valutazioni che gli adulti fanno rispetto alle situazioni dei bambini”. Per esempio, “se avessimo un aumento dei disturbi dell’udito potremmo risalire alla meningite come causa, o ad altro ancora, per giustificare l’aumento dei bambini con perdita uditiva. Invece in questo caso riscontriamo una tipologia di disturbi, come quelli del comportamento e delle prestazioni, dove non c’è una causa biologica o sensoriale, eppure l’aumento è costante. I bambini per motivazioni diverse stanno male e noi abbiamo scelto di diagnosticarli e aiutarli come si fa in America: negli Stati Uniti non esiste il sistema sanitario e per essere coperti dalle assicurazioni occorre avere una diagnosi. Nel nostro contesto, seppur diverso, stiamo andando avanti allo stesso modo: più diagnosi ci sono e più bambini vengono aiutati, ma non è certo che presentino realmente quel problema, specie se si tratti di disturbi del comportamento. Dovremmo chiederci se non sia la società che stiamo costruendo e portando avanti a produrre delle reazioni nei bambini che si manifestano poi in disturbi del linguaggio, dell’apprendimento e del comportamento. Questa dovrebbe essere una delle riflessioni principali- conclude Castelbianco- perché non è possibile pensare che vi sia una forma contagiosa di trasmissione dei disturbi dell’apprendimento e del comportamento”.

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