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Diritti, Unfpa: “Entro il 2030 ci saranno 68 milioni di donne con mutilazioni genitali”

ROMA – Sono almeno 200 milioni le donne e le ragazze che vivono oggi in 30 Paesi del mondo e sono sottoposte a mutilazioni genitali femminili (Mgf), di cui circa 44 milioni bambine e adolescenti con meno di 14 anni. Se non aumenterà l’impegno per porre fine a questa pratica entro il 2030 se ne conteranno 68 milioni, oltre ad almeno 150 milioni di spose bambine. È un campanello d’allarme quello che, nel 25ennale della Conferenza del Cairo su popolazione e sviluppo, l’Unfpa-Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione suona con il rapporto annuale sullo stato della popolazione nel mondo ‘Questioni in sospeso. Diritti e libertà di scelta per tutte le persone’, presentato oggi in 100 città, da Stoccolma a Città del Messico, da Berlino a New York, a Roma, dove il documento è stato illustrato all’università La Sapienza da un tavolo tutto al femminile, alla presenza della viceministra agli Affari Esteri e Cooperazione internazionale Emanuela Del Re.

In base ai dati analizzati dal rapporto, circa 200 milioni di donne non possono ancora fare una scelta su come, con chi e quando avere dei figli e circa 800 madri ogni giorno perdono la vita nel corso del parto o per cause collegate al parto.

“Tanto è stato fatto dal 1969, anno di fondazione dell’Unfpa, ad oggi- sottolinea in apertura Mariarosa Cutillo, chief of strategic partnerships Unfpa- Ma tanto resta ancora da fare se vogliamo raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile”. In particolare, rispetto ai temi dell’accesso universale delle donne alla pianificazione familiare e ai diritti sessuali e riproduttivi; dell’azzeramento della mortalità materna per cause collegate al parto; dell’eliminazione della violenza di genere, a partire dalle pratiche collegate, come le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni precoci.

Fondamentale per rinnovare gli impegni presi al Cairo nel ’94 sarà quindi la Conferenza che si svolgerà a Nairobi dal 12 al 14 novembre 2019, dove “richiameremo di nuovo l’attenzione della comunità internazionale su questi temi”, che sono, chiarisce Cutillo alla Dire, “responsabilità non solo degli Stati, ma anche degli stakeholders che attraverso le partnership possono fare in modo di attivare gli impegni che permetteranno di raggiungere questi obiettivi entro il 2030”, dalle università alle istituzioni scientifiche.

Per questo “Nairobi è un treno da non perdere- avverte Cutillo- perché è lì che “si stabilirà quell’agenda”, da cui “non si deve restare fuori”. Le sfide per il raggiungimento dell’autodeterminazione femminile nel mondo sono ancora aperte, in base ai dati illustrati dal rapporto, che raccoglie anche sei storie di donne di luoghi diversi del mondo, dall’India all’Uganda, al Guatemala per raccontare cosa è accaduto ai loro diritti, in particolare a quelli sessuali e riproduttivi.

E tra le 176 pagine spiccano i volti dei ‘Champion of change’, i ‘Campioni del cambiamento’: Lilianne Ploumen, Sivananthi Thanenthiran, Lebogang Motsumi, solo per citarne alcuni. Al fianco di Unfpa, anche quest’anno, c’è Aidos-Associazione italiana donne per lo sviluppo, che “da sempre promuove e sviluppa progetti di cooperazione in Italia e nel mondo su diritti sessuali e riproduttivi di donne e ragazze”, spiega alla Dire Maria Grazia Panunzi, presidente dell’associazione che alla fine del 2019 presenterà un rapporto sulle disparità tra le varie regioni italiane rispetto al tema dell’accesso alla contraccezione.

“È una ricerca nata da un’esperienza europea- segnala Panunzi- Ci siamo rese conto che in Italia ci sono regioni in cui i metodi contraccettivi sono gratuiti, mentre altre non seguono queste politiche. Lì si dovrebbe fare un lavoro di advocacy sulle istituzioni per andare a colmare le lacune che sicuramente saranno evidenziate dalla nostra analisi, perché sappiamo che il sistema dei consultori in Italia è stato fortemente depotenziato e la mancanza di questi presidi crea grosse sacche di ignoranza rispetto alla salute sessuale e riproduttiva”.

Per questo, insiste Panunzi, occorre fare di più anche nel nostro Paese, a partire dalle scuole, dove “c’è una forte richiesta di educazione sessuale e ai sentimenti”, tenendo presente che con l’Agenda 2030 “per la prima volta l’Occidente si è messo in discussione, ribadendo che anche nei Paesi del Nord i 17 obiettivi vanno perseguiti” perché non completamente raggiunti.

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10 Aprile 2019
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