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Biodiversità a rischio, in Emilia-Romagna un team di esperti per monitorarla

Una indagine condotta da una ventina di esperti proverà a valutare lo stato di flora e fauna in regione

Pubblicato:09-08-2022 13:23
Ultimo aggiornamento:09-08-2022 14:20
Canale: Ambiente
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BOLOGNA – Un check up per valutare lo stato di salute della biodiversità in Emilia-Romagna: flora, fauna, ambienti naturali, sempre più a rischio a causa dei cambiamenti climatici. È una indagine sul campo quella prevista dal progetto Combi, ovvero Conoscere e monitorare la biodiversità in Emilia-Romagna, promosso e coordinato dalla Regione. L’indagine vedrà all’opera già dal prossimo mese di settembre una squadra di una ventina tra biologi e naturalisti che attrezzati di binocoli, cannocchiali, macchine fotografiche, localizzatori Gps, bat detector (uno speciale strumento per individuare i pipistrelli), scandaglieranno tutto il territorio regionale, con una particolare attenzione per il sistema delle aree protette e per la rete dei Siti Natura 2000. Con un obiettivo: arrivare alla stesura di un nuovo rapporto sullo stato della biodiversità in Emilia-Romagna, fa sapere la Regione, che aggiornerà e implementerà una precedente analisi realizzata tra il 2010 e il 2014.

“FOCUS” SU 652 SPECIE TUTELATE

L’indagine prenderà in esame le specie animali e vegetali di interesse conservazionistico -e dunque tutelate a livello europeo, nazionale e regionale- presenti in Emilia-Romagna: flora, invertebrati, pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi per un totale di 652 specie. In un territorio, quale quello emiliano-romagnolo, che per la sua particolare posizione geografica, rappresenta da sempre uno snodo strategico a livello europeo. Con oltre 2.700 specie diverse di piante, oltre 350 di animali e una grande varietà di habitat tra zone umide, ambienti costieri, montani e collinari.

UN PROGETTO DA 530.000 EURO

Il progetto Combi è realizzato in collaborazione con l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), le Università di Bologna, Parma, Ferrara e dell’Insubria e il Museo civico di storia naturale del Comune di Ferrara. Ed è sostenuto da un finanziamento di 530.000 euro del programma regionale di sviluppo rurale, a cui si aggiunge la compartecipazione della Regione e degli altri enti coinvolti. La conclusione è prevista a giugno 2024 con un convegno e la divulgazione dei risultati.

BIOLOGI E NATURALISTI LAVORERANNO PER DUE ANNI

Nel quasi due anni di indagine verranno anche monitorate le principali pressioni e minacce alla biodiversità, tra cui anche la presenza di specie non autoctone, in particolare quelle esotiche invasiv, che sempre più spesso possono mettere a rischio quelle locali. L’indagine sarà realizzata attraverso campagne di rilevamento sul campo, ma partirà da un’analisi delle conoscenze pregresse, “realizzata sulla base delle banche dati regionali esistenti e delle informazioni già in possesso delle istituzioni scientifiche partner del progetto”. Il progetto, fa sapere ancora la Regione, “punta a gettare le basi di un piano di monitoraggio a lungo termine, in grado di dialogare con quello previsto a livello nazionale”.

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