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Un board di esperti presenta consensus di chirurgia toracica

Presentata nel corso del convegno 'Unmet needs in chirurgia toracica' promosso dall'Osservatorio sanità e salute
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ROMA – Una consensus contenente 16 temi relativi alle emorragie e alle perdite aeree in chirurgia toracica è stata realizzata da un board di esperti e presentata oggi nel corso del convegno ‘Unmet needs in chirurgia toracica’ promosso dall’Osservatorio sanità e salute e coordinato da Roberto Crisci, professore ordinario di Chirurgia toracica dell’Università dell’Aquila. A illustrare la metodologia utilizzata per realizzare la consensus sono stati Maura Ilardi, responsabile della Boto srl, e Giuseppe Cardillo, direttore dell’unità operativa di Chirurgia toracica dell’ospedale San Camillo di Roma.

“La consensus è stata suddivisa in quattro macro aree- ha spiegato Cardillo- problematiche maggiori in chirurgia toracica e soluzioni tecniche (items 1-4), criteri di scelta degli emostatici locali e dei sigillanti e loro impiego (items 5-9), rischi e benefici dell’impiego di emostatici locali e sigillanti (items 10-12) e conseguenze cliniche e impatto amministrativo delle emorragie e delle perdite aeree (items 13-16). I risultati della Consensus sono stati somministrati a 46 centri esterni che hanno espresso il proprio livello di accordo o disaccordo alle risposte di ciascun quesito e- ha annunciato Cardillo- saranno presentati in occasione del 37esimo congresso della Società italiana di chirurgia toracica, in programma il 30 settembre e 1-2 ottobre prossimi all’Aquila”.

“L’obiettivo di questo studio- ha spiegato Mario Nosotti, direttore dell’unità operativa di Chirurgia toracica e dei trapianti di polmone del Policlinico di Milano- era individuare i problemi irrisolti nel nostro settore e diffonderne consapevolezza nella categoria, trovando soluzioni condivise”. Uno dei problemi più cogenti, ha sottolineato Nosotti, è quello dei costi indiretti e intangibili delle perdite aeree: “Quello che non riusciamo a far passare ai nostri amministratori- ha spiegato- è che il post operatorio con perdite aeree non ha solo un costo diretto, ma anche indiretto in termini di qualità di vita e produttività dei pazienti dimessi con valvola. È anche per questo- ha concluso- che le perdite aeree vanno limitate e prevenute il più possibile”.

PETROSILLO (CAMPUS BIOMEDICO ROMA): “INFEZIONI PER 6% PAZIENTI OSPEDALI”

“Quello delle infezioni associate all’assistenza medica è un problema globale che coinvolge tutta Europa. Complessivamente, secondi dati relativi al biennio 2011-2012, il 6% dei pazienti ricoverati in ospedale contrae un’infezione. Le infezioni ospedaliere più diffuse sono quelle chirurgiche (19,6%), seguite da quelle del tratto respiratorio (19,4%) e del tratto urinario (19%)”. A scattare la fotografia, in numeri, del fenomeno delle infezioni legate all’assistenza medica e, in particolare, di quelle ospedaliere, è Nicola Petrosillo, dell’ospedale universitario Campus Biomedico di Roma, intervenuto al convegno ‘Unmet needs in chirurgia toracica’ promosso dall’Osservatorio sanità e salute. “Dal punto di vista epidemiologico, sulla popolazione di pazienti sottoposti a intervento chirurgico, tra il 2 e il 5% contrae una infezione del sito chirurgico, il 3% muore nella maggior parte dei casi (77%) proprio a causa delle infezioni del sito chirurgico. Queste ultime, inoltre- ha chiarito Petrosillo- possono causare disabilità prolungate o addirittura permanenti. I pazienti con infezioni del sito chirurgico hanno probabilità 5 volte superiori di essere ricoverati di nuovo, il doppio delle probabilità di morire e di essere ricoverati in terapia intensiva”.In tema di infezioni, Matteo Moro, responsabile del Controllo infezioni presso la direzione sanitaria dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano, ha elencato i cinque costi, diretti e indiretti, che esse provocano. “I primi costi sono quelli intangibili, rappresentati dalla sofferenza dei pazienti. Ci sono poi i costi indiretti, legati alla mortalità, al reddito mancato dei pazienti e dei loro familiari (costretti all’assistenza dei malati), costi che- ha constatato l’esperto- quasi mai vengono considerati in letteratura scientifica. Troviamo quindi i costi diretti ospedalieri legati all’aumento della degenza, alla somministrazione di terapie, al reintervento, ai dispositivi medici. Mediamente il ricovero per una complicanza infettiva seria costa circa il doppio rispetto a quello di un paziente che non sviluppa una complicanza infettiva. Costo non tanto a carico dell’ospedale ma del servizio sanitario regionale. Il quarto costo è quello dei sinistri medico-legali che rappresentano il 7% di tutti i costi dei sinistri. Il 40% dei costi dei sinistri medico-legali è legato alle infezione e il costo medio infezione post-chirurgica 103mila euro. Il quinto e ultimo costo è legato alle infezioni antibiotico resistenti che- ha concluso Moro- costituiscono motivo di attenzione per il futuro”.

BOLOGNA: “CON PANDEMIA FOCUS SU TECNOLOGIA E GESTIONE MALATI

“La pandemia ci ha fatto scoprire l’importanza dell’avanzamento tecnologico in termini di medicina e operatività all’interno delle sale operatorie. Un progresso che mi auguro porteremo ancora avanti. Il Covid, inoltre, ci ha fatto scoprire l’importanza della gestione dei malati”, ha sottolineato Fabiola Bologna, membro della XII commissione permanente Affari sociali della Camera dei deputati.

L’attenzione al managment dei pazienti ha portato anche all’introduzione, nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), “di risorse dedicate- ricorda Bologna- Una importante opportunità che va investita bene. Dobbiamo ragionare sul futuro della nostra sanità che deve mettere intorno a un tavolo le istituzioni, i professionisti, i pazienti”. Riguardo al coinvolgimento dei pazienti nei processi decisionali relativi al sistema sanitario, la deputata di ‘Coraggio Italia’, sottolinea che “il linguaggio della scienza, e anche quello medico, non sono sempre facilmente comprensibili per i cittadini. Per questo- conclude- dobbiamo essere chiari e lineari nei messaggi che vogliamo dare e anche nel confronto tra noi”. 

DOCENTE BOCCONI: “C’È DISEQUAZIONE STRUTTURALE TRA BISOGNI E RISORSE

Esiste, nel nostro sistema sanitario e in quelli di molti altri Paesi, “una disequazione strutturale perché al crescere dei bisogni e della domanda, non crescono altrettanto le risorse. Queste ultime ci sono, diversamente da altri settori che hanno subito tagli e non crescono, ma sono inferiori ai bisogni e sono sempre meno se ripartite tra ciascun cittadino. Questo perché, negli ultimi sessant’anni, la popolazione è cresciuta in modo consistente e con essa sono aumentati i bisogni e la domanda di sanità. Tuttavia, ci si è resi conto che non era più possibile spendere come un tempo ed è qui che si crea la disequazione”. Il meccanismo di questo squilibrio all’interno dei sistemi sanitari è stato illustrato da Patrizio Armeni, professore associato di Practice of GHNP Division Sda presso la Bocconi School Management. “La politica dei tagli alla spesa sanitaria ha diversi motivi- ha spiegato il docente- la crescita vertiginosa della popolazione mondiale ma con un basso tasso di sostituzione per cui la popolazione invecchia, il cambiamento degli stili di vita. Questi ultimi due fattori hanno provocato un aumento dei bisogni e della domanda di salute in conseguenza dei quali c’è stata una forte spinta nel campo dell’innovazione tecnologica. Quest’ultima ha, a propria volta, portato un miglioramento degli esiti di salute. E questi ultimi hanno influenzato nuovamente i cambiamenti demografici, il progressivo invecchiamento della popolazione che viene curata. L’innovazione tecnologica- ha precisato Armeni- spiega il 73% dell’incremento in aspettativa di vita”.

Tornando al problema dei tagli alla spesa sanitari, il docente bocconiano ha precisato che “spesso negli ospedali chi tiene i cordoni della borsa non è un economista sanitario. E questo fa un’enorme differenza nel momento in cui bisogna decidere se essere efficienti o semplicemente risparmiare. Essere efficienti, infatti, significa fare la cosa giusta con il minimo delle risorse disponibili. Risparmiare vuol dire solo spendere il meno possibile senza pensare al risultato”. Oggi, la valutazione dell’opportunità di adottare o meno uno strumento o un dispositivo tecnologico in sanità coinvolge molti attori, che si aggiungono ai soggetti principali che sono i medici e i pazienti. “Ci sono- ha illustrato Armeni- i pagatori nazionali, quelli locali e regionali, gli enti regolatori e la società civile. Ogni attore si pone quesiti diversi rispetto all’opportunità dell’acquisto di uno strumento o un dispositivo tecnologico. Per medici e pazienti è importante se questo strumento funziona. Per i pagatori il punto è se l’investimento valga la pena. Per la società è importante che aiuti le persone a stare meglio e che i soldi pubblici vengano spesi bene. Per gli enti regolatori la domanda è se ci sono le condizioni per vendere e usare quel prodotto. Così, tutte le volte che spendo un euro in più nella cura o nella prevenzione, devo vedere quanto vale il beneficio che ne traggo e, anche se ci sono alcuni valori che non hanno una quantificazione in denaro alla partenza, stabilire un valore economico sotto il quale il beneficio non è sufficiente. Le conseguenze pratiche e manageriali di questo processo sono molteplici- ha chiarito in conclusione il docente universitario- misurare il valore, rendicontare il valore, produrre servizi, diminuire i costi e aumentare la qualità, rimborsare in base al valore”.

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