Nel Pd niente da occupare, servono 10, 100, 1000 Elly Schlein

Cosa rimane del Partito Democratico, se lo stato in cui versa fa "vergognare" anche il suo quasi ex segretario?
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ROMA – Elly Schlein meglio di altri può comprendere l’angoscia di tanti elettori. Non ne faccia una questione personale. Lei, 35enne amministratrice pubblica italiana, esponente politica progressista, da tanto impegnata nel rinnovamento della sinistra è in buona compagnia: da Aboubakar Soumahoro, il sindacalista attivo nella lotta al caporalato, ai tanti giovani amministratori, sindaci per passione e servizio civile, ma anche a parlamentari ed ex ministri meno logorati dal correntismo.

In tanti soffrono per lo stato di cose presente. Ma ancora pochi agiscono, nonostante la gravità della situazione. Perché qui non siamo negli States, dove il Leviatano è già salito sul trono ed è stato cacciato tra minacce e strepiti. Qui il peggio è tutto ancora da venire. E se c’è una Ocasio Cortez italiana – si perdoni la semplificazione – è venuto il momento che faccia un passo avanti.

Sono trascorsi otto anni, da quando proprio Schlein avviò la protesta contro il boicottaggio ai danni di Romano Prodi da parte dei 101 compagni di partito. Battaglia giusta, ma vana. Quei 101 hanno poi preso possesso del Pd. Lo hanno governato e molti hanno fatto anche in tempo ad uscirne, per fondarne un altro di partito. Di quell’Occupy Pd cos’è rimasto? E del partito cosa rimane, se lo stato in cui versa fa “vergognare” anche il suo quasi ex segretario? Il dubbio legittimo è che non ci sia nulla da occupare, ormai.

Fuor di metafora: su cosa il Pd ha prodotto negli ultimi tre anni di governo una sintesi coraggiosa, una proposta adeguata ai problemi che ci sono, una prospettiva, un passo verso le magnifiche e progressive sorti? Per lo più ha lavorato sempre di rincorsa riuscendo a piazzare qualche colpo di lima sul reddito di cittadinanza e di cesello sui decreti Salvini. Finendo, per giunta, nell’impiegare anche il tempo prezioso della lotta alla pandemia con le beghe infinite sulle postazioni. E’ anche una questione generazionale. Chiunque oggi salisse sul palco di un comizio, sarebbe tentato dal dire le parole che disse Nanni Moretti nel 2002. “Con questi dirigenti non vinceremo mai. Non parlano più alla testa, all’anima e al cuore delle persone”. E’ ora, dunque, di un vasto “rinnovamento”, parola insidiosa per l’essere usata miliardi di volte a significare il suo contrario: “restaurazione”. Elly Schlein ha promosso per le regionali del 2020 la lista “Emilia Coraggiosa”. Un anno dopo è tempo a Sinistra di un’Italia Coraggiosa

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