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Vaccini, Rimini multa i no vax anche dopo l’1 luglio. E scattano le ritorsioni

L'ordinanza che prevedeva le multe aveva come deadline l'1 luglio. È stata prorogata. Intanto, dalle famiglie no vax arrivano 'vendette', come la richiesta di avere tutti i certificati di agibilità della scuola

Pubblicato:08-05-2019 14:22
Ultimo aggiornamento:17-12-2020 14:26

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RIMINI – La provincia di Rimini è ancora sotto la media regionale per quanto riguarda la copertura vaccinale, anche se ha recuperato otto punti percentuali. Rispetto al 95,7% si ferma dunque al 92,5%: sul gap incide in particolare il distretto Sud, dato che quello Nord è in linea con la media regionale. “Siamo due punti sotto la media e l’obiettivo è raggiungerla“, spiega questa mattina in commissione l’assessore alla Scuola, Mattia Morolli, presentando l’integrazione al regolamento, approvata all’unanimità, per la definizione delle sanzioni per chi non rispetta gli obblighi, che si estendono oltre il primo luglio, dead line dell’ordinanza firmata dal sindaco Andrea Gnassi qualche giorno fa.

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Rimini, ricorda Morolli, era la seconda provincia in Italia, dopo Macerata, per scopertura vaccinale a fine 2016. Ora le cose vanno un po’ meglio. Infatti se tra gli zero e i sei anni erano 120 i casi di divieto di accesso nelle strutture educative, ora si è scesi a 10, per i quali scatta la multa di 50 euro per ogni giorno di frequenza. Certo gli irriducibili tra i no vax stanno protestando. Al Comune, spiega il dirigente competente, Massimo Stefanini, arrivano diverse comunicazioni di protesta.


Ritorsioni dai no vax, dal mail bombing alle diffide

Alcune famiglie assumono “un comportamento provocatorio“, come una signora venuta nel suo ufficio perché “ora mi state scocciando”. Un avvocato ha inviato una diffida di 12 pagine e c’è anche chi chiede, come “forma ritorsiva”, tutti i certificati per l’agibilità della struttura scolastica. Senza dimenticare il mail bombing con rimandi a siti di “grandi bufale mediche” o ad articoli di “personaggi messi al bando dalla comunità scientifica”, aggiunge l’assessore.

Nelle strutture 0-6 anni, che non sono scuola dell’obbligo, l’aspetto sanitario è antecedente a quello educativo, anche per tutelare quei bimbi impossibilitati a vaccinarsi per questioni mediche, argomenta Morolli. Per i quali è possibile al massimo la presenza di due per classe. L’obiettivo del regolamento, ribadisce, è tutelare i 23.000 studenti riminesi dagli 0 ai 18 anni.

E anche altri Comuni stanno adottando la stessa ordinanza con sanzione: Cesena l’ha già fatto e si sta muovendo in tal senso Ravenna. Anche per evitare il trauma ai più piccoli delle forze dell’ordine a scuola. Gli incontri con le famiglie sono stati centinaia, prosegue, e dall’Ausl c’è massima disponibilità al confronto e al chiarimento. E a chi sostiene che “il livello individuale vale più di quello collettivo”, l’amministrazione risponde che “in un sistema democratico è il contrario”.

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Nicola Marcello di Forza Italia trova “scandaloso” che “alcune forze politiche abbiano speculato” sul tema. In particolare “chi prima ha perorato i no vax e una volta al Governo li ha dimenticati”. L’azzurro chiede inoltre se i bimbi non in regola possano essere distribuiti a due a due nelle classi, come si fa per chi non può vaccinarsi per motivi di salute, “per evitare la multa e lasciare alla famiglia il tempo di capire”. Gioenzo Renzi di Fratelli d’Italia si informa se esistano delle statistiche sulle problematiche causate dalle vaccinazioni, mentre anche Gennaro Mauro del Movimento per la sovranità trova la delibera fatta un po’ ad hoc per 10 famiglie, anche se “ci sono situazioni di promiscuità che possono creare problemi”. Infatti “c’è un numero considerevole di bambini non vaccinati che non vanno a scuola”. Infine anche Davide Frisoni di Patto civico chiede conto di cosa succede per esempio nei centri estivi e come viene calcolata la sanzione.

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