VIDEO | Pietre d’inciampo a Napoli per le 9 vittime del nazifascismo

L'installazione delle Stolpersteine è stata avviata in Germania nel 1995 in memoria degli ebrei deportati verso i campi di lavoro e poi sterminati
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NAPOLI – Amedeo Procaccia, Iole Benedetti, Aldo Procaccia, Milena Modigliani, Paolo Procaccia, Loris Pacifici, Elda Procaccia, Luciana Pacifici, Sergio Oreste Molco. Le loro storie da oggi sono impresse sulle Stolpersteine, le pietre di inciampo in memoria dei martiri napoletani del nazi fascismo.

“Ovunque in Europa, nei luoghi dove le SS hanno distrutto vite e famiglie, oggi sono presenti queste pietre. Nel 2019 siamo arrivati ad installarne 75mila”, ha spiegato l’artista tedesco Gunther Demnig, oggi a Napoli in occasione dell’installazione delle pietre d’inciampo in piazza Bovio, davanti al civico 33.

Questa – ha detto l’assessora alla Cultura del Comune di Napoli Eleonora De Majo – era l’ultima loro abitazione, quella che scelsero come fanno tutte le famiglie normali. Da qui iniziò il percorso più duro della loro vita a seguito delle leggi razziali. Poi salirono sul treno che il portò ad Auschwitz e da lì non sono più tornati. Questa è una installazione che va esattamente nella direzione opposta rispetto ad una pratica, quella dei nazisti, di spersonalizzazione: le persone venivano spogliate della propria identità e gli veniva attribuito un numero. Il lavoro di Demnig vuole restituire non solo il nome e il cognome, la data di nascita e di assassinio nei campi di concentramento, ma anche la biografia di queste persone che trovarono la morte nei lager”.

L’installazione delle Stolpersteine è stata avviata in Germania nel 1995 con l’obiettivo di depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città, una memoria diffusa degli ebrei che furono deportati verso i campi di lavoro e prigionia e poi sterminati. Da allora le pietre di inciampo sono presenti in 26 Paesi.

“Le comunità ebraiche – ha detto Antonio Amoretti, presidente Anpi Napoli – hanno sempre avuto il nostro appoggio e la nostra solidarietà per far conoscere ai giovani cos’è stata la Shoah, affinché non si ripeta quello che è già successo. Finché avrò la forza continuerò ad andare nelle scuole per parlare di questo”. L’Anpi ha voluto anche lanciare un appello a “mettere da parte le divisioni”, commentando la scelta della comunità ebraica e di uno dei due proponenti dell’installazione, Nico Pirozzi, di disertare la presentazione proprio per la presenza dell’assessora De Majo, che hanno definito una “attivista anti Israele“.

“Dispiace che sia stata utilizzata un’occasione del genere – ha replicato De Majo – per fare polemica. Questo è il mese della memoria e credo che in questa occasione, soprattutto in questa fase storica, iniziative come queste vadano moltiplicate”. “Vogliamo conservare i nomi di chi ha vissuto qui prima della deportazione come le famiglie Procaccia-Pacifici-Molco. I numeri dell’eccidio sono conosciuti da tutti – ha spiegato Alfredo Cafasso Vitale, proponente dell’iniziativa – ma è importante lasciare un segno tangibile e visibile perché quello che è stato non sia mai più”.

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7 Gennaio 2020
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