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In Turchia “uccise tre attiviste curde”, regione in pericolo e assediata da esercito

ROMA - Tre attiviste curde sono state uccise dalle forze armate turche nella notte tra il 4 e
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ROMA – Tre attiviste curde sono state uccise dalle forze armate turche nella notte tra il 4 e il 5 gennaio scorso. A riferirlo in una nota e’ l’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia – Uiki onlus – il quale riferisce inoltre della grave situazione di pericolo che tre citta’ del Kurdistan turco, Cizre, Sur e Silopi, stanno vivendo da ormai 24 giorni ininterrottamente.
Oltre alle tre attiviste uccise, conosciute nella regione a maggioranza curda per il loro impegno per i diritti umani, civili e politici, sono state arrestate a Silopi oltre 57 persone, tra cui anche dei giornalisti.
Il tutto e’ avvenuto nel quartiere di Karsiyaka, posto nella notte “sotto il fuoco continuo di veicoli blindati”.

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La bandiera del Kurdistan

Il 14 dicembre l’esercito turco ha avviato un’intensa operazione repressiva contro le cellule del Pkk (il Partito dei lavoratori curdo, ritenuto fuori legge da Ankara), di cui solo il 18 dicembre sono stati eliminati 62 miliaziani, come riporta il britannico Guardian. In queste citta’ del sud-est, vige il coprifuoco e la popolazione civile “e’ stremata dall’impossibilita’ di uscire di casa e dall’assenza di forniture elettriche e idriche”. L’esercito “attacca le abitazioni di interi quartieri, impedendo alle ambulanze di soccorrere le persone ferite negli attacchi armati o dai cecchini dell’esercito”, come si legge ancora nel comunicato e come confermano anche i media internazionali.

Le attiviste erano Seve Demir, Pakize Nayir e Fatma Uya. La prima era membro del Partito democratico delle regioni (Dbp). A causa del suo attivismo, ha scontato 5 anni di prigione nel 2009 nell’ambito degli arresti del ‘Kjk’: dopo la vittoria del partito legale Dtp (Partito della societa’ democratica) infatti, che spazzo’ via la supremazia del governativo Akp (Giustizia e sviluppo), la polizia arresto’ quasi due mila civili con l’accusa di intrattenere rapporti col movimento del Kpp, ritenuto terrorista. Questa operazione – e il processo che ne e’ seguito a Diyarbakir – da alcuni e’ stata ritenuta un vero e proprio atto persecutorio e repressivo contro la popolazione curda.
Pakize Nayir era invece copresidente del Consiglio del popolo di Silopi, mentre infine Fatma Uya era attivista dell’organizzazione delle Donne libere (Koma Jinen Azad – Kja) sempre a Silopi.
L’Uiki denuncia inoltre l’intervento dell’esercito turco contro le unita’ di difesa curde dell’Ypg e dell’Ypj nel kurdistan iracheno e nella regione del Rojava, impegnate contro i miliziani dello Stato islamico (Isis). L’Uiki sollecita pertanto l’intervento del governo italiano affiche’ “chieda ufficialmente la cessazione immediata delle esecuzioni sommarie, delle torture e delle violenze commessi dal Governo turco nei confronti della popolazione curda e intervenga anche nelle sedi europee e internazionali”.

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