Morte cardiaca improvvisa, Inrc: “Gli screening vanno inseriti nei Lea”

"Colpiti mille under 35 ogni anno, ma se ne parla solo quando capita a qualche big"
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ROMA – Inserire nei Livelli essenziali di assistenza anche lo screening per prevenire la morte cardiaca improvvisa, che colpisce ogni anno circa mille persone sotto i 35 anni. A chiederlo è il presidente dell’Istituto nazionale per le Ricerche cardiovascolari (INRC), Francesco Fedele, anche direttore della Scuola di specializzazione in Cardiologia all’Università Sapienza di Roma. “Nel nostro Paese vengono effettuati tanti screening per le malattie oncologiche- ha detto il professor Fedele all’agenzia Dire- mentre la patologia cardiaca nel giovane è relativamente sottovalutata, fino a quando avviene il dramma della morte di un atleta conosciuto: a quel punto l’attenzione viene rivolta a quel tema e se ne parla per 10-15 giorni, ma poi tutto svanisce. Quindi accanto agli screening che giustamente si fanno per il tumore della mammella o della cervice, per esempio, chiediamo che venga inserito nei Lea anche quello per le patologie cardiovascolari. È importante che lo facciano tutti i giovani. Non deve esserci distinzione tra chi fa attività agonistica e non agonistica, l’importante è sapere se il giovane ha un cuore sano o meno. Tra l’altro, c’è la possibilità di fare uno screening con metodiche non invasive, che non comportano nessun danno per chi lo subisce”. Quello delle mille morti cardiache improvvise, secondo Fedele, è un dato “importante che va alla ribalta soltanto quando avviene la tragedia dello sportivo di alto livello- ha tenuto a ribadire- ma c’è anche il ragazzo che perde la vita sul campetto di scuola o della parrocchia”. 

libro_cardiozoomFedele a questi temi ha dedicato anche un libro intitolato ‘Cardiozoom sui giovani – Obiettivo sconfiggere la morte cardiaca improvvisa’: “Il libro è divulgativo- ha spiegato- è un manuale scritto in maniera semplice che può essere consultato dai giovani e dalle loro famiglie, per ricevere informazioni precise sul nostro apparato cardiovascolare e sulle abitudini di vita corrette, soprattutto in termini di alimentazione, abuso o uso di alcol, tabacco e droghe. Quello che ho voluto sottolineare è l’importanza dell’attività fisica come forma di prevenzione, ma in particolare modo delle modificazioni benefiche che lo sport ha sull’apparato cardiovascolare”.

Ma come si può prevenire esattamente la morte cardiaca improvvisa? “Esistono due modalità- ha risposto l’esperto alla Dire- una è la prevenzione primaria, quindi bisogna fare gli screening e cercare di intercettare il prima possibile le persone malate; la seconda è la prevenzione secondaria, quindi occorre diffondere la cultura della defibrillazione”. In questo senso è stato fondamentale nella “buona scuola” l’inserimento di “una norma che prevede l’insegnamento delle manovre di primo soccorso. Questo è un aspetto molto importante- ha fatto sapere il professor Fedele- perché in questo modo i giovani escono da scuola e sanno fare anche una rianimazione cardiopolmonare e sanno usare anche il defibrillatore, che adesso è completamente automatico”.

Ma il libro ‘Cardiozoom’ si è trasformato anche in un progetto che vede la collaborazione del ministero dell’Istruzione e del Coni. “Si tratta di un progetto che coinvolge diverse scuole secondarie di Roma e che ha l’obiettivo finale di raggiungere circa 1500 ragazzi dai 14 ai 18 anni- ha spiegato Fedele- Quello che facciamo, in sintesi, è portare questi ragazzi al CONI per sottoporli ad uno screening. Abbiamo cominciato ad accumulare anche dati che saranno diffusi il 23 aprile nel corso del Salone della Giustizia. Per ora abbiamo visto che in questo modo si riescono ad intercettare alcune patologie”. L’obiettivo, ha concluso infine Fedele, è “creare tra i ragazzi un patrimonio civico, perché se un domani dovessero ritrovarsi ad affrontare un’emergenza di arresta cardiaco, la sapranno risolvere”.

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6 Febbraio 2020
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