Terrorismo, marocchino espulso da Parma: voleva punire i miscredenti

Era un insospettabile. Ma sul web coltivava una rete di militanti salafiti
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AlfanoPARMA – Nell’ambito dell’attività di prevenzione del terrorismo islamico la Questura di Parma ha espulso ieri un marocchino di 34 anni, avendone accertato “con chiarezza, in modo incontrovertibile, l’elevata pericolosità”.

Il provvedimento disposto dagli uffici centrali del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del ministero degli Interni e condiviso con la Questura di Parma e i servizi di intelligence è scattato dopo una serie di indagini sul web dove la figura del marocchino si è distinta “per l’intensa attività e la partecipazione assidua ai social network, dove non esitava ad esprimere il proprio compiacimento e un convinto interesse per la Jihad ed una forte inclinazione verso il radicalismo islamico di orientamento salafita”.

L’uomo era regolarmente entrato in Italia in possesso di un visto per lavoro subordinato nel 2007, nell’ambito dei “flussi 2006”, ottenendo il suo primo permesso di soggiorno. Dall’ottobre 2008 abitava a Fidenza nella casa del fratello insieme alla moglie di questi, cittadina marocchina, ai loro tre figli minori, tutti cittadini italiani, e al padre, cittadino marocchino.

Il fratello nel 2013 è divenuto italiano e lo straniero aveva quindi otteneuto il titolo di soggiorno per motivi familiari in qualità di convivente fino al dicembre 2015. L’uomo risulta celibe. In prossimità della scadenza del proprio titolo di soggiorno, il cittadino oggi espulso ne aveva richiesto il rinnovo, ma l’istanza era stata trattenuta in istruttoria nell’ufficio Immigrazione della Questura ducale essendo nel frattempo iniziata un’approfondita e riservata indagine sull’immigrato.

Per gli investigatori infatti, “numerosissimi sono risultati i suoi contatti telematici che evidenziano legami strutturati con altri attivisti islamici radicali e sostenitori della Stato islamico, sempre attraverso il web dove navigava utilizzando uno pseudonimo o nome di battaglia”.

Le investigazioni, svolte per mesi, definiscono il soggetto “da un lato apparentemente insospettabile”, ma dall’altro hanno consentito “di accertare la potenziale pericolosità del medesimo per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato”. Dice ancora la Questura: “Dal comportamento particolarmente riservato e solitario, egli evitava di evidenziarsi ed attirare l’attenzione mentre tesseva e coltivava una rete di militanti salafiti con segnali di forte vocazione al combattimento per ‘una nuova vita’ guadagnata punendo i ‘miscredenti'”. Nell’insieme è emersa poi “un’ossessiva avversione nutrita dallo straniero verso i ‘miscredenti’ così come per i mussulmani che combattono la Jihad per i quali egli non immagina altro futuro se non quello della punizione inflitta da Allah per mano dei Mujahiddin”.

Su questa linea il marocchino allontanato “non vede, per i ‘veri combattenti’ altra via che quella di ‘raggiungere la vita attraverso la morte’, mentre a tutti i miscredenti non resterebbe che ‘raggiungere la morte dopo la vita’”. Da queste basi, ed altro ancora, “si evince, con chiarezza, in modo incontrovertibile, l’elevata pericolosità del marocchino” che ha portato il ministro dell’Interno ad emettere un decreto di espulsione. Il Questore di Parma ha dato corso al provvedimento nei confronti dell’uomo che, ieri pomeriggio, sotto scorta, è stato ricondotto in Marocco con volo dall’aeroporto di Bologna.

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