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Milone: “L’Italia del dopo virus non potrà fare a meno dei cattolici”

Lo scrive il giornalista e direttore di Rai Vaticano nel saggio appena pubblicato da Guida Editori dal titolo "Pandemia della Politica. I cattolici al tempo di Francesco"
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ROMA – “Lo slancio solidale dei cattolici, vissuto nei giorni difficili, potrebbe piu’ che mai ‘servire’ al Paese. E per i cattolici si aprira’ ancora una volta l’inderogabile quesito su come uscire dalla irrilevanza e marginalita’ politica “sporcandosi” le mani e dando risposte al Paese alla luce di una storia prestigiosa, di testimoni autorevoli, di impegno politico, inteso da sempre, come “alta forma di carita’”, come amava ripetere Paolo VI. Il dibattito e’ aperto da tempo. Sara’ oggetto di confronti ed iniziative, piu’ che mai, anche in relazione al varo della legge elettorale. Un dato appare certo. L’Italia del dopo virus non potra’ fare a meno dei cattolici“. E’ quanto scrive nel saggio appena pubblicato da Guida Editori dal titolo “Pandemia della Politica. I cattolici al tempo di Francesco“, il giornalista Massimo Enrico Milone, direttore di Rai Vaticano – la struttura della Rai che coordina l’informazione religiosa e i rapporti con la Santa Sede – per lunghi anni presidente dei giornalisti cattolici italiani e capo della redazione Rai della Campania, osservatore delle vicende politiche e sociali del Paese, con particolare riferimento al mondo cattolico. 

Nato come block notes nei giorni drammatici della pandemia, a cui sta seguendo la piu’ grande operazione di ricostruzione morale, sociale ed economica dal Dopoguerra, il saggio affronta tra l’altro, il nodo, attuale, della presenza organizzata dei cattolici in Italia, l’attualita’ della Dottrina sociale della Chiesa, il dibattito in corso tra le varie componenti del pensiero cattolico sull’impegno politico, le indicazioni del Magistero di Papa Francesco, il racconto della vitalita’ delle realta’ associative di ispirazione cristiana nella loro dimensione sociale, l’esigenza rispetto alla crisi dei partiti e alla credibilita’ della politica, del recupero della competenza e dello spirito di servizio in nome del “bene comune”. 

“L’urgenza dell’evangelizzazione del sociale e del conseguente impegno politico – si legge ancora – deriva dalla necessita’ di superare la frattura tra Vangelo e cultura, e di rendere effettivo l’impegno di amore verso il prossimo. Oggi questa visione e’ piu’ che mai drammatica ed attuale mentre dovremmo immaginare, e presto, nuove forme di lavoro, di trasporto, di consumo culturale, di apprendimento, di cura personale e sanitaria, di accoglienza. Con forme di governo che esaltino la prossimita’ ed il ravvicinamento della decisione politica alla vita dei cittadini. Quale ruolo dei cattolici in questo complesso scenario?”. 

Consapevoli che il cattolicesimo dell’Italia di oggi – si chiede Milone – e’ profondamente diverso da quello, ad esempio, dell’Italia di Sturzo ma che ha un tessuto ancora vivo e vitale dal quale e’ possibile attingere. Con un rischio. Il suo consumo meramente emotivo. Il paese ha bisogno di interventi concreti. La famiglia, i giovani, il lavoro, la questione ambientale, la sanita’, la scuola, l’universita’, la ricerca, la lotta alla corruzione. Cosa dicono i cattolici? Quelli che investono nel PD, erede di due grandi tradizioni culturali e politiche, quelli che hanno scelto il centrodestra e quelli che innalzano la bandiera della anticasta per rivoluzionare un sistema collassato da tempo?”. Per Milone “La grande crisi potra’ offrire anche una grande opportunita’. Quella di costruire un futuro migliore. Con le basi di una rivoluzione, tecnologica, economica e sociale tra le piu’ significative della storia umana. Serviranno, pero’, oltre che passione civile, valori etici e cambio di paradigma. Non bastera’ investire solo sulle garanzie statali o sulle sfide digitali. Ma sulla persona umana e sulle sue potenzialita’. E qui i cattolici impegnati oggi nella societa’ potrebbero dire qualcosa alla politica. Guardare al Cielo, lavorare per la Terra. Sara’ possibile?“.

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