Non solo disabili, la scuola si attrezza anche per i ‘geni’

Ci sono sempre stati studenti che hanno qualche marcia in più e adesso sono oggetto di attenzione legislativa, in una proposta presentata da alcuni deputati di Forza Italia
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ROMA – Nel linguaggio comune sono geni, genietti, a scuola li chiamano secchioni, i fissati anglofili li chiamano ‘nerd’, istituzioni e psicologi li classificano aggettivandoli con due sigle , gli ‘APC’ ovvero quelli con un ‘alto potenziale cognitivo’ e i ‘PD’, quelli con plusdotazione. I primi possiedono un indice di quoziente intellettivo superiore a 129; i secondi tra 120 e 129.
Ci sono sempre stati studenti che hanno qualche marcia in più, la novità è che vengono considerati, nel loro percorso scolastico, categorie un po’ speciali, al punto da essere inseriti nei programmi Bes (‘Bisogni educativi speciali’) e sono oggetto di attenzione legislativa, in una proposta presentata da alcuni deputati di Forza Italia, ora all’esame della commissione Cultura della Camera. 
“L’attenzione del sistema- si spiega nell’introduzione alla proposta di legge- è stata sempre rivolta a coloro che hanno meno potenzialità e che pertanto hanno bisogno di essere sostenuti e aiutati per cercare di essere al passo con gli altri, nella convinzione che chi, viceversa, ha ‘una marcia in più’ non abbia bisogno di alcuna attenzione”. 
Ma non è così, il mondo scientifico ha iniziato a interessarsi ai ‘superintelligenti’ verso la metà del 1800 cercando di trovare una metodologia adatta sia alla loro individuazione che alla previsione di percorsi specifici di apprendimento loro destinati. Sono molti i punti di vista, ma tutte le teorie sono giunte alle stesse conclusioni per quanto riguarda la rilevanza che ambiente familiare, culturale, scolastico, periodo storico e altre variabili connesse con l’ambito relazionale e sociale hanno sullo sviluppo di questo potenziale cognitivo e sull’eventualità che questo sviluppo avvenga in modo sereno e non sofferto.
Questi ragazzi sono particolarmente vulnerabili, prima di tutto dal punto di vista emotivo, e richiedono, di conseguenza, un cambiamento di approccio sia nell’ambito familiare che in quello scolastico, avvertono gli esperti.     
“Appare quindi di fondamentale importanza che la scuola sia messa in grado di intervenire adeguatamente già nei primi anni- sottolinea il legislatore- sia mediante un’appropriata formazione dei docenti e di tutti gli operatori del settore, sia mediante un’efficace flessibilità organizzativa”.     
Per questo la proposta di legge prevede “l’adozione di percorsi didattici adeguati e personalizzati, che tengano conto dei bisogni individuali, degli interessi e delle attitudini del singolo, per tutelarne l’equilibrio psico-fisico senza che venga compresso e mortificato l’alto potenziale cognitivo”.  Per raggiungere questi obiettivi è necessario avviare una proficua collaborazione tra scuola, famiglia e specialisti. E prevedere  specifici percorsi di formazione, mediante appositi esami universitari o la frequenza di corsi di specializzazione per i docenti e per il personale ATA che saranno poi individuati come referenti per questi studenti molto dotati.
Per il raggiungimento di tali obiettivi, l’articolo 1 della proposta di legge inserisce la PD e l’APC nella disciplina in materia di bisogni educativi speciali (BES) di cui alla direttiva del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 27 dicembre 2012. 
Per questi ragazzi ‘speciali’ saranno adottati percorsi didattici adeguati mediante piani didattici personalizzati. L’articolo 3 si sofferma sulla necessità della piena collaborazione e interazione con le famiglie e con gli specialisti dell’età evolutiva ai fini dell’individuazione dei soggetti con PD o APC. 
La scuola e lo psicologo scolastico, laddove presente, comunicano alla famiglia dei soggetti con presunta PD o APC l’opportunità di procedere a una specifica valutazione volta all’accertamento di tale potenziale.  La valutazione è effettuata da professionisti esperti dello sviluppo dell’età evolutiva quali neuropsichiatri infantili, psichiatri o psicologi che esercitano la loro professione con soggetti in età prescolare e scolare. La valutazione è effettuata presso le aziende sanitarie locali, in strutture convenzionate con il Servizio sanitario nazionale o in specifici centri che si occupano di PD e APC. 
E’ previsto poi che lo studente in possesso di certificazione di PD o APC può iscriversi a classi successive a quella per la quale si possiede il titolo di ammissione indipendentemente dall’età anagrafica. E, di conseguenza, possono accedere in anticipo ai corsi universitari. 
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4 Aprile 2019
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