‘Carciofi alla Giudia’, amore e conflitti nella Roma ebraica

ROMA  -  'Carciofi alla giudia' è un nuovo capitolo di
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ROMA  –  ‘Carciofi alla giudia’ è un nuovo capitolo di quel romanzo ebraico-familiare in salsa romanesca che ormai da quasi dieci anni appassiona un’ampia fetta di lettori, soprattutto coloro che hanno ancora negli occhi e nel cuore le avventure e gli amori raccontati da Alessandro Piperno nel suo primo libro ‘Con le peggiori intenzioni’.

 

Rispetto alle ossessioni e alla cifra intellettualistica di Piperno, di ieri e di oggi, Elisabetta Fiorito usa la chiave dell’ironia per raccontare la storia di una coppia mista dove lei, Rosamaria – drammaturga, laica ma di famiglia cattolica – aspetta un figlio da David, ebreo tripolino osservante. Sono i Cecchiarelli e i Fellus.

 

Il libro si apre nel bel mezzo del colloquio della protagonista con il rabbino: la brit milah (la circoncisione) è decisa, ma nonostante questo il bambino che Rosamaria porta in grembo “non sarà ebreo” perché “l’ebraismo si trasmette per via materna”. Questa è la Legge.

 

Da qui si snoda il racconto dei conflitti e delle contraddizioni tra la quotidianità ebraica e la nuova vita con il piccolo Arturo, fatta di rinunce e compromessi perché come dice Rosamaria “troppa religione fa male, qualunque essa sia”.

 

Il libro dà voce a tutto il microcosmo giudaico romanesco, ai suoi rituali, alle abitudini e ai luoghi che fanno di Roma la capitale europea con la Comunità ebraica più antica e affascinante. Quindi non può mancare la ‘piazza’ (via del Portico d’Ottavia al Ghetto) brulicante di umanità e dei dolci della pasticceria Boccione; la storia degli ebrei tripolini scappati dalla Libia nel ’67 e il confronto-scontro con un ebraismo più moderno, quello Reform che su conversioni e stile di vita è più permissivo di quello ortodosso. Eppoi la cucina tripolina, Israele, Pesach e le altre festività.

 

Rosamaria vive tra due fuochi: gli Shabbat e i pasti rigorosamente kasher con la famiglia del compagno e i pranzi domenicali molto romani preparati dalla madre.

 

Sullo sfondo le storie della protagonista e di David fin da quando erano compagni di scuola: dalle gite al Circeo al dramma della crisi economica che ha portato al fallimento il mobilificio della famiglia Cecchiarelli.

 

Il tema dell’identità ebraica, ostico ai più, emerge chiaramente dal personaggio di David: lui può anche non credere in dio, ma di sicuro è ebreo. Poi con l’arrivo di un bambino tutto cambia perché l’educazione e la religione prendono il sopravvento e diventa inconcepibile un figlio non circonciso, un “chiuso” o “ngarelle” per dirla in giudacio romanesco.

 

di Luca Monticelli, giornalista professionista
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Carciofi alla giudia. Mondadori. 18 euro, 276 pagine.

Elisabetta Fiorito, romana, è cronista parlamentare per Radio24-Il Sole 24 Ore. Ha condotto programmi radiofonici come «La Quota Rosa» e «Ma cos’è questa estate». E’ anche drammaturga e nel 2016 ha vinto il premio Fersen con La vita segreta del re dei cannoni, un ritratto di Friedrich Alfred Von Krupp.

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