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Processo strage 2 agosto, Bellini si sente male in aula

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L'avvocato dell'ex primula nera di Avanguardia nazionale: "Penso che abbia avuto un'ischemia cardiaca"
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BOLOGNA – Nuovo malore in aula per Paolo Bellini, a processo in Corte d’Assise a Bologna per concorso nella strage del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria del capoluogo emiliano. L’ex ‘primula nera’ di Avanguardia nazionale si era già sentito male durante una delle scorse udienze, ma mentre in quell’occasione si era ripreso ed era poi rientrato in aula, questa volta è stato portato in ospedale. Bellini, comunque, è rimasto sempre cosciente.

LEGALE BELLINI: “PENSO ABBIA AVUTO ISCHEMIA CARDIACA

“Bellini mi ha inviato l’Ecg (elettrocardiogramma, ndr) e penso che abbia avuto un’ischemia cardiaca. Ora andremo a vederlo per capire quanti giorni lo terranno in ospedale“, ha comunicato, in Corte d’Assise a Bologna, Antonio Capitella, uno dei legali di Bellini. L’ex ‘primula nera’ di Avanguardia nazionale, dunque, non sarebbe in pericolo di vita.

IL TESTE BARTOLI: “MI DISSERO CHE BELLINI PARTECIPÒ”

“Gianfranco Maggi mi disse di aver saputo da Guido Bellini, fratello di Paolo”, che quest’ultimo “aveva partecipato alla strage alla stazione di Bologna assieme a Luciano Ugoletti (un simpatizzante di destra, ndr), e che per questo ricevettero 100 milioni a testa”. Queste confidenze, che gli furono fatte nel 1983 da un compagno di cella e che poi lui trascrisse in un memoriale, sono state confermate oggi in Corte d’Assise a Bologna da Dino Bartoli, un ex criminale comune che è stato sentito come testimone nel processo sull’attentato del 2 agosto 1980 a carico di Bellini, Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia.

Nel marzo del 1983, spiegano i rappresentanti della Procura generale bolognese, Maggi, un altro criminale comune, aveva fatto delle dichiarazioni sulla strage al procuratore di Reggio Emilia, Elio Bevilacqua, ma siccome il magistrato non le ritenne esaustive decise di mettere Bartoli in cella con lui per provare a saperne di più. E in effetti Bartoli riuscì a farsi dire altro da Maggi, mettendolo poi nero su bianco e riferendolo il 20 aprile di quell’anno a Bevilacqua, e il giorno successivo all’Ufficio istruzione di Bologna. All’epoca queste rivelazioni non furono prese sul serio, trattandosi tra l’altro di informazioni di seconda mano, ma nell’ambito dell’inchiesta che ha portato al procedimento in corso a Bologna i pg le hanno ritenute meritevoli di un approfondimento. E oggi Bartoli ha confermato quanto scrisse allora, pur affermando di “avere qualche incertezza, ora, sulla veridicità di quelle informazioni, visto che dopo tanto tempo siamo ancora in alto mare con questo processo”.


Gli altri due testimoni sentiti oggi hanno invece contribuito a delineare la figura di Ugoletti, e in particolare i suoi movimenti nel periodo della strage. La prima ad essere sentita è stata la vedova, Cristina Borghini, che ha detto di non ricordare più con esattezza ciò che avvenne in quei giorni e ha sostanzialmente confermato quanto aveva messo a verbale negli anni ’80. Secondo la sua ricostruzione, lei e Ugoletti andarono in campeggio nell’ultima settimana di luglio del 1980, rientrando poi a Reggio Emilia l’1 agosto. Quando si lasciarono Ugoletti le avrebbe detto che forse sarebbe andato a Bologna, dove aveva una stanza da un’affittacamere, e i due si diedero appuntamento per la sera del 2 agosto.

Borghini raccontò poi che quando seppe dell’esplosione in stazione chiamò più volte l’affittacamere, che “in modo scortese” le disse ogni volta che Ugoletti non c’era e che il letto della sua stanza era intatto, anche se questo non significava necessariamente che non avesse dormito lì (due anni dopo, anzi, l’affittacamere disse che era stato nella sua pensione quel giorno). Borghini aggiunse poi che Ugoletti il 2 la chiamò e le disse di aver dormito dalla madre, aggiungendo che la sera andarono insieme dall’affittacamere bolognese, dove si fermarono. Diversa la versione fornita dall’ultimo teste, il criminale comune Sereno Vezzani, che aveva una relazione con Cristina Borghini prima che lei lo lasciasse per Ugoletti. Secondo lui, infatti, la donna trascorse con lui la notte tra l’1 e il 2 agosto e anche quasi tutta la giornata del 2, quando “andammo nel pomeriggio al lago di Garda e tornammo a Reggio la sera”. A quel punto, conclude, Borghini “partì, da sola, per Bologna”.

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