Libia, bombardato centro di detenzione migranti: almeno 35 morti

Il raid delle forze di Haftar a Tajoura, a est di Tripoli, dove risiedevano almeno 150 persone
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ROMA – Almeno 35 migranti sono morti, dopo che la notte scorsa il centro di detenzione in cui erano rinchiusi è stato colpito da due bombardamenti a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro.

Il dramma si è consumato a Tajoura, un quartiere a una ventina di chilometri a est della capitale, come hanno confermato fonti del Governo di Tripoli, puntando il dito contro le milizie del generale Khalifa Haftar. Quest’ultimo da aprile continua ad alimentare violenti scontri per conquistare Tripoli e rovesciare il Governo di Unità nazionale sostenuto dalle Nazioni Unite, con gravi rischi per la popolazione locale e soprattutti i migranti, impossibilitati a lasciare i centri di detenzione come quello di Tajoura. In totale si tratterebbe di poco più di 5.800 persone, stando a dati dell’Onu.

Laggiù, secondo il portavoce del Servizio di emergenza, Osama Ali, il bilancio dei morti “è solo provvisorio, e potrebbe essere destinato ad aumentare” nelle prossime ore. I soccorritori, ha spiegato Ali, hanno portato via i corpi di una quarantina di persone, ma il timore è che molti altri siano sotto le macerie. Altri 80 sarebbero quelli rimasti feriti. In totale a Tajoura erano rinchiuse 150 persone, in maggioranza originarie di Eritrea, Somalia e Sudan. Inoltre molte di queste – denunciano alcuni media internazionali – erano rinchiuse a causa dei rimpatri della Guardia costiera libica finanziata dall’Unione europea. Alcuni attendevano di conoscere il proprio destino anche da due anni.

La vicenda getta una nuova ombra sulle politiche migratorie degli Stati europei, a cui da tempo le organizzazioni umanitarie chiedono di portare via i migranti bloccati nei centri. “5.800 persone non è un numero enorme, è impossibile che i governi europei non riescano a trovare una soluzione”, aveva dichiarato Julien Raickman, responsabile di Medici senza frontiere, in una conferenza stampa a Roma il mese scorso.

Nel mirino delle critiche sono finite anche le agenzie delle Nazioni Unite per migranti e rifugiati, dopo che domenica scorsa giorni è circolata la notizia della morte di 20 migranti per fame, sete e malattie nel centro di detenzione di Zintan, nel nord. L’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr) si è giustificato spiegando che a causa del conflitto armato i propri operatori non possono più raggiungere liberamente questi luoghi. 

La notte scorsa, dopo il bombardamento di Tajoura, l’Unhcr in una nota ha condannatto l’attacco e sollecitato le parti in guerra a risparmiare i civili, i quali “non possono mai essere un obettivo”.

RAID SU CENTRO MIGRANTI, TRIPOLI ACCUSA: STRAGE VOLUTA

Un appello alla comunità internazionale affinché prenda posizione contro “crimini odiosi” e “attacchi premeditati” è stato rivolto oggi dal governo di Tripoli dopo i bombardamenti aerei che, alla periferia della capitale, hanno colpito un centro di detenzione per migranti.

Secondo responsabili dei servizi di soccorso, nei raid hanno perso la vita almeno 40 persone, perlopiù giunte in Libia da altri Paesi dell’Africa.

Proprio ieri responsabili dell’Esercito nazionale libico che fa capo al generale Khalifa Haftar avevano annunciato un intensificarsi dei bombardamenti contro le postazioni dell’esecutivo di Fayez Al-Serraj e delle forze tripoline.

I raid di questa notte hanno colpito nell’area di Tajoura, circa 20 chilometri a est della capitale.

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3 Luglio 2019
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