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Città metropolitane, a Napoli il convegno della Cgil sul ruolo delle grandi aree urbane

ROMA - E’ un quadro a tinte fosche quello sulle Città metropolitane disegnato oggi
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ROMA – E’ un quadro a tinte fosche quello sulle Città metropolitane disegnato oggi al convegno “Città metropolitane: da incompiute a risorse. Il ruolo delle grandi aree urbane nel futuro del Paese”, promosso dalla Camera del lavoro di Napoli. Insieme a ricercatori ed esponenti dell’Università, hanno preso parte al dibattito i segretari generali Cgil di Roma e Lazio, Milano, Napoli e Torino, rispettivamente Michele Azzola, Massimo Bonini, Walter Schiavella e Enrica Valfrè.

Da una parte c’è l’esperienza piemontese il cui segno per Valfrè non è positivo causa il disinteresse della sindaca Chiara Appendino e per il disegno “anomalo” della stessa Città metropolitana di Torino che “racchiude ben 316 comuni mentre in realtà la dimensione metropolitana sarebbe Torino più 12 o 14 comuni della prima cintura”. Si denuncia la difficoltà di gestione di un “territorio – spiega Valfrè – che ha subito e subisce ancora gli effetti della crisi. Negli ultimi 10 anni 47 multinazionali hanno lasciato il nostro territorio. Parliamo di un’area urbana con una fortissima disoccupazione giovanile con una città metropolitana che in questo momento non sviluppa tutte le potenzialità che potrebbe avere”.

Di “ente morto” con una riforma che lo ha visto nascere “incompleta” argomenta Bonini. “Si tratta – sostiene il segretario generale di Milano – di un ente che funziona malamente e che rischia di penalizzare i servizi da dare ai cittadini”. Non meno negativo il giudizio di Michele Azzola su Roma, una città che “ricopre troppi ruoli”: da quello di Roma Capitale a capitale del Paese, da città metropolitana a Comune “tra i più complessi dell’Italia”. Una città che, secondo il segretario di Roma e Lazio, meriterebbe altri titoli “come altrove in Europa. Città stato, città regione che abbia poteri per provare a gestire le complessità di una città che ospita tutti gli eventi che si svolgono nel Paese”.

Pur considerando “negative le esperienze riportate dai colleghi sindacalisti” secondo Schiavella Napoli è la città che ne esce peggio dove si misura “l’assenza del soggetto istituzionale rispetto ai ruoli che la legge istitutiva e i suoi compiti statutari gli imporrebbero”.

Da mettere in campo per i sindacalisti intervenuti c’è una maggiore collaborazione tra tutti gli attori istituzionali, sindacati compresi. “Diritti e eguaglianza – ha sottolineato Schiavella – nelle città presentano problematiche peculiari. Molto spesso, il livello di fruizione concreta di diritti sostanziali in tema di lavoro, istruzione, salute e mobilità traccia il vero confine delle diseguaglianze sociali quasi sempre sovrapponibili a quelle territoriali creando così dinamiche centro/periferia pericolosamente divaricanti. In materia di sviluppo se consideriamo il territorio nelle sue diverse accezioni come ambito fisico, sociale ed economico entro il quale definire politiche di crescita economica e sociale, anche i temi della crescita e della programmazione non possono prescindere dalle città, dalle loro contraddizioni e potenzialità se non altro per mero fatto statistico quantitativo, ma ancor più qualitativo”.

“Sul terreno della rappresentanza, i grandi contesti urbani pongono al sindacato sfide nuove ed antiche”, ha proseguito il segretario napoletano. Una sfida che non può riguardare “solo le strutture sindacali interessate ma chiama in causa tutta l’organizzazione, perché è li che si giocano le sfide più importanti. Le soluzioni vanno costruite insieme e senza preconcetti, ma negare l’esistenzadi una questione metropolitana nella articolazione delle nostre politiche rivendicative e nelle conseguenti scelte organizzative, sarebbe davvero un grave errore”.

Le Città Metropolitane per Dettori devono “dialogare fra di loro e possono essere un punto importante sulle politiche economiche, sulle politiche sociali, sulle politiche occupazionali, di grande rilancio di tutte le iniziative ma anche di stimolo per le politiche regionali. Gestite nella giusta maniera – ha aggiunto – le Città Metropolitane sono punto di sviluppo economico per tutto il Paese”. Importante per la segretaria nazionale Cgil “che i sindaci rilancino le politiche e rivendichino rispetto alle Regioni competenze e risorse, altrimenti resta una riforma istituzionale incompiuta. Le Città Metropolitane esistono già in Costituzione, quindi non è un’invenzione. Il problema – ha concluso – è come le fai funzionare e come le fai decollare senza creare gerarchie istituzionali, ma in una reciproca collaborazione con la Regione e con gli enti locali”.

Ad animare il dibattito un report sull’area metropolitana curato da Giovanni De Falco, dell’Ires Campania, una ricerca sullo sviluppo territoriale sostenibile illustrata da Elena Battaglini, ricercatrice della Fondazione Di Vittorio e l’intervento di Riccardo Realfonso, direttore della Scuola di Governo del territorio.

“Gli elementi esposti in questa circostanza – ha detto Relafonso nel suo intervento – servono a mettere in evidenza quali sono gli elementi fondamentali che trainano la crescita, lo sviluppo e l’occupazione all’interno delle Città metropolitane sia dal punto di vista dell’apparato produttivo che del contesto territoriale”. Diverse sono per il direttore della Scuola di Governo del territorio le condizioni delle nostre città metropolitane. In tutti i casi, comunque, “servirebbero politica e investimenti pubblici, politiche di sviluppo territoriale e politiche dell’occupazione molto incisive. Cose che difficilmente possono essere fatte in circostanza di austerità e quando mancano risorse, che difficilmente possono essere fatte quando manca il coordinamento dei diversi livello di governo e non c’è una visione condivisa. È come dire – ha concluso Realfonzo – che la ricerca vede problemi e soluzioni e la politica non c’è proprio”.

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