Sud Sudan, Fao: “E’ allarme carestia, a rischio 5 milioni di persone”

La guerra civile scoppiata in Sud Sudan nel
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La guerra civile scoppiata in Sud Sudan nel 2013 sta causando, oltre a gravi atrocita’ e crimini di guerra, anche una gravissima carenza di cibo. A rischio sono quasi cinque milioni di persone in tutto il paese. A dare in questi giorni l’allarme e’ la Fao, l’Organizzazione mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura, secondo la quale si sono raggiunti “livelli allarmanti di fame, malnutrizione insicurezza alimentare“. Questa situazione grava “nelle zone del Paese piu’ colpite dalla violenza”, e la situazione non migliorera’ nei prossimi mesi considerato che “i prodotti alimentari si esauriscono rapidamente”, come osserva ancora l’Agenzia Onu nel suo comunicato. Gli Stati piu’ toccati sono quello di Unity e quello di Upper Nile, ma la malnutrizione si sta diffondendo un po’ ovunque nel Paese. “L’insicurezza alimentare- prosegue la nota della Fao- tocca ormai zone considerate relativamente stabili, mettendo in evidenza l’impatto globale del conflitto in tutto il Paese. L’intensificazione dei combattimenti – nonostante il Presidente Salva Kiir e il suo rivale Riek Machar abbiano raggiunto un’intesa di pace nel 2015, ndr – mette la prossima stagione agricola a rischio e tutto cio’ potra’ avere un impatto negativo sulla sicurezza alimentare nell’insieme del Sud Sudan”.

A cio’ si aggiunge il fatto che i prezzi del cibo sono diventati esorbitanti a causa dell’enorme svalutazione della moneta locale, la sterlina sudanese, rispetto al dollaro. “La situazione nel Paese- ha dichiarato a Radio Vaticana padre Daniele Moschetti, superiore provinciale dei Comboniani del Sud Sudan – e’ ormai catastrofica, l’economia e’ al collasso totale in tutto il Paese. C’e’ in atto una svalutazione della sterlina rispetto al dollaro, che ora vale sei volte di piu’. Molte imprese hanno chiuso, molti investitori stranieri se ne sono andati. Tutto questo- ha aggiunto padre Moschetti- sta veramente creando una situazione difficilissima, e soprattutto in quelle zone in cui ci sono ancora scontri tra le due fazioni”. Il comboniano ha spiegato inoltre che l’accesso alle organizzazioni umanitarie in queste aree non e’ affatto semplice, per cui “fanno fatica a portare gli aiuti umanitari. Sono a rischio 4-5 milioni di persone e il numero sta crescendo in questo senso” ha avvertito in conclusione padre Moschetti.

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