Bologna, il Tar lancia l’allarme: “E’ sos organico, scoperto il 67% dei posti da magistrato”

ROMA - Una scopertura dell'organico dei magistrati del
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ROMA – Una scopertura dell’organico dei magistrati del 67%, con soli cinque giudici su una pianta organica che ne prevederebbe 11, e l’impossibilità, in una delle due sezioni, di formare il collegio giudicante (che deve essere composto da tre magistrati), a meno che non arrivi un giudice ‘in soccorso’ da altre sedi. È una fotografia impietosa quella scattata questa mattina a Bologna, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, dal presidente del Tar dell’Emilia-Romagna Giuseppe Di Nunzio.

I dati della sede bolognese del Tribunale amministrativo, sottolinea Di Nunzio nella sua relazione, sono ancora peggiori di quelli nazionali (in tutta Italia sono in servizio 259 magistrati su 373 previsti), e rappresentano “un caso unico, per quanto ne so, a livello nazionale”. Il problema, spiega il presidente del Tar, è che “la legge richiede almeno cinque magistrati per istituire una sezione: se ce ne sono solo tre si riesce comunque a lavorare, sia pure a ritmi ridotti, ma se una sezione ha solo due magistrati, e non riesce a formare un collegio, diventa impossibile occuparsi di quelle materie, come urbanistica ed edilizia (che tra l’altro sono anche quelle per cui, nel 2016, sono stati depositati più ricorsi, ben 221, ndr), per cui non è previsto un rito speciale accelerato”.

Dunque, sintetizza, “con due soli magistrati la sezione non lavora per niente, a meno che non venga integrata, di volta in volta, con un diverso magistrato inviato in missione da altre sedi”. Le cause, spiega Di Nunzio, sono diverse: in primis, “il diradarsi dei concorsi, meno di uno ogni tre anni”; in secondo luogo ci sono “i molti pensionamenti anticipati, la riduzione dell’età pensionabile da 75 a 70 anni, e il fatto che molti magistrati siano fuori ruolo”.

Tuttavia, nonostante il gravissimo deficit a livello di organico, i numeri del Tar emiliano-romagnolo sono piuttosto buoni. Infatti, fa sapere Di Nunzio, “a fine 2016 i ricorsi pendenti erano 3.720, contro i 4.609 di fine 2015”, con un calo del 18,65%. Un numero migliore rispetto a quello nazionale, che mostra un calo medio del 10,83%.

Nel 2016 sono inoltre stati definiti “1.933 ricorsi, quasi 300 in più rispetto all’anno precedente”, di cui “quasi 700 decisioni sono costituite da sentenze ordinarie, circa 300 da sentenze in forma semplificata, e quasi 900 da decreti presidenziali, 750 dei quali hanno dichiarato la perenzione (vale a dire ‘l’estinzione’ dopo che le parti non hanno compiuto nessun atto di procedura nel giro di un anno, ndr) del ricorso, mentre con gli altri è stata dichiarata l’improcedibilità o la rinuncia”.

Nel complesso, secondo Di Nunzio il calo delle pendenze e l’aumento delle decisioni sono dati addirittura “miracolosi, se si considera che nel 2015 erano in servizio otto magistrati, e nel 2016 solo sei”. Un miracolo che però, frena il presidente, “difficilmente si ripeterà nel 2017, visto che da un lato il numero di magistrati relatori con carico di lavoro potrebbe ulteriormente ridursi, e dall’altro sono destinati a diminuire i ricorsi pendenti da definire con decreto presidenziale”.

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