Governo. Franceschini, Renzi, Conte e Di Maio? La Dc se la sognano

L'editoriale del direttore Nico Perrone per Direoggi
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ROMA – E’ ancora stallo. Al tavolo dell’esploratore, Roberto Fico, il presidente della Camera incaricato dal Capo dello Stato, non si fanno passi avanti. Anzi, più passano le ore più la situazione sembra complicarsi. Nessuno sa che cosa accadrà stasera, quando finirà il tempo concesso per l’esplorazione. Il presidente Mattarella è stato chiaro: la crisi non si può trascinare, il Paese ha bisogno di un governo subito, non domani. Magari servirà un passo indietro per trovare una possibile ‘soluzione politica’ evitando il Governo del Presidente.

Andando a ritroso con la memoria, quando governava ‘mamma Democrazia Cristiana’, la Balena bianca, alle tante crisi di Governo che venivano comunque risolte dalla politica e non rimandate a qualcun altro, vien da pensare alla saggezza che stava dietro a certe azioni. Eppure Franceschini e Renzi vengono dalla tradizione Dc, ed anche Conte quando parla di Aldo Moro gli brillano gli occhi. Per non parlare di Luigi Di Maio, che dopo i tanti travagli del Movimento, persegue il sogno di trasformarlo se non in una balena almeno in un ‘balenottero bianco’. Si avverte la mancanza di esperienza, a questi protagonisti mancano i fondamentali?

Ne parlo con Cirino Pomicino, vecchia volpe Dc che ne ha viste e passate di ogni sorta al fianco e ombra di Giulio Andreotti. Da lui c’è sempre da imparare qualcosa: “Verissimo, si avverte l’esigenza, la mancanza della sapienza democristiana– spiega alla Dire- a questi signori mancano i fondamentali…”.

Ma Franceschini e Renzi nascono Dc… “No, fai attenzione, loro sono Dc della 2^ Repubblica, c’è una grande differenza. Nessun vero DC avrebbe detto o fatto dire ‘mai con questo e mai con quello’; nessun vero politico avrebbe aperto una crisi scaraventando la palla sul Colle; nessuno mai si sarebbe sognato di affidare la guida del Governo ad un tecnico o non eletto in Parlamento. Così facendo i partiti hanno perso il loro peso ed oggi ne vediamo tutti gli effetti. Ricordo che il grande Guido Carli, Governatore di Bankitalia e ministro del Tesoro, diceva che affidare la guida del Governo ad un tecnico o è illusione o è eversione”.

Serve un partito architrave, com’era la Dc: “Nel ’76, con una crisi economica pazzesca, il terrorismo che ammazzava, ricordo che nessun partito voleva governare con la Dc ma tutti chiedevano alla Dc di governare. Perché era una garanzia per tutto il sistema. Oggi dovrebbe essere il Pd, che avrebbe dovuto portare dentro il meglio della Dc e del Pci, invece hanno preso solo il peggio”.

Che bisogna fare? “Ma diamine, quando un governo entrava in crisi si andava subito al Colle. Poi il segretario del partito più grande chiamava gli altri segretari, trovava la quadra e si presentava in Parlamento. Dove c’erano i partiti non i ‘responsabili’, e lì si risolveva, nessuno apriva crisi al buio lasciando al Capo dello Stato di cavarli dall’impaccio o dai problemi che avevano creato“, risponde Paolo Cirino Pomicino.

E ora come se ne esce? “Se resta lo stallo, Mattarella, che non si farà tirare dentro queste beghe, sarà costretto ad affidare lui un incarico ad una persona di sua fiducia, e nascerà il Governo del Presidente. Con tutti i partiti che non potranno dire di no e, ancora una volta, dimostreranno così tutta la loro inconsistenza”.

Ed ecco, tra i tanti ragionamenti che in questi minuti si fanno nei corridoi dei Palazzi della politica, ce n’è uno che punta in direzione del ministro allo Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli. Senatore ben visto non solo dalla stragrande maggioranza dei suoi colleghi ma dentro tutto il M5S. Ha seguito i principali dossier, è conosciuto a livello europeo, e molto vicino al premier uscente, Giuseppe Conte, ed è rispettato dalle altre forze politiche di maggioranza. Ci vorrà una certa dose di coraggio certo, bisognerà spostarsi di casella, ma sarebbe la ‘mossa del cavallo’ che spiazzando tutti, alla fine, tutti accontenta.

Magari con Conte nuovo ministro degli Esteri, che potrebbe proseguire il suo lavoro di raccordo in Europa; Di Maio vicepremier e ministro dell’Interno (per la gioia dell’ex alleato, Matteo Salvini), Renzi che verrebbe accontentato sulla discontinuità ma ridimensionato nella voglia di ministeri. Per tutti, anche per i partiti di opposizione, una soluzione politica che manterrebbe i partiti in campo a giocare da protagonisti e non da meri e inutili spettatori della squadra di Draghi o di altra personalità istituzionale. Chissà se alla fine ci sarà un pochino di saggezza.

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