Angola, l’attesa di un parto sicuro nella ‘Casa de espera’

Il viaggio delle gestanti dai villaggi a Chiulo, assistite dai Medici con l'Africa Cuamm
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CHIULO (Angola)- In portoghese rimanda all’attesa, in italiano sa di speranza: è la ‘Casa de espera’, in muratura, dipinta di giallo, un portico per accogliere le nuove arrivate.

Di fronte, due alberi regalano un po’ d’ombra. È lì che le donne incinte si riuniscono per mangiare, chiacchierare, intrecciare ceste, riposare.

Sono un’ottantina, ma con i primi figli, i fratelli e le madri che le accompagnano formano un villaggio. Al tramonto accendono i fuochi sui fornelli di terra o di pietra: riso, più di rado funge, la polenta angolana preparata con il miglio e il massango.

Cucina anche chi è al settimo o all’ottavo mese e viene da lontano: come Eduarda, 25 anni, alla seconda gravidanza.

Per arrivare ci ha messo due giorni, uno solo per raggiungere la strada asfaltata, ma pazienza: era importante, perché la Casa è accanto all’ospedale “dove ci sono i dottori”.

A chi le chiede della sua scelta Eduarda risponde così: “Xangongo era più vicino ma non voglio perdere un altro bambino”.

L’ospedale è quello di Chiulo, missione centenaria e una manciata di case sparpagliate nella macchia riarsa che dall’altopiano angolano dirada verso il confine con la Namibia.

Dal 2006, al fianco degli infermieri locali, ci sono i cooperanti dell’ong padovana Medici con l’Africa Cuamm: ostetriche, ginecologhe e pediatri, specialisti capaci di salvare mamme e bambini. È questo che spinge le donne, anche giovanissime, ad affrontare il viaggio.

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“Appena arrivate devono sottoporsi a una visita per il test dell’aids, la misurazione della pressione, l’antimalarico e l’acido folico”, spiega Germana Tuitileni, una levatrice tradizionale che collabora con il Cuamm anche curando la sensibilizzazione nei villaggi.

Nella ‘Casa de espera’ resta chi ha una gravidanza difficile, è in prossimità del parto o semplicemente si sente più tranquilla vicino ai “dottori”.

A chi abita lontano ed è alle ultime settimane il ritorno al villaggio è sconsigliato: nella stagione delle piogge le strade di allagano e raggiungere l’ospedale può diventare impossibile o richiedere comunque troppo tempo.

Problemi evidenziati da Serena Migliaccio, ginecologa arrivata a Chiulo lo scorso anno. “In questa regione circa l’80 per cento delle nascite avviene nelle case e il tasso di mortalità materno-infantile è tra i più elevati al mondo“.

L’ospedale è l’unica struttura dove c’è una sala operatoria nel raggio di decine di chilometri e, in caso di complicazioni, sono possibili cesarei e trasfusioni di sangue. Ma c’è un altro fattore che rende importante la ‘Casa de espera’. Prima che ripartano, alle neo-mamme sono consegnati i baby-kit. Piccoli doni, che nei villaggi sono desiderati: una bacinella di plastica con due pannolini, uno impermeabile e uno di stoffa; una saponetta e, infine, berretto e calzini di lana. Le nonne italiane ne hanno cuciti così tanti che ce n’è per tutti, non solo per i prematuri a rischio ipotermie.

di Vincenzo Giardina, giornalista

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