Senegal, Marut (Sciences po): “La casamance si gioca la pace”

Lo studioso: "Attenti ai nuovi conflitti"

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ROMA – “Senza un accordo di pace l’obiettivo di una Casamance libera dalle mine sara’ difficile da raggiungere”: Jean-Claude Marut, africanista dell’universita’ Sciences Po di Bordeaux, parla con l’agenzia ‘Dire’ dopo l’annuncio di nuove bonifiche da parte del governo del Senegal. Secondo l’esperto, “fintanto che il conflitto continua le mine proteggono sia le posizioni dei separatisti del Mouvement des Forces Democratiques de Casamance sia quelle dell’esercito”. L’idea e’ che allora, in mancanza di un’intesa di pace, dopo 36 anni di tensioni e imboscate, con centinaia di morti e migliaia di profughi, “la ripresa dello sminamento puo’ apparire una provocazione”. L’annuncio di Dakar si iscrive in una doppia prospettiva, militare e politica, secondo l’esperto: “Da una parte c’e’ l’evoluzione dei rapporti di forza nel conflitto a favore dell’esercito; da un’altra le scadenze elettorali in Senegal, con le presidenziali a febbraio-marzo che possono spingere il governo a cercare nuovi consensi”.

Secondo Marut, autore di ‘Le conflit de Casamance’ e altri studi specialistici, l’annuncio di Dakar di una ripresa delle bonifiche e di un loro completamento entro il 2021 va letto alla luce dei mutamenti geopolitici nell’area. “Il conflitto continua da 36 anni – dice l’esperto – ma il rapporto di forze in favore del governo senegalese si e’ accentuato dall’inizio del 2018”. Lo spartiacque sarebbe stata la caduta del presidente Yahya Jammeh in Gambia, la striscia di terra che separa la Casamance da Dakar e dal resto del Paese. Secondo Marut, “l’esercito senegalese ha contribuito in modo decisivo a eliminare il regime di Banjul, che faceva leva su elementi del Mouvement per tutelare il proprio potere offrendo in cambio protezione e sostegno ai separatisti”.
La tesi e’ che l’indebolimento dei ribelli abbia finito, forse paradossalmente, per aumentare l’insicurezza. “Al di la’ delle dichiarazioni ufficiali, l’obiettivo reale del governo sembra essere quello di indebolire i ribelli cosi’ tanto da non aver poi nulla da negoziare con loro” dice Marut. Convinto che questa strategia sia pero’ gravida di rischi: “C’e’ la possibilita’ di nuovi micro-conflitti non regolati o regolati in modo unilaterale dallo Stato, proprio come quelli per la terra all’origine dell’escalation di violenze negli anni ’80”.

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30 Nov 2018
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