Roma, Dai Fori Imperiali a Malagrotta: la storia di un 'marziano' al capolinea - DIRE.it

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Roma, Dai Fori Imperiali a Malagrotta: la storia di un ‘marziano’ al capolinea

arrivo Marino in CampidoglioROMA – Poteva essere l’uomo nuovo della politica romana. Colui che sovvertiva dinamiche di partito, consolidate nei decenni, in una citta’ che tanto fatica a cambiare. Il ‘marziano’ in una citta’ non sua e quindi con le mani libere. Il nome di Ignazio Marino, il chirurgo Dem, ai piu’ conosciuto per aver partecipato il 25 ottobre del 2009 alle primarie per la segreteria nazionale del Pd con i piu’ blasonati Pierluigi Bersani e Dario Franceschini, e’ calato come un jolly da chi, sulla politica romana, ci ha sempre visto lungo, Goffredo Bettini. E’ lui, l’animatore dei 14 anni di ‘Modello Roma’ di Francesco Rutelli e Walter Veltroni, il grande sponsor della candidatura di Marino alle primarie per le amministrative 2013, dove sbaraglia la concorrenza interna (battuti nell’ordine, Sassoli, Gentiloni, Azuni e Prestipino).

Poi segue l’appuntamento con le urne, con il chirurgo genovese ad avere la meglio sul sindaco uscente, Gianni Alemanno, sull’astro nascente della politica romana, Alfio Marchini, e sul candidato 5 Stelle, Marcello De Vito. Una vittoria schiacciante: 42% contro il 30% di Alemanno al primo turno e 64 a 36 al secondo. In quel momento, il 10 giugno 2013, inizia l’avventura del ‘marziano’ in Campidoglio. Due anni e poco piu’, conditi di controversie, polemiche, divisioni e diversi provvedimenti per Roma. A partire da quello con cui inaugura il suo mandato, la pedonalizzazione dei Fori Imperiali. Da subito scattano le polemiche. Con i commercianti, i residenti, le opposizioni e – elemento rimasto poi una costante – anche con alcune sfere del suo partito.

MalagrottaA ottobre 2013 e’ la volta di Malagrotta: la discarica piu’ grande d’Europa di proprieta’ di Manlio Cerroni, dove da 30 anni finisce la totalita’ dei rifiuti, e’ chiusa dalla Giunta Marino, un po’ per meriti propri, un po’ perche’, per i diktat dell’Ue, il provvedimento non e’ piu’ procrastinabile. La chiusura della mega discarica sortisce una serie di effetti, tra cui la difficolta’ a collocare tutti i rifiuti negli impianti. Questi finiscono cosi’ per strada, come ricorda l’immagine emblematica dei maiali che brulicano in alcuni cassonetti a Boccea.

Di tutte le questioni affrontate da Ignazio Marino, una delle piu’ spinose e’ quella relativa al suo rapporto con i dipendenti capitolini. Tutti, nessuno escluso. In primis i vigili, a cui nell’autunno del 2013 e’ imposto Raffaele Clemente, comandante ‘esterno’ e proveniente dalla Polizia, dopo aver fatto dimissionare Carlo Buttarelli, stimato dal corpo ma vicino ala precendente amministrazione. La nomina di Clemente e’ solo la prima di una serie di azioni che non hanno fatto che accentuare la spaccatura tra sindaco e Polizia locale: tra queste, la rotazione anti-corruzione di agenti e dirigenti dei vari gruppi e la ‘guerra’ agli assenteisti di capodanno. Con gli altri dipendenti comunali non va meglio: niente piu’ salario accessorio, ma premi legati al merito e alla produttivita’. Vicenda che porta in piazza ‘l’esercito’ di lavoratori capitolini (piu’ di 20mila) in diverse occasioni.

Nel frattempo, il 9 novembre del 2014 entra in funzione la prima tratta della Linea C della metro: con due tagli del nastro, il secondo il 29 giugno del 2015, hanno visto la luce 18 km di nuova rete su ferro – da Pantano a Lodi – e 21 nuove stazioni. unioni civili romaC’e’ poi il Registro delle Unioni civili, approvato a gennaio del 2015, considerato da Marino fortemente innovativo ma contestato dal Vaticano. Poi la delibera di dicembre 2014 sul pubblico interesse dello Stadio della Roma a Tor di Valle che da’ il via all’iter che portera’ alla realizzazione dell’impianto entro il 2017. L’abbattimento di ampi tratti di muro sul lungomare di Ostia, iniziato ad aprile 2015. Lo spostamento dei camion bar dalle aree di pregio del centro storico avviato lo scorso luglio, e soprattutto il bilancio 2015 approvato prima della fine dell’anno e un risanamento generale dei conti del Campidoglio, grazie anche al Piano di rientro concordato con il Mef.

Nel mezzo, tre rimpasti di Giunta, qualche errore di comunicazione (ormai note alcune gaffe tra cui il ‘connetta i due neuroni’ rivolto a una signora che lo contestava), la vicenda della Panda rossa, (8 multe da 80 euro per il mancato rinnovo del pass ztl), un sondaggio a lui sfavorevole commissionato dal capogruppo della sua maggioranza, Francesco D’Ausilio (poi dimissionato), e soprattutto, Mafia Capitale. Se da questo punto di vista, la prima tranche di arresti – dicembre 2014 – sembra rafforzarne l’immagine di sindaco onesto, che aveva scardinato il malaffare nelle istituzioni capitoline, dalla seconda mandata (giugno 2015) – che porta all’arresto tra gli altri dell’ex presidente dell’Aula Giulio Cesare, Mirko Coratti, dell’ex assessore alla Casa Daniele Ozzimo – non ne esce indenne nemmeno lui. Troppo grande il giro di affari, le accuse, per cui un sindaco ne possa essere all’oscuro. Cominciano ad arrivare le prime richieste concrete di dimissioni, pesanti come macigni soprattutto quando manca un sostegno dal partito di appartenenza.

Il resto e’ storia, a dare il colpo di grazia a uno dei sindaci piu’ controversi della storia d’Italia, amato e odiato, prima le parole di Papa Francesco di fine settembre sul viaggio a Philadelphia (“Marino non l’ho invitato io, chiaro?”, lo sfogo del Pontefice) e poi con la vicenda degli scontrini e le conseguenti dimissioni, poi revocate, che hanno messo la parola fine a due anni di passione. Anni che difficilmente romani e non, dimenticheranno.

di Ugo Cataluddi – giornalista

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30 ottobre 2015
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