Strage Bologna, l’ex terrorista Cavallini: “Falsità su di me, querelo parenti vittime”

L'ex terrorista dei Nar lo ha detto nelle dichiarazioni spontanee che hanno preceduto l'inizio del suo interrogatorio: "Hanno scritto falsità che dopo due archiviazioni mi hanno portato a processo"
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BOLOGNA – “Mi riservo di denunciare per calunnia chi ha compilato, nel 2014, la ‘scheda Cavallini’ che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio nei miei confronti”. Parte con un attacco frontale all’associazione dei parenti della vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980 la testimonianza dell’ex Nar Gilberto Cavallini, a processo per concorso nella strage in Tribunale a Bologna.

Prima di iniziare a rispondere alle domande dei pm nell’udienza di oggi, dove l’ex Nar è imputato per concorso nella strage, Cavallini ha voluto leggere delle dichiarazioni spontanee. Tra cui, appunto, anche questa accusa all’indirizzo dell’associazione dei parenti delle vittime, che dicendo falsità lo avrebbe trascinato a processo.

Cavallini definisce il documento “stilato dall’associazione un concentrato di falsità, in primis la convinzione che io sia uno degli autori del delitto Mattarella“, che a suo dire dimostrerebbe “i metodi utilizzati dall’associazione dei familiari per raggiungere delle verità di comodo”. Verità di comodo, rincara la dose l’ex Nar, in base alle quali, “dopo due archiviazioni ben motivate, un pm colpevolista e un gip che forse ha ritenuto troppo temerario sfidare il blocco dei familiari” lo hanno mandato a processo per concorso nella strage.

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BOLOGNESI: DA CAVALLINI ACCUSE RIDICOLE

“Se arriva la denuncia di Cavallini risponderemo e lo faremo coi documenti, come facciamo di solito”. Il presidente dell’associazione dei famigliari delle vittime della strage di Bologna, Paolo Bolognesi, oggi a margine del processo in Corte d’assise risponde a muso duro all’imputato Gilberto Cavallini, l’ex Nar che oggi in aula, in sede di dichiarazioni spontanee, ha annunciato di voler querelare i parenti di chi morì il 2 agosto 1980 per le loro “falsità”. Il riferimento è alla ‘scheda Cavallini’, compilata nel 2014, che secondo Cavallini “ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio nei miei confronti”. Secondo l’ex terrorista, a monte di tutte le accuse contro i Nar ci sarebbe stato una sorta di ‘patto’ tra avvocati, Procura e Partito comunista.

Cavallini, in un passaggio, rimarca e cita così l’ex presidente dell’associazione dei famigliari Torquato Secci: “Quando sono cominciati i processi sulla strage di Bologna, durante una pausa dell’udienza, chiesi di parlare col signor Secci, padre di una delle vittime e allora presidente dell’associazione dei famigliari delle vittime. Gli chiesi se credeva veramente che fossimo stati noi gli autori della strage: Secci rispose- ricostruisce l’imputato ex Nar nella sua versione- che la strage era sicuramente di origine fascista, che noi eravamo fascisti, e che se anche non eravamo noi gli effettivi autori sapevamo comunque chi era stato, e per questo dovevamo essere condannati“.

Reagisce sdegnato, a margine del processo, Bolognesi: “Le accuse mosse a Torquato sono ridicole. Nei nostri manifesti abbiamo sempre inserito la dicitura ‘strage fascista’ dopo una sentenza, abbiamo aspettato prima di inserire una frase del genere. Torquato non può più dire di sì o di no, visto che è morto da un pezzo: il fatto che esca adesso una dichiarazione del genere fa il paio con tutte le cavolate sentite ieri in conferenza stampa con Fiore. Se qualcuno avesse avuto elementi avrebbe potuto andare dal pm, farlo adesso è una stupidata“, tuona Bolognesi.

Prima, aveva ricostruito Cavallini in un altro passaggio delle dichiarazioni spontanee di fronte alla Corte d’assise e al suo presidente, il giudice Michele Leoni: “Fin dai primi momenti, si parlò di ‘strage fascista’– prosegue l’ex Nar- secondo le informative del Sismi, ossia, stando alle distorsioni dei nostri accusatori, i nostri solerti protettori. Per proteggerci ancora meglio, un anno dopo hanno depositato una valigia su un treno con una serie di riferimenti che rimandavano a me, Valerio Fioravanti e Giorgio Vale. Questi sono fatti”. È “su questa falsa pista”, incalza Cavallini, che “è stato impostato tutto il successivo lavoro degli inquirenti e degli avvocati dell’associazione dei famigliari, con la benedizione del Pci: che, secondo la testimonianza dell’avvocato Montorsi che si dimise scandalizzato dal collegio delle parti civili, controllava la Procura e forniva i locali delle federazione per le continue riunioni tra avvocati e inquirenti. E ora, a distanza di 38 anni, secondo magistrati e Procura la strage può essere solo fascista”.

CAVALLINI: “CREDO ALLA PISTA PALESTINESE, PER ME TORNARE QUI È UMILIANTE”

“Credo molto alla pista palestinese, e mi dispiace perché sono amico dei palestinesi”. Parlando con i cronisti durante la pausa pranzo dell’udienza del processo per concorso nella strage del 2 agosto 1980 che lo vede imputato, l’ex Nar Gilberto Cavallini afferma, senza mezzi termini, di essere convinto che la matrice dell’attentato alla stazione di Bologna sia, appunto, quella palestinese, finora sempre cassata dagli investigatori.

Cavallini, che si è intrattenuto con i cronisti per circa un minuto all’uscita dal Tribunale, ha ribadito la propria richiesta di non farsi riprendere o fotografare, tanto che mentre parlava si è ‘nascosto’ sotto il cappuccio della sua giacca a vento.

“Diciamo che per me tornare qui è umiliante“, dice ancora Cavallini. A differenza di Francesca Mambro, che al momento di testimoniare disse di provare angoscia e ansia, dunque, Cavallini si limita a dire di considerare umiliante il dover tornare a Bologna.

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30 Gennaio 2019
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