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Calcio. Il punto sulla serie A: la Juve non si ferma, flop per Roma e Napoli

Roma – La Juve forza 5 (tutti in campo contemporaneamente Higuain, Pjanic, Mandzukic, Dybala e Quadrado) non smette di stupire e salta netta come un paletto per uno sciatore, un Sassuolo apparso poca cosa se paragonato alla formazione di Allegri, oramai ripresasi del tutto dallo scivolone di Firenze. La notizia bomba arriva da a Genova: sotto la voce “come buttare una partita”, la Roma aggiunge la sua firma. Difficile immaginare il contrario: in due minuti, tra il 71’ e il 73’, la Sampdoria non solo agguanta i giallorossi, ma ribalta il risultato portando a casa i tre punti. Fallisce l’aggancio al secondo posto il Napoli, fermato in casa dal Palermo, mentre l’Inter vince la sua settima gara e domenica farà visita alla Juventus. Cadono Lazio e Milan. Ecco la giornata nei nostri riassunti.

BUONISSIMA LA TERZA

Dopo la Lazio in campionato e il Milan in Coppa Italia, alla terza esibizione dei “cinque tenori”, arriva la conferma che il 4-2-3-1 è il modulo che più si addice alla Juventus di inizio anno. Pronti, via, e già al 30’ la gara è chiusa: Higuain e Khedira portano alla luce tuti i limiti degli emiliani e, al contempo, tutta la fame e la concentrazione (recuperata) dell’undici di Allegri. Passa la Juventus, ritrovando spirito da leader e compattezza del gruppo, preparandosi ad accogliere la lanciatissima Inter, in uno di quei match che valgono mezza stagione per entrambe le formazioni. Tante le note positive in casa Juve, ma una su tutte: il rendimento di Higuain. Se il Pipita continua così e con questi numeri (15 reti in campionato (18 stagionali), raggiunti Dzeko e Icardi in testa alla classifica dei marcatori, sesta partita di fila a segno in campionato) la strada verso il successo (fate voi quale) appare molto più in discesa di quanto ci si potesse immaginare mesi fa.

MAL DI TESTA

Stavolta lo diciamo noi, prima che lo dica Spalletti: ad essere molle, in quel di Marassi, non è stato solo un singolo, ma tutta la squadra. Il gruppo giallorosso, con la più che scialba prova di Genova, da l’impressione che la stantia retorica del “sono tutte finali da vincere da qui alla fine”, sia buona solo per giornali e tifosi, ma che nei fatti si traduca in una bolla di sapone. Troppo facile guardare il calendario e leggere che la prossima trasferta sarà a Crotone: ci mancherebbe pure che la Roma non riesca prontamente a rialzarsi dopo questa figuraccia. La sconfitta del Ferraris ci dice che c’è una Roma che quando c’è da spingere sull’acceleratore e cinicamente “sbarazzarsi” dell’avversario, si perde in chiacchiere e imbarca acqua. Gli scudetti così proprio non si vincono.

OCCASIONE SPRECATA

Esce dal campo livido di rabbia, Maurizio Sarri. Il suo Napoli si ferma sul più bello, quando la Roma affaticata di Genova appariva già nel mirino. Complice un Palermo al tempo stesso disperato e galvanizzato dall’arrivo del nuovo allenatore Diego Lopez, l’undici azzurro non va oltre l’uno a uno, raggiunto tra l’altro, solo grazie ad un infortunio del portiere Posavec, fino a quel punto impeccabile. Per i partenopei vale lo stesso discorso fatto per la Roma: per le grandi imprese serve grande maturità e smaccato cinismo. Con il Real alle porte, serve l’abito buono, altrimenti certi appuntamenti è meglio non prenderli.

LE MAGNIFICHE SETTE

Tante sono le vittorie dell’era Pioli; tanti i meriti del tecnico parmense: ricostruito un gioco, puntato su di un blocco, scelto gli uomini più in forma, azzeccato le mosse di mercato. Ora, però, viene il bello: domenica prossima, sulla strada dei nerazzurri arriva la capofila. Mezza serie A punterà sulle possibilità che i milanesi la mandino storta alla Vecchia Signora; per vedere come finirà c’è bisogno solo di aspettare. Dopo tante amarezze, però, per chi ha il cuore nerazzurro è bello arrivarci col vento in poppa.

30 gennaio 2017

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