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Ecco il piano anticorruzione per le università: prof esterni e controlli nomine SPECIALE DIRE

ROMA – Una vigilanza continua sui conflitti di interesse e più incarichi ai professori esterni. Sono questi i due principi fondamentali sul quale ruota il Piano nazionale anticorruzione sull’Università, la mossa studiata dall’authority di Raffaele Cantone per contrastare il baronato universitario. Il testo, visionato dalla DIRE, è stato sottoposto alla consultazione pubblica fino al 15 settembre scorso per l’aggiornamento annuale e ora è nella disponibilità degli uffici dell’Anac che devono stilare la versione definitiva.

Ruolo fondamentale sarà affidato ai responsabili anticorruzione degli Atenei, che saranno chiamati a verificare la presenza di conflitti di interesse, incompatibilità, casi di inconferibilita’ di incarichi amministrativi di vertice e di incarichi dirigenziali. Avranno la possibilità di accedere alle fonti informative interne e alle banche dati disponibili: insomma, svolgeranno un ruolo attivo che di fatto supererà quel profilo fin troppo burocratico nel quale sono inquadrati oggi.

“Tra le aree a rischio corruttivo cui potenzialmente tutte le pubbliche amministrazioni sono esposte”, scrive l’Anac, ci sono i concorsi e le prove selettive per l’assunzione del personale e le progressioni di carriera. Perciò viene raccomandato “un utilizzo contenuto” delle selezioni per i posti di professore di prima e di seconda fascia per i docenti e i ricercatori già in servizio nella stessa università perchè questa modalità si presta a “pressioni indebite”.

L’Autorità punta il dito sul “localismo nel reclutamento” che “oltre a compromettere gravemente l’imparzialità del sistema, equivale alla chiusura dei singoli atenei, non solo a soggetti meritevoli di altre università italiane, ma anche ai soggetti provenienti da università straniere e riduce gravemente la mobilità tra università diverse, uno dei punti di forza per assicurare libertà e qualità alla ricerca. Ciò a detrimento dell’attrattività dei centri di ricerca italiani nel sistema sempre più internazionalizzato della ricerca e dell’istruzione superiore”, spiega il piano. Quindi si chiede agli Atenei di bilanciare il ricorso alle chiamate dirette con l’utilizzo di procedure concorsuali aperte agli esterni e di aumentare la quota per le risorse finanziarie per l’assunzione di professori esterni.

ESPOSITO: LA CORRUZIONE SI BATTE CON IL RETTORE GARANTE

“Il Rettore diventi il garante della legalità nelle università e in particolare nelle procedure concorsuali”. E’ la proposta del professor Gianluca Maria Esposito, Ordinario di Diritto Amministrativo e Direttore della Scuola anticorruzione dell’università di Salerno, lanciata nel corso di una intervista all’agenzia DIRE. Perché il sistema procedimentale e decisorio parte dal basso, sottolinea Esposito, “ma finisce esattamente con una scelta finale che spetta al Rettore come capo degli organi accademici”.



Oggi che cosa accade? “Che i dipartimenti propongono attraverso la programmazione una serie di obiettivi di chiamata, di reclutamento, nei diversi settori scientifico-disciplinari. Queste proposte vanno al vaglio degli organi accademici, quindi del Senato e soprattutto del Consiglio di amministrazione, che oggi dopo la riforma Gelmini è il vero organo di governo dell’Università. Il Senato e il Consiglio sono presieduti dal Rettore, quindi da colui- precisa il professor Esposito- al quale spetta la scelta, nel rispetto della programmazione che nasce dal basso, anche sulle procedure di reclutamento dei professori universitari. Proprio in relazione a questo svolgimento e a questo andamento del procedimento di formazione dei programmi, e quindi dei successivi concorsi da professore, a mio giudizio- sottolinea- è assolutamente fondamentale che il Rettore sia investito anche della responsabilità di garantire che le procedure di reclutamento siano legittime e siano legali“.

Per il professore Gianluca Maria Esposito non è sufficiente, come accade oggi, “affidare questa funzione ad un dirigente che diventa responsabile in generale dell’anticorruzione nei singoli atenei”. Non basta più, serve una svolta ed è importante “che vi sia l’affidamento di questa funzione ai rettori. Credo che rappresenti un cambio di guardia che potrebbe in qualche misura garantire finalmente un’evoluzione in avanti dell’università accompagnandola verso un’era in cui, vorrei auspicare, non sia più un’entità autoreferenziale, ma capace di mettersi in discussione, attraverso questa autocritica e rilanciarsi sui mercati internazionali”, chiude sul punto il professore Esposito.

In merito alla vicenda dei presunti concorsi universitari truccati dell’inchiesta di Firenze, per il professor Gianluca Maria Esposito “è doveroso ricordare un fatto: la notizia di un’indagine non è una sentenza, e non è un processo perché deve essere ancora avviato. Soltanto all’interno del processo gli indagati hanno la possibilità di esercitare il loro diritto di difesa. Pertanto non mi riferisco a questa vicenda e a nessuna vicenda in particolare, ma troppe volte è capitato di doversi ricredere. Allora- osserva- è bene evitare di esprimere opinioni sul caso specifico. Anche perché vi è un fatto fondamentale del nostro ordinamento che è il principio della presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Ed è bene che soprattutto in casi del genere, dove l’emotività colpisce e pervade un po’ tutti, che questo principio venga in qualche misura recuperato e rispettato”, conclude.



PUGLISI: PROPOSTE CANTONE AL VAGLIO DEL MINISTERO

“Sono fatti gravissimi quelli che sono accaduti, vogliamo che la magistratura faccia fino in fondo la propria parte per fare pulizia all’interno dell’università italiana”. Lo dice Francesca Puglisi, senatrice Pd, presidente della commissione d’inchiesta sul femminicidio e membro della commissione Istruzione, commentando la vicenda dei concorsi truccati su cui indaga la Procura di Firenze.

“L’accademia italiana ha bisogno di riconoscere e selezionare il merito per le carriere all’interno dell’università- continua- e in queste ore il presidente dell’Anticorruzione Cantone ha fatto proposte che sono all’attenzione della ministra dell’Istruzione. Io credo che la politica e il legislatore debbano fare la propria parte perchè all’interno delle nostre accademie possa davvero trovare spazio il merito”, conclude.

CENTEMERO: PIÙ ETICA, CHI TRUCCA CONCORSI VA RADIATO

“Sono sconcertata da quel che succede in questo paese, manca completamente un’etica pubblica. Le norme ci sono e funzionano se le persone le fanno funzionare e tengono un comportamento etico”. Lo dice alla Dire la deputata Elena Centemero, responsabile nazionale Scuola e universita’ di Forza Italia, tornando sulla vicenda dei concorsi truccati all’università su cui indaga la Procura di Firenze.

“Dobbiamo fare una riflessione tutti insieme prima di andare a irrobustire ancora una volta le norme- prosegue- anche se è giusto prevederne di più severe visti certi comportamenti. Io penso che bisognerebbe dare un esempio e radiare dalle loro professioni tutte le persone che si macchiano di episodi come truccare dei concorsi“.

Se le responabilità venissero accertate, continua, “io mi aspetto che quei professori vengano radiati”. Centemero quindi rilancia la riforma Gelmini perchè ha limitato “il numero dei mandati dei rettori e ha introdotto il meccanismo del sorteggio nell’abilitazione nazionale. Non e’ la riforma che non funziona, sono le persone che poi mettono in pratica le leggi e fanno funzionare o meno una riforma strutturalmente valida”, insiste.

Sta di fatto che è “necessario intervenire sulla procedura a valle dell’abilitazione, vale a dire quella di chiamata che è a discrezione delle università. Ed è una buona notizia che l’Anac stia lavorando in questa direzione e da qui il nostro auspicio che si arrivi ad una modifica di questa procedura”.

MALPEZZI: CONTRO CORRUZIONE SERVE COLLABORAZIONE ATENEI

I fatti emersi a Firenze “non devono far passare l’idea che l’universita’ sia un posto dove il merito non viene preso in considerazione”. Simona Malpezzi, deputata del Pd e capo dipartimento Scuola del partito, invita a non “generalizzare” perche’ significherebbe “dare per persa la sfida formativa” rappresentata dall’universita’ italiana.

“Sara’ la magistratura ad accertare i fatti”, aggiunge Malpezzi interpellata dalla Dire. “Ma non bisogna rassegnarsi. Noi abbiamo ereditato il sistema dell’abilitazione scientifica nazionale dalla riforma Gelmini e lo abbiamo parzialmente modificato. Dopo di che e’ accaduto che anche le norme sull’abilitazione sono state interpretate in alcuni casi come una sorta di ‘concorsone’, da utilizzare per impedire a qualcuno di proseguire la sua carriera, come meriterebbe, all’interno dell’universita’. In sostanza: senza la collaborazione degli atenei non se ne esce”.

Il presidente dell’Anac Raffaele Cantone ipotizza un rafforzamento del ruolo del responsabile anticorruzione d’ateneo. “Il lavoro di Cantone e del ministro Fedeli e’ positivo e disegna una risposta efficace. Dopo di che bisogna trovare modalita’ comuni tra le universita’, altrimenti si trovera’ sempre il modo per bypassare le norme. C’e’ necessita’ di un lavoro di consapevolezza, cosa che presuppone uno scatto di coraggio del sistema”.

 

29 settembre 2017

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