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DIRE Emilia-Romagna

Bologna. Il Gip caccia dalla città due attivisti di Hobo. Il collettivo occupa il Rettorato – VIDEO

hobo_occupa_rettoratoBOLOGNA – Divieto di dimora a Bologna (e provincia) per Loris Narda, portavoce del collettivo Hobo, e per Parvis Hashn Tirgan, un altro attivista dello stesso collettivo. Le misure cautelari sono state firmate dal gip su richiesta della Procura di Bologna (pm Antonello Gustapane e procuratore capo Roberto Alfonso).

La Procura ha deciso di muoversi chiedendo le misure cautelari sulla base delle indagini della Digos, che aveva documentato come i due fossero stati protagonisti di alcuni recenti episodi sfociati in turbative dell’ordine e della sicurezza pubblica. La nota della Questura ricorda che il 7 ottobre scorso, durante lo sgombero dell’immobile adibito a bar che era stato occupato dal collettivo all’interno del campus universitario di via Filippo Re, Narda e Tirgan si erano resi protagonisti di un’estemporanea iniziativa di protesta sfociata in scontri con le Forze dell’ordine. I due, in seguito, erano stati denunciati per resistenza a pubblico ufficiale, getto pericoloso di cose, interruzione di pubblico servizio e, per quanto riguarda Tirgan, anche danneggiamento aggravato. Narda, al di là della misura cautelare di oggi, nei mesi scorsi era salito agli onori della cronaca anche per l’aggressione all’auto del leader della Lega nord Matteo Salvini in occasione della sua visita al campo nomadi di via Erbosa.

HOBO REAGISCE SUBITO E VA A INVADERE RETTORATO – “Questa intimidazione come tutte le precedenti la respingiamo al mittente, è un tentativo di mettere a tacere chi contesta ma non serve a nulla, ha solo l’effetto di renderci più forti”. Il collettivo Hobo non si ferma e rilancia, dando appuntamento per oggi pomeriggio alle 18 in piazza Verdi per un presidio di solidarietà a Loris Narda e Parvis Jashn Tirgan, i due attivisti ‘cacciati’ da Bologna con un divieto di dimora firmato dal gip Francesca Zavaglia su richiesta della Procura. Oggi, a mezzogiorno, una ventina di ragazzi del collettivo è entrato in Rettorato e ha esposto uno striscione davanti alla porta (chiusa) da cui partono le scale che portano agli uffici del Rettore e degli altri vertici dell’Ateneo. “Ci cacciate da un luogo, ci troverete ovunque” si legge nello striscione su cui compare anche la scritta “Parvis-Loris liberi” e il richiamo al presidio di oggi pomeriggio “contro le misure cautelari”. Gli attivisti di Hobo, al megafono, hanno chiesto a Dionigi di “assumersi la responsabilità” delle misure cautelari arrivate oggi per Narda e Tirgan. “Chiediamo al Rettore di assumersi la repsonsabilità di questo, e invece come al solito non lo farà, così come non lo ha fatto il prorettore Nicoletti che poco fa è passato di qua dicendo che non sapeva di cosa stessimo parlando e poi è scappato dal retro”, dice Francesca di Hobo. L’attivista torna anche sul 7 ottobre, il giorno dello sgombero dello stabile occupato da Hobo all’interno del campus di via Filippo Re, quando si verificarono i disordini che poi hanno portato alla richiesta delle misure cautelari per i due ragazzi. “Quel giorno ci fu la totale militarizzazione del campus, con un sgombero voluto da Dionigi ed eseguito da Carabinieri e Polizia con i manganelli”.

Durante i disordini del 7 ottobre seguiti alla sgombero, ricorda ancora Francesca di Hobo, “Loris venne fermato, ma poi dopo un grande corteo che ha attraversato la città venne rilasciato. Non ci siamo fatti intimorire quella volta e non faremo ora”. Accanto a Francesca, Giulia sottolinea come questi due divieti di dimora creino dei problemi a “due studenti universitari che vivono a Bologna e si stanno per laureare”. Narda studia filosofia e Tirgan, iscritto al Dams, aveva già la data fissata per la tesi, a maggio. “Ora con questi divieti di dimora non potranno frequentare le lezioni e dovranno chiedere un’autorizzazione giudiziaria per qualunque avvicinamento o anche solo per parlare con i professori con cui stanno preparando la tesi”. Per i ragazzi di Hobo, le due misure cautelari di oggi sono solo “una strumentalizzazione politica con cui si tenta di arginare ciò che non è arginabile”. Un tentativo di fermare il dissenso anche in vista della grande manifestazione No Expo programmata per il primo maggio a Milano, dove “ci saremo e ci saranno anche i due compagni Narda e Tirgan, a dimostrazione chce queste misure non sono neanche efficienti”, dice Francesca. Hobo, dopo lo sgombero da via Filippo Re, è rientrato nello spazio occupato in cui ha avviato una sorta di autogestione. “E’ un’aula studio, noi prolunghiamo l’orario di apertura dalle 18 alle 20 e poi di sera facciamo le nostre attività, ieri sera ad esempio avevamo un incontro con un’artista disegnatrice”. Di recente, poi, il 21 aprile, Hobo ha occupato gli ex magazzini del Popolo di via Stalingrado, già sede del Mercatone uno.

29 aprile 2015

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