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Minisini, rientro da campione del mondo: “Ma ora vacanza”

ROMA – A casa da poche ore, la piscina messa in stand by “spero almeno fino a metà settembre”, Giorgio Minisini avrà tutto il tempo per pensare a quello che ha combinato solo qualche giorno fa ai Mondiali di nuoto di Budapest. Unico aiuto, i video delle sue gare del duo misto sincronizzato, quelle in cui è riuscito a conquistare un oro storico nell’esercizio tecnico, seguito da un argento nel libero. “Sto ancora cercando di realizzare- spiega il 21enne di Ladispoli, splendido rappresentante al maschile della nostra Nazionale sincro- E’ stata talmente tanta la fatica di questi giorni che ancora non mi sono reso conto fino in fondo. Secondo me dovrei rivedermi in qualche video per capire davvero cosa abbiamo fatto: chissà, magari potrebbe essere tutta la mia immaginazione”.

Incredulità e sorpresa, nonostante il risultato scritto nella storia e le ore passate a provare e riprovare ogni più piccolo dettaglio dei due esercizi in coppia con Manila Flamini e Mariangela Perrupato. Una crescita costante, che continua dopo l’esordio con il doppio bronzo ai Mondiali di Kazan del 2015.

Quanto ha pagato tutta questa fatica?

“In questo sport non basta solo il tanto allenamento, è una somma di tanti fattori: certo, prima di tutto c’è l’allenamento altrimenti non avremmo avuto un rialzo così significativo sul punteggio rispetto a due anni fa. Con il grande lavoro e i risultati degli ultimi anni, i giudici hanno iniziato a considerare l’Italia come una nazione diversa e grande, e questo secondo me ha aiutato tanto. Soprattutto- spiega Minisini- è stata determinante la costruzione di esercizi più maturi: a Kazan erano esercizi belli e ben eseguiti, ma quest’anno abbiamo cercato la profondità e la maturità nella nostra esibizione, anche al di là della scelta del tema” che così tanto ha fatto parlare, ovvero la scelta di raccontare il dramma dei migranti con la tragica storia di due innamorati nel viaggio verso Lampedusa.

Nel giro di due anni è cambiato tutto. Solo nel 2015 Giorgio era un ragazzo sconosciuto che si distingueva per la scelta di uno sport a trazione femminile come il nuoto sincronizzato. C’era un po’ di curiosità, ma soprattutto c’erano stupore e risatine affrontate con determinazione e forza. Ora la consacrazione, ottenuta vittoria dopo vittoria, scalando tutti i gradini fino al tetto del mondo. Un dato fa riflettere più di tutti. In Russia il distacco dagli invincibili atleti di casa era netto, oggi si è ridotto e annullato. Entrambi atleti dell’Unicusano Aurelia nuoto e del corpo militare delle Fiamme Oro, Giorgio e Manila hanno superato il doppio russo conquistando il primo successo nel sincro per l’Italia grazie anche ai tecnici sempre dell’Unicusano Aurelia Nuoto (campione di società), Roberta Farinelli e Rossella Pibiri.

Ma c’è mai stato il rischio di ritrovarsi costretto a vincere per dimostrare qualcosa?

“No, non mi sono mai sentito costretto nei confronti degli altri- dice sicuro Minisini- Però mi sentivo che se non avessimo vinto sarebbe stato ingiusto non per la gara in sè, ma per quanto avevamo lavorato, per tutto quello che abbiamo dato in allenamenti pesanti e per giustificare il lavoro gigantesco che ci ha ‘sfondato’ in questi anni: sapevamo che sarebbe stato quasi impossibile arrivare dove siamo, le classifiche sono poco malleabili ma ci abbiamo provato e ci siamo sacrificati lo stesso. Eravamo consapevoli che vincere sarebbe stato impossibile ma ci siamo presi la responsabilità, dividendo la fatica in due e arrivando fino a 9 ore e mezza al giorno. Insomma, ci voleva una soddisfazione”.

Soddisfazione che però non sarà olimpica. Ancora una volta è stato detto no all’ingresso del nuoto sincronizzato come disciplina a cinque cerchi, a partire da Tokyo2020.

“E’ stato un fulmine a ciel sereno. Ormai ce lo aspettavamo e lo speravamo, anche perché in tutti gli sport si sta andando verso gare miste, quindi era quasi ‘telefonato’ l’ingresso visto che siamo stati tra i primi a farlo. Pazienza, bisogna aspettare sarà questione di tempo, ora sono importanti i numeri: ci servono, perché come quantità dobbiamo crescere e sicuramente anche in qualità. Però la coppia panamense è un esempio di sportività, ha fatto tutto per dare un messaggio contro le discriminazioni. Per quanto riguarda la tecnica, verrà con i ragazzi che iniziano adesso: chi inizia ora sarà un fenomeno tra qualche anno”.

In Italia, intanto, il dato dei tesserati a livello amatoriale si aggira su circa 70 ragazzi. Com’è la situazione?

“A livello assoluto siamo io e pochi altri ancora. Comunque il movimento si sta ampliando, spesso su facebook mi mandano video di esibizioni. Se dovessi dare un consiglio? Avere tanta tanta pazienza e calma, lavorare e non farsi scoraggiare dalle prime difficoltà e se non si riesce a fare un certo movimento: è uno sport che non si impara in dieci minuti, ma più si lavora più si ottiene”.

Ma per Giorgio almeno fino a metà settembre è tempo di meritato riposo.

“Adesso vacanza, sì. Non ho ancora pianificato nulla perché con le gare non c’è stato il tempo di organizzare. Ora mi sto guardando intorno!”. Poi sarà di nuovo tempo di ritornare in acqua per il prossimo obiettivo. “Penso agli Europei di Glasgow del 2018: avremo il confronto diretto con la Russia e lì sarà importante confermare che quello che abbiamo fatto a Budapest non è stato un caso né un colpo di fortuna. Lì sì avremo la responsabilità di dimostrare che ci siamo meritati la medaglia”.

28 luglio 2017

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