All’Università Sant’Anna di Pisa si vota il rettore: la sfida è a tre

Le elezioni per il rettorato del Sant'Anna di Pisa si avvicinano. Le urne si apriranno per il primo turno il 26 e il 27 febbraio
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PISA – Una carica per tre. Le elezioni per il rettorato della scuola universitaria superiore Sant’Anna di Pisa si avvicinano. Le urne si apriranno per il primo turno il 26 e il 27 febbraio. A sfidarsi sarà una terna di candidati: Pietro Castoldi, docente di reti di Telecomunicazioni, Eugenio Guglielmelli, docente di Bioingegneria al Campus biomedico di Roma, Sabina Nuti, professore ordinario di Economia delle imprese ed esperta di management sanitario. Oggi si è tenuta l’assemblea elettiva con la presentazione dei candidati e un primo confronto con gli aventi diritto al voto. Gli elettori sono circa mille fra docenti, allievi e tecnici. La ‘Dire’ ha rivolto a ciascun candidato tre domande sul futuro di quello che è uno dei centri indiscussi di formazione e di ricerca d’eccellenza in Italia. A partire da come i candidati immaginano fra sei anni, cioè al termine del loro eventuale mandato, il Sant’Anna. Per Castoldi l’istituto “dovrà continuare a essere leader in campo formativo, nella ricerca, non solo nelle discipline che sono attualmente presenti, ma anche in un vasto e più ampio campo di conoscenza per affrontare le sfide del futuro, che la società moderna ci richiede di fronteggiare”. Guglielmelli ricorda che “la Scuola ha lanciato una grande sfida che è la federazione”. 

Pertanto, fra sei anni, “vedo un Sant’Anna alla guida di una federazione sempre più ampia e coesa per mettere in rete le strutture che formano i giovani talenti, che devono guidare la nostra società”. Mentre Nuti immagina “una Scuola ancora più inclusiva, capace di aprirsi al mondo, alle sfide che la società ci propone, e capace con le risorse che la collettività mette a disposizione di creare valore pubblico per chi lavora al proprio interno, per gli allievi, ma soprattutto per la collettività”.

Il secondo quesito tocca il tema della formazione integrativa e della parità di condizioni d’accesso per gli allievi. “Se sarò eletto rettore cercherò di aumentare il numero degli allievi e metterli a lavoro su sfide di tipo interdisciplinare- assicura Castoldi-, perché penso che questa sia la chiave della ricerca per il futuro”. Il suo motto a tal proposito diventa: “Più allievi, più internazionali e più collegati con le attività di ricerca degli istituti del Sant’Anna”. Per Guglielmelli la priorità è “offrire agli allievi sempre più una formazione che sia collegata alla ricerca che si svolge nei nostri istituti. La ricerca è una condizione necessaria per svolgere formazione di qualità”. 

Una formazione anche “molto pratica” attenta alle “tecnologie abilitanti”. Un occhio di riguardo al tema dell’equità viene posto da Nuti: “Proprio partendo dal punto che siamo un’istituzione pubblica a noi spetta un ruolo di valorizzare il merito ovunque esso sia- rileva-, in particolare là fra i ragazzi che hanno meno possibilità da un punto di vista economico-finanziario”. Ai tre cattedratici viene, inoltre, domandato come rendere ancora più competitiva la ricerca avanzata dell’istituto.

 Castoldi richiama la grande tradizione che ha sviluppato in questo campo e sostiene che il Sant’Anna “può trarre beneficio dalle due strutture recentemente create: la fondazione universitaria Infotech e il centro di competenza Artes 4.0 che si occupano di trasferimento tecnologico  strutturato”. Chi intravede l’opportunità di concentrare gli investimenti, in tale ambito, su “grossi progetti strategici” è Guglielmelli il quale si rifà agli obiettivi globali di sviluppo delineati da World economic forum, Nazioni Unite e Oms. 

Tutto questo nell’ottica di “rendere visibile l’istituto nel contesto internazionale come un attore protagonista capace di alleare scienze sociali e scienze sperimentali, che alla scuola convivono sotto lo stesso tetto”. Chiude il confronto Nuti che riporta al centro del dibattito l’importanza della federazione recentemente varata dal Sant’Anna: “Un’istituzione come la nostra- spiega-, anche nell’ambito della federazione con Normale e Iuss di Pavia può avere la forza per affrontare temi di ricerca alla frontiera, relativi cioè a sfide a cui la nostra società è chiamata a rispondere. Penso che lavorare in una dimensione interdisciplinare sia fondamentale”.

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26 Gennaio 2019
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