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Environment Park, un modello italiano per la Tunisia VIDEO

ROMA – L’impegno è aiutare i giovani e l’occupazione, scommettendo su piccole e medie imprese, la rete decisiva”: a parlare con la DIRE è Davide Canavesio, amministratore delegato di Environment Park, parco tecnologico di Torino oggi riferimento per i nuovi “poli della competitività” della Tunisia.

L’intervista si tiene a margine di un incontro organizzato a Roma da Confindustria Assafrica e Mediterraneo, con focus su “partenariato” e “investimenti” nel Paese del Nord Africa. A intervenire il ministro tunisino dell’Industria Zied Laadhari ma anche i responsabili dei quattro poli sorti nelle regioni di Biserta, Gabes, Sousse e Monastir ed Elfejja.


Canavesio racconta di quando 20 anni fa sognava di lanciare una start up e poi, nonostante le difficoltà, dei successi e degli stimoli sempre nuovi. Cresciuti insieme con Environment Park, una realtà nata con cinque o sei aziende ma che nel corso del tempo ne ha messe in rete oltre 300.

“Promuoviamo innovazione facendo in modo che arrivino contributi diretti alle Pmi” spiega l’amministratore delegato, tornando ai poli tunisini; “Possiamo trasmettere le nostre esperienze per capire come essere davvero concreti nelle ricadute economiche e sociali”.

La premessa è che gli accordi di cooperazione tra Paesi e grandi aziende sono necessari ma che da soli non bastano. “Per aiutare i giovani e l’occupazione ci deve essere la stessa ricaduta all’interno delle Pmi” sottolinea Canavesio.

Convinto che Environment Park, con la sua vocazione per l’ambiente e le rinnovabili, costituisca un modello per l’altra sponda del Mediterraneo. “Il Parco e i poli tunisini sono presenze fisiche sul territorio” sottolinea: “E’ la modalità giusta per dare una mano a Pmi, start up e giovani desiderosi di contribuire”.

Il contesto è Appui aux Poles Tunisiens, un progetto finanziato dal ministero degli Esteri italiano. L’impegno è mettere le competenze del nostro Paese a disposizione dei distretti di Biserta, Sousse, Monastir ed Elfejja e Gabes, specializzati in agroalimentare, meccanica, meccatronica, chimico e tessile. Centrali le componenti della vendita dei lotti nelle aree industriali, i servizi legati a innovazioni, formazione e incubazione, immobiliare e sviluppo business. L’ultimo punto riguarda il coaching, vale a dire l’affiancamento degli esperti italiani al personale tunisino. Ancora Canavesio, sulle potenzialità del parco piemontese in termini di cooperazione: “Il modello di Environment Park ha in sé sia il software, rappresentato dalla gestione delle reti e delle connessioni di imprese sul territorio, sia l’hardware, ovvero le infrastrutture per l’insediamento, i laboratori e le risorse componenti”.

OTTATI (CONFINDUSTRIA): È IL PAESE CHIAVE

Bisogna puntare sulla Tunisia, Paese chiave in una prospettiva di sviluppo economico per tutta l’area del Mediterraneo, dell’Africa e del Medio Oriente: e’ l’appello di Giovanni Ottati, presidente di Confindustria Assafrica e Mediterraneo.

“Da punto di vista giuridico, di disponibilita’ di risorse umane, di posizionamento geografico, di rapporti con i Paesi vicini nonche’ di programmi di sviluppo anche nell’ambito dell’Unione Africana – ha sottolineato Ottati – la Tunisia e’ la piattaforma piu’ virtuosa di tutta l’area del Mediterraneo, dell’Africa e del Medio Oriente”.

Secondo il presidente di Confindustria Assafrica, “in questa regione allargata non ci sono altri Paesi con le medesime caratteristiche e le opportunita’”.

Centrale nella riflessione di Ottati le prospettive del settore tessile, uno dei motori della crescita e delle esportazioni tunisine, messo alla prova negli ultimi anni dai rivolgimenti culminati nella rivoluzione del 2011 e anche dal conflitto civile nella vicina Libia. Secondo Ottati, per altro, “Francia e Italia sono i Paesi piu’ integrati con la Tunisia, che hanno dunque un ruolo privilegiato”.

L’assunto e’ che sia necessario di favorire una ripresa, cogliere tutte le opportunita’. “La Tunisia – ha aggiunto il presidente di Confindustria Assafrica – ha un ruolo importante per lo sviluppo del Mediterraneo, che va osservato con grande attenzione”. L’incontro romano e’ intitolato ‘Partnariati e investimenti per uno sviluppo industriale integrato italo-tunisino’. Centrale nei lavori, coordinati da Confindustria Assafrica, la presentazione dei nuovi “poli di competitivita’” realizzati nelle regioni di Biserta, Gabes, Monastir ed Elfejja e di Sousse anche con il sostegno della cooperazione, delle competenze e dei modelli industriali italiani.

LAADHARI: POLI INDUSTRIALI, CON L’ITALIA

Offrire opportunita’ di lavoro, facendo tesoro delle competenze industriali e della cooperazione italiane, a sostegno una “transizione” sotto il segno della democrazia: e’ questo, spiega alla DIRE il ministro dell’Industria Zied Laadhari, l’obiettivo dei nuovi “poli di competitivita’” sorti in Tunisia.

“Vogliamo garantire vantaggi ai giovani, offrendo soprattutto ai piu’ deboli opportunita’ economiche” sottolinea Laadhari: “Queste opportunita’ sono cruciali per una transizione politica ispirata ai valori democratici condivisi”. Secondo il ministro, “e’ importante che la democrazia si consolidi nella vita dei giovani anche attraverso lo sviluppo economico favorito dalle imprese private”.

In questa prospettiva, sottolinea Laadhari, “e’ fondamentale creare opportunita’ per i giovani laureati”. Un impegno che diventerebbe concreto grazie ai “poli di competitivita’” sorti in quattro regioni: Biserta, Gabes, Monastir ed Elfejja e Sousse. “Offrono un ecosistema favorevole per lo sviluppo economico regionale” sottolinea il ministro. Convinto che sia decisivo “lavorare in sinergia con le universita’ e le start up”, si tratti di tecnologie dell’informazione e della comunicazione, di tessile, di agroalimentare o di energie rinnovabili.

L’occasione dell’intervista e’ un incontro romano, organizzato da Confindustria Assafrica e Mediterraneo, intitolato ‘Partnariati e investimenti per uno sviluppo industriale integrato italo-tunisino’. Centrale, durante i lavori, la proiezione internazionale e la riflessione sui modelli offerti dall’Europa e in particolare dal nostro Paese.

“L’Italia puo’ aiutarci a sviluppare la competitivita’” sottolinea Laadhari. Uno dei riferimenti e’ l’Environment Park, parco scientifico-tecnologico che a Torino e in Piemonte riunisce 74 aziende. Poi c’e’ il contesto locale, sottolinea il ministro: “La Tunisia offre un ambiente economico, giuridico e fiscale adatto agli investimenti e negli ultimi anni c’e’ anche stato un accordo tra il padronato e i sindacati”. E le difficolta’ del settore tessile? “Ci sono state difficolta’” riconosce Laadhari, che pero’ aggiunge: “Oggi proviamo a trovare soluzioni per rilanciarlo e renderlo ancora piu’ competitivo”.

di Vincenzo Giardina, giornalista

25 maggio 2017
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