Dal degrado alla rinascita, Placida e il miracolo Osa

ROMA – La rinascita di Placida passa anche per un rossetto. “Sono proprio bella oggi, Enza mi aiuti a truccarmi?”. Davanti allo specchio di casa sua si ripete un piccolo miracolo quotidiano, ma una vera e propria rivoluzione se pensiamo ai tanti anni trascorsi sotto l’incuria e la sofferenza. È una storia complessa quella della signora Placida, una storia di emarginazione e solitudine che, al contrario di ogni possibile aspettativa, sta per avere un suo lieto fine. L’equipe di lavoro di cui fa parte Enza, operatrice Osa, ha dovuto imparare a relazionarsi con una persona pacifica ma spesso poco collaborativa, con sbalzi d’umore fortemente legati all’abuso di alcol.

Placida non si è mai preoccupata della pulizia dell’ambiente domestico né della cura e dell’igiene personale. Ha instaurato rapporti conflittuali con i condomini del suo palazzo al centro di Frosinone proprio per le sue precarie condizioni igieniche. “La nostra assistita ha 85 anni. Ci prendiamo cura di lei attraverso il Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD) da almeno 10 anni senza ottenere i risultati sperati- spiega l’assistente domiciliare Enza, che ha iniziato a occuparsi in modo più assiduo del suo recupero proprio negli ultimi due anni insieme alle colleghe Stefania e Novella- Noi operatori abbiamo vissuto questa situazione come un fallimento nonostante i continui tentativi di restituirle dignità.

Ci sentivamo delusi e amareggiati- continua il suo racconto a Osa news- ma lavorando a stretto contatto con i condomini, in particolare con due signore e un ragazzo, siamo riusciti a ripulire la casa e a farle finalmente il bagno igienico. Adesso è stato rivoluzionato in positivo sia l’ambiente domestico che l’aspetto della signora”. È stato un lavoro condiviso, di squadra che “ci ha ripagato di tutti gli sforzi e i sacrifici. E soprattutto ha rappresentato un traguardo per Placida che può iniziare una seconda vita”. La signora viene assistita quotidianamente, da una a due ore e mezza al giorno a seconda delle necessità, attraverso l’assistenza di base e le attività di segretariato sociale. “Fino a poco tempo fa, la casa era sepolta dalla sporcizia. La signora Placida non accettava il nostro aiuto perché sosteneva di essere in grado di provvedere da sola, e nel migliore dei modi, alle pulizie. Un atteggiamento di chiusura che rimarcava con frasi come ‘Io sono una signora. Il caffè lo so fare solo io. E pure le pulizie’. Spesso le hanno staccato la luce e tante persone disoneste le hanno rubato i soldi che percepisce dalla pensione sociale. In realtà, trascorreva le sue giornate a bere, nell’inerzia totale, trascinandosi dietro i ricordi di un passato che non sappiamo se siano reali o immaginari”, racconta Enza. In casa di Placida mancava tutto, persino il phon e la doccia. Aveva la fobia dell’acqua e per questo è stato difficile convincerla a farsi lavare.

“Abbiamo dovuto conquistare la sua fiducia per poter svelare la sua intimità. Nelle case degli assistiti bisogna entrare sempre in punta di piedi. Non si possono fare subito troppe domande. Il nostro lavoro richiede grande spirito di osservazione e una pazienza infinita. All’inizio le ho dovuto alzare la voce ma è servito a farmi rispettare. L’ho fatto per il suo bene. Ora è più socievole. Prima era distaccata, adesso è affettuosa, ci accoglie con il sorriso e le condizioni della casa sono migliorate”. Enza lavora nel sociale dal 2001 e per la Cooperativa dal 2009. “Per me fare parte del mondo Osa significa tranquillità. In questa Cooperativa si tiene conto sia dell’utente che dell’operatore e non è un fatto scontato. Dalla mia esperienza, ho imparato che ci vuole amore e timore, pazienza e sensibilità con tutti gli assistiti. Ho 48 anni, una figlia e sono rimasta vedova da pochi mesi. Il lavoro mi ha dato e mi dà la forza di andare avanti”.

23 Dic 2016
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