Femminicidio, Grasso: "Della violenza sulle donne devono parlare soprattutto gli uomini" - DIRE.it

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Femminicidio, Grasso: “Della violenza sulle donne devono parlare soprattutto gli uomini”

Pietro GrassoROMA – “Della violenza sulle donne non devono dunque parlare “anche” gli uomini ma “soprattutto” gli uomini. Troppo a lungo si è sbagliato approccio: per anni abbiamo lasciato le donne da sole a combattere questa battaglia di civiltà”.

Il presidente del Senato Pietro Grasso interviene al seminario “Fermare la violenza contro le donne. Insieme si può fare”, voluto dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e sottolinea che “la cronaca è tristemente colma di storie dove uomini di tutte le età usano la violenza, nelle sue diverse forme, contro le donne. L’ho già detto in passato ma ci tengo a ribadirlo: tutto ciò che limita una donna nella sua identità e libertà è una violenza di genere. Quello che desta ancor più allarme è che per ogni storia di cui abbiamo notizia ce ne sono molte altre dove il dolore e la violenza vengono avvolti dal silenzio, dalla vergogna, dall’impunità. Dobbiamo riconoscere che siamo indietro anche sotto un profilo culturale e sociale: denunciare una violenza non è facile, c’è la drammatica tentazione di rimuovere interamente quanto accaduto, di non parlarne per colpa degli effetti pubblici e sociali di una denuncia, che spesso sono a carico più delle vittime che dei carnefici”.

I PROBLEMI CULTURALI

Il presidente del Senato aggiunge che “anche i più recenti casi di cronaca confermano infatti che davanti ad una denuncia non scatta una unanime solidarietà: le parole di una donna, le sue azioni, vengono soppesate quasi a cercare una giustificazione della violenza subita o, peggio ancora, una colpa o addirittura una convenienza nel tacere o nel denunciare dopo tempo. Bisogna lavorare moltissimo su questo aspetto, creare le condizioni perché ciascuna ragazza o donna che sia stata maltrattata, offesa, molestata venga aiutata e sostenuta, non criminalizzata”.

Le ultime parole di Noemi

Grasso cita “le parole che Noemi usò nel suo ultimo post di Facebook prima che la sua vita fosse spezzata dal suo fidanzato. Ne cito alcune: “Non è amore se ti fa male. Non è amore se ti controlla. Non è amore se ti fa paura di essere quello che sei..”. Sono parole semplici, dirette, impossibili da fraintendere e che devono farci riflettere anche e soprattutto rispetto al cuore del problema, che è di ordine culturale”.

Stiamo – finalmente – mettendo in discussione, osserva Grasso, “i nostri antichi modelli di riferimento e, in questo senso, la scuola ha un ruolo decisivo. Stiamo abbandonando una cultura che prevedeva ruoli fissi e immutabili, ma nel profondo ci sono ancora degli stereotipi e delle gabbie che vanno sradicati. Liberarci da questi pregiudizi è un lavoro lungo, che ci coinvolge tutti e che investe principalmente gli uomini. Dobbiamo sentirci tutti partecipi di questo cambiamento, come uomini ma anche come padri, nonni, fratelli, amici. Passare dalla cultura del possesso a quella del rispetto, come prima cosa.

GLI ORFANI DI FEMMINICIDIO

Grasso sottolinea che “le istituzioni hanno i loro doveri, le loro responsabilità, c’è molto da fare. Ci sono segnali incoraggianti, alcuni di essi compiuti proprio in questa Legislatura; c’è il prezioso lavoro che svolge la Commissione, del quale ringrazio ogni suo componente. Le leggi ci sono, e sono anche molto dure: semmai c’è un problema di tempestività e coordinamento, ma le cose stanno cambiando, in meglio, molto in fretta. C’è lo straordinario lavoro che carabinieri, magistrati, forze di polizia, medici, psicologi fanno ogni giorno per sventare decine di altre situazioni. È soprattutto grazie a loro se il numero degli episodi di violenza di genere sta diminuendo in questi anni; a loro bisogna riconoscere una dedizione e un impegno eccezionali, per cui bisogna ringraziarli”, dice Grasso che conclude annunciando: “Sul tema degli orfani di femminicidio assicuro il mio impegno per una rapida calendarizzazione”.

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23 novembre 2017
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