Imprese, Silvestrini (Cna): “Più investimenti e meno prelievo fiscale”

CATANIA – “Siamo in attesa di conoscere i testi definitivi” della manovra economica 2019. “Come sappiamo, è nei dettagli che si insidia il diavolo e prima di esprimere un giudizio definitivo, aspetteremo qualche giorno. Quello che abbiamo capito è l’idea di una manovra che tende ad espandere l’economia, gli investimenti e, quindi, a superare quella logica restrittiva, rigorista che ha caratterizzato la politica economica del nostro governo negli anni precedenti e che non ha portato né all’incremento della ricchezza, né alla riduzione del debito pubblico”. Lo ha dichiarato Sergio Silvestrini, segretario generale della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, interpellato dall’agenzia Dire a margine dell’incontro “Imprese e Istituzioni insieme per lo sviluppo”, oggi a Catania.

Per il segretario generale Cna, quella del governo appare come una sfida rischiosa ed impegnativa: “Una scommessa che si basa sull’aumento della crescita del nostro Paese. Aver detto, il debito al 2,4%, il Pil all’ 1,5%, significa assumersi un onere importante. Tutto è collegato a queste due piccole cifre. Se la ricchezza del prossimo anno non crescesse, allora avremmo grossi problemi di debito pubblico, di credibilità, di rischi di mercato, di finanza i cui effetti iniziamo già a vedere. Forse non bastano le misure che noi abbiamo potuto leggere nella manovra. Occorrono più investimenti che pure sono previsti, occorre una maggiore riduzione del prelievo fiscale, che pure è previsto, perché solamente con uno shock riusciremo a dare al nostro Paese quel ritmo di crescita che vogliamo avere”.

Sergio Silvestrini sottolinea l’esigenza di fare “ritornare la voglia di investire” e di trasmettere la sicurezza che quello che oggi è stato deciso, non sarà smentito domani: “L’incertezza, la precarietà- ha commentato- sono un forte freno inibitore a tutto ciò. Non si tratta solo di un aspetto psicologico, ma di una condizione necessaria per potere pensare in chiave positiva nei prossimi anni”. In riferimento alla sinergia di imprese ed istituzioni per promuovere lo sviluppo economico, Silvestrini ha ricordato una citazione del capo dello Stato Sergio Mattarella: “Le istituzioni sono il nerbo della nostra democrazia repubblicana. Io condivido questa affermazione. Le istituzioni hanno un ruolo centrale nella distribuzione delle ricchezze, nel creare le regole del gioco, nel promuovere il merito, nel promuovere la competitività dei sistemi economici. Le imprese, parimenti, hanno il ruolo fondamentale di animare lo sviluppo, di investire, di creare occupazione e coesione sociale. Queste due forze devono, in qualche modo, reincontrarsi positivamente”.

“Ho apprezzato molto- ha concluso il segretario generale- l’iniziativa di oggi di Catania. Chiamare in questa fase in cui le istituzioni, i partiti politici sono sotto schiaffo nella considerazione della cittadinanza è un tentativo nobile di riattivare i canali di comunicazione. Senza una buona politica e senza una buona imprenditoria non c’è sviluppo. Abbiamo aperto questo dialogo, spesso urticante, con la politica, dicendo le cose che non ci piacciono, come dovrebbe cambiare la pubblica amministrazione. La pubblica amministrazione italiana, forse, è una delle peggiori al mondo. Da tutte le ricerche che abbiamo fatto, noi Cna dimostriamo come il nostro è il Paese che ha, forse, il più alto livello di prelievo fiscale al mondo occidentale di quasi il 62% e Catania non ne è immune. Soprattutto quello che mi interessa dire oggi: riattiviamo i canali della comunicazione, la qualità del decisore politico e la qualità delle imprese e dell’investimento. Abbiamo di fronte a noi scelte fondamentali, importanti, distoniche rispetto a quello che abbiamo fatto nel passato, nuovi orizzonti anche di investimento. La digitalizzazione, la globalizzazione, internet sono variabili fondamentali. Attiviamo in Sicilia il turismo, uno degli asset che ha garantito l’occupazione in questi anni, i servizi tradizionali e meno tradizionali, ma diamo una mano anche alla gente che produce cose fatte bene. Produrre manufatti di alto livello è il segreto per cui l’Italia può ancora vincere”.

MILAZZO (CNA): MACIGNO FISCALE FRENA SVILUPPO

“L’economia siciliana, in continuità con il biennio precedente, ha mostrato alcuni segnali di ripresa che hanno interessato in modo differente i settori del territorio. Nonostante la favorevole fase congiunturale, la crescita del Pil isolano dopo il +1% del 2016, lo 0,9% del 2015 rallenta allo 0,4%, mantenendo troppo ampio il divario con i livelli pre-crisi che, a questi ritmi, non saranno raggiunti prima del 2033”. Così il segretario territoriale della Confederazione nazionale dell’Artigianato, Andrea Milazzo, questa mattina all’Assemblea territoriale “Imprese e Istituzioni Insieme per lo Sviluppo”, a cui hanno preso parte il segretario generale Cna Sergio Silvestrini, il presidente regionale di Cna Sicilia Sebastiano Battiato, il presidente provinciale di Cna Catania Floriana Franceschini.

Alla presenza del sindaco del capoluogo etneo Salvo Pogliese, dei sindaci delle province, dei rappresentanti dei sindacati, si è discusso per proporre un’alleanza con le istituzioni, finalizzata ad uno sviluppo possibile delle piccole imprese al centro del sistema produttivo italiano.

“Un’alleanza mirata al conseguimento di obiettivi precisi- ha sottolineato Floriana Franceschini- come l’ottimizzazione della burocrazia, il controllo del fenomeno dell’abusivismo attraverso una serie di interventi specifici, la rielaborazione della Tari, il contenimento delle aliquote Imu, e non ultimo favorire lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile”.

“La debolezza dell’economia siciliana- ha proseguito Milazzo- è la risultante di andamenti molto discordanti a livello territoriale, che ci consegnano la foto di un’isola senza regime”. Il segretario territoriale ha ricordato come alcune aree sono contraddistinte da tassi di crescita prossimi alla media nazionale ed altre da cedimenti insignificanti. “A frenare lo sviluppo dell’economia siciliana- ha aggiunto- gioca un ruolo determinante il settore delle costruzioni. Nel solo 2017, l’edilizia ha perso 7mila posti di lavoro; rispetto al 2008 gli occupati nel settore sono 73mila in meno, calo del 48,6%. Anche il dato complessivo del lavoro fotografa una Sicilia che tende ad allontanarsi sempre di più dalle regioni più virtuose del Paese. Un altro grande ostacolo allo sviluppo è costituito dal macigno fiscale che grava sulle nostre imprese. Un mostro a tre teste che necessita di interventi a livello nazionale, regionale e provinciale”.

“Per questo motivo- ha aggiunto Milazzo- guardiamo con grande attenzione alla manovra di bilancio per il 2019. Dalla lettura del documento programmatico emerge l’intento espansivo. La volontà di sfuggire ai lacci stringenti delle regole di stabilità, cosa che apprezziamo. Artigiani e piccoli imprenditori non temono di contrarre debiti, purché siano fatti per investire. Guardiamo, inoltre, con favore all’innalzamento della soglia forfettaria a 65mila euro, alla conferma delle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni e agli sgravi sugli utili investiti in ricerca, sviluppo, macchinari, assunzioni e alla cedolare secca sugli affitti degli immobili commerciali e produttivi. Tuttavia, mancano altri importanti interventi per ridurre completamente il peso tributario sulle aziende: totale deducibilità dell’Imu dal reddito d’impresa, attuazione dell’Iri dall’anno in corso per quella platea di imprese che non rientreranno nel regime forfettario e, soprattutto, un approccio molto più coraggioso sul cugno fiscale”.

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21 ottobre 2018
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