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Pd, Bettini: “Siamo al capolinea di una intera classe dirigente”

ROMA – “Un futuro politico dettato prevalentemente da calcoli di potere, e, aggiungo, da odi personali, da vendette, da sentimenti egoistici. Dei quali alla gente non frega niente. La distanza tra le elite e il popolo non potrà che aumentare“. Così Goffredo Bettini, della direzione e europarlamentare del Pd, nell’intervista rilasciata alla Dire.

“Siamo davvero al capolinea di una intera classe dirigente. Di quella vecchia, che ha calcato il palcoscenico della Prima Repubblica, così come di quella che si è presentata come innovativa; o persino rivoluzionaria” dice Bettini.

Ma il centrosinistra governa… “Il centrosinistra ha contribuito grandemente a questo declino della politica. Vede: si sono aperte tra di noi, nel campo democratico e progressista, questioni serie di orientamento politico. Ma esse sono davvero insormontabili? Sono così nette da produrre contrapposizioni di una violenza inaudita? Cattive, ed anche ideologiche. Parola che grazie al PCI era stata messa in soffitta; ed ora, invece, è riemersa nel dibattito pubblico. Le divisioni, questa è la verità, sono marcate per difendere leadership, destini individuali, ambizioni il più delle volte assolutamente illegittime. C’è una sorta di ‘libera tutti’ e nessuno ricerca più, pazientemente, una prospettiva. Mi sono convinto che da questa brodaglia non potrà venire nulla di buono”.

Bettini anche lei è colpevole… “Certo. E mi rammarico ogni giorno della mia inadeguatezza. Anche se, debbo dire, sono almeno dieci anni che sollevo il problema dello sfaldamento della Repubblica, del decadimento di ogni rappresentanza, della cecità dei partiti tradizionali. Quando contribuii, con Veltroni, a fondare il Pd, pensai che il nuovo partito dovesse rispondere a questi problemi ed esigenze inevase. Sappiamo com’è andata a finire”.

“La realtà tende a spazzare via le mezze misure, il detto e non detto, la terza e quarta via- dice Goffredo Bettini nell’intervista alla Dire- i salamelecchi verso i salotti bene, la mondanità che produce carriere, le relazioni sociali che oscurano le competenze, il chiacchiericcio giornalistico, la furbizia trasformista. Insomma molte cose di cui si è nutrita anche la sinistra nella ricerca della cosiddetta modernità. Ora, da Renzi a Bersani, da D’Alema a Pisapia, tutti dovranno agire dentro questa consapevolezza: ci salviamo solo se ci sarà maggiore giustizia. Naturalmente se si vuole rimanere nell’ambito di un’ispirazione democratica e di sinistra”.

Macron in Francia ha spazzato via destra e sinistra… “Guardi che il programma di Macron non è affatto privo di una forte preoccupazione sociale e circa le condizioni della parte più povera della Francia. Tuttavia la Francia è un caso con molte specificità: la crisi dei socialisti dopo la difficilissima presidenza di Hollande, la presenza di una destra estrema ormai radicata in tutto il Paese, e un sistema elettorale che ha permesso al secondo turno di lanciare un allarme democratico che ha fatto convergere tanti elettori sull’attuale presidente della Repubblica francese. Ma stiamo al primo turno: Macron prende il 23% e Melenchon (sinistra radicale) il 20%. Quest’ultimo è un risultato impensabile senza il quadro da me prima descritto”.

In Italia invece si continua nelle liti da cortile… “Le varie componenti del centrosinistra si sono ritrovate tutte in un vicolo cieco. Renzi è senza linea. Si è isolato. Prima con il referendum, che ha rovinosamente perso per una impostazione politicizzata e esasperata. Da ultima spiaggia. Poi, dopo aver stravinto il congresso, ha tentato di replicare lo sfondamento personale, legato anche ad una indigesta futura alleanza con Berlusconi; con il quale ha concordato una legge elettorale che alla prima prova in Parlamento è stata affossata. Ora allude ad un campo un po’ più largo di alleanze: da Pisapia a Calenda… Mi pare tutto un po’ disperato e improvvisato. La verità è che il segretario ha vinto il congresso; ma si sta dimostrando che la linea giusta era quella di Orlando”.

Dall’altra parte, prosegue l’intervista a Goffredo Bettini, della direzione ed europarlamentare del Pd, “Mdp, e ancor più il movimento del NO, sono prigionieri di uno schema sballato. Quello secondo cui Renzi è parte organica della destra: quindi acerrimo avversario. Non si pongono neppure il problema dei milioni di elettori democratici che votano Pd. In questo quadro, naturalmente considerano il 5% un risultato esaltante. Solo Pisapia si muove con saggezza. Tenta di costruire un terreno unitario con tutti, fondato su pratiche di decisione innovative e responsabilizzanti per le persone che aderiscono. Tuttavia, nella situazione attuale, il suo è un tentativo che rischia di essere schiacciato. Comunque, va sostenuto”.

Continua ad esser forte il populismo, che si nutre di rabbia… “La protesta in Occidente non è alimentata solo da un peggioramento delle condizioni materiali. Ma anche dal dramma di non trovare una risposta collettiva per contrastarlo… molti cittadini si sentono soli, marginalizzati, depredati e dimenticati. La rabbia così si accumula in silenzio per poi esplodere nelle ventate populiste, che illudono per una stagione e poi si spengono. La pentola a pressione non sfiata, favorendo cambiamenti graduali e consapevoli. Semplicemente esplode; e sempre contro l’elite in quel momento egemone. Così è stato per Trump e per la Brexit. In Italia per Berlusconi, per Grillo e in parte per Renzi il ‘rottamatore'”.

Siamo sempre lì, che fare? “Suscitare tra gli iscritti, gli elettori, i militanti una partecipazione, un incontro, un confronto che siano anche decisione e deliberazione. Aperto, dagli esiti anche imprevedibili, fondato sulla responsabilità dei singoli e non sul dominio delle elite interne e su un sentimento di autoconservazione delle strutture burocratiche, dell’apparato o istituzionali. Le leadership dovrebbero trarre la loro legittimazione in questo cimento che ricostruisca la piramide dalla base e tenti di sostituire il populismo con un popolo attivo e consapevole. Questo non è il tempo di comandi solitari e indiscutibili, di maggioranze chiuse e provocatorie, ma è tempo di laboriosa fanteria“.

21 giugno 2017

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