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DIRE Emilia-Romagna

Avanti sul reato di depistaggio, Giovanardi: “E’ clava ideologica”

BOLOGNA – Minuscolo e contestato passo avanti per la proposta di legge per l’introduzione nel Codice penale del reato di inquinamento processuale e depistaggio. Ferma al Senato dal 31 luglio 2015 (dove approdò oltre 300 giorni dopo l’ok alla Camera e non a caso alla vigilia delle cerimonie per commemorare la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980), la proposta è stata ri-esaminata tre giorni fa in commissione Giustizia a Palazzo Madama. E rinviata a successive sedute. Sul tavolo sono arrivati testi di Paolo Bolognesi, deputato Pd e presidente dell’associazione dei parenti delle vittime del 2 agosto, e del senatore bolognese dem Sergio Lo Giudice.

giovanardiIl dibattito è stato ‘lampo’. Ha preso la parola Carlo Giovanardi (Ap): per lui “nulla in contrario in ordine allo specifico contenuto” della nuova formulazione proposta per l’articolo 375 del Codice penale, ma è inaccettabile l’uso nel contesto legislativo del termine depistaggio’, in quanto è di tutta evidenza come tale termine sia utilizzato nel dibattito pubblico, da coloro che intendono portare avanti alcune precise posizioni, come una vera e propria ‘clava ideologica’ per colpire chi, semplicemente, non la pensa allo stesso modo in merito alla ricostruzione storica di determinate vicende”. E’ toccato a Lo Giudice rintuzzare l’affondo spiegando, come si legge nel verbale della seduta, che le motivazioni “a sostegno della proposta sono note e da rintracciarsi in una storia nazionale che ha visto più volte -dalla strage di Piazza Fontana a quella di Piazza della Loggia, al caso Moro- servitori corrotti dello Stato porre in essere condotte che hanno ostacolato l’accertamento della verità” su “drammatiche vicende”.

Inoltre, ha aggiunto Lo Giudice, “le condotte sanzionate dal testo approvato dalla Camera sono effettivamente lesive delle esigenze di accertamento della verità processuale e non volte semplicemente a prospettare ricostruzioni storiche alternative”. Dopodichè il dibatitto si è chiuso e l’esame del testo è stato “rinviato”, specifica il verbale. Bisognerà dunque aspettare ancora. Mettendo alla prova la pazienza dei parenti delle vittime che avevano fatto del reato di depistaggio uno dei quattro temi su cui, dopo l’ultimo 2 agosto, speravano in una accelerazione.
Già infatti ci erano voluti oltre 300 giorni per vedere arrivare in commissione al Senato il testo approvato alla Camera il 25 settembre del 2014. A Montecitorio era passato con 351 “sì”, 50 “no” e 26 astenuti, ma anche con “mugugi e opposizioni di Forza Italia e Nuovo centrodestra”, tanto che sempre Lo Giudice, la scorsa estate, metteva in guardia: al Senato “inizia un percorso che non sarà per niente semplice” per trovare “i voti necessari. A favore dell’introduzione del reato di depistaggio si espresse, sempre il 2 agosto scorso, il presidente del Senato Pietro Grasso: “La sfida da affrontare ora- disse- è la legge sul reato di depistaggio, per questo ho sollecitato la commissione giustizia del Senato a calendarizzare al più presto la legge”. Assieme alla desecretazione degli atti sulle stragi in italia, quello sul depistaggio era uno degli impegni presi dal Governo (gli altri riguardano gli indennizzi alle vittime): in tutto quattro temi su cui è stata avviata una petizione che ha raccolto 2.333 adesioni.

19 marzo 2016

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