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DIRE CINEMA

‘Un sacco bello’, trentasei anni di successi e risate

ROMA – Chi non ha mai urlato “io mica so comunista così, so comunista così!”? O, ascoltando un discorso magari un po’ contorto, non ha risposto “in che senso?”? E pensando ad uno stereo con il volume troppo alto, chi è che non ha mai detto: “Nun smorzà, abbassa!”? Scambi di battute, risposte ironiche: tutte, insieme a tantissime altre, contenute in ‘Un Sacco Bello‘ (film scritto, diretto ed interpretato da Carlo Verdone, all’esordio alla regia, uscito nelle sale 36 anni fa, il 19 gennaio del 1980) hanno fatto la storia del cinema italiano.

Prodotto da Sergio Leone, con le musiche di Ennio Morricone, ‘Un Sacco Bello’ racconta la storia di tre personaggi, tutti interpretati da Carlo Verdone: Enzo, un giovane privo di amici, alla ricerca disperata di una compagnia per un tour del sesso in Polonia, dove vorrebbe andare con biro e calze; l’ingenuo e goffo Leo (“in che senso?”), ossessionato dalla mamma, interpretata dalla sora Lella, alle prese con la spagnola Marisol (celebre l’urlo con cui la chiama); Ruggero, che ha lasciato la sua famiglia per vivere in una comune, a cui il papà interpretato da Mario Brega (indimenticabili i suoi scatti di rabbia) prova a far cambiare idea.

Lo stesso Verdone, con un post sulla sua pagina ufficiale di Facebook, ha ricordato il rapporto con Sergio Leone proprio in occasione delle riprese: “La notte che precedette il primo ciak rappresenta uno dei ricordi più belli che ho di Sergio Leone- ha scritto l’attore e regista romano- Non riuscivo a chiudere occhio, e lui lo sapeva: a mezzanotte suona il citofono, sento mia madre che urla: ‘Carlo, c’è Sergio Leone giù, dice se scendi’. Stava sotto il portico, mi fissò col suo sguardo sornione: ‘Non riesci a dormire, vero?’. Allargai le braccia. ‘E che non lo so? Ci siamo passati tutti, andiamo a fare un giro’. Ci facemmo una camminata a notte fonda di un’ora e mezza, mi parlò delle sue prime esperienze come assistente alla regia, poi come aiuto regista… E la mattina dopo, alle sette in punto, era di nuovo sotto casa mia, pronto per il primo giorno di riprese. Era venuto lui anziché l’autista. Sono episodi questi che non dimenticherò mai: un grande uomo pieno di premure verso un esordiente“.

di Adriano Gasperetti

19 gennaio 2016

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