Addio Encelado, l'ultimo fly-by di Cassini - DIRE.it

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Addio Encelado, l’ultimo fly-by di Cassini

Bentornati a ScientificaMente, l’appuntamento settimanale dell’Agenzia DIRE dedicato allo Spazio e alla scienza. Questa settimana il nostro approfondimento è sull’ultimo fly-by di Cassini quello calendarizzato per il 19 dicembre per studiare le emissioni gassose di Encelado

Nelle news:

  • Sali e ammoniaca su Cerere (ma i misteri continuano)
  • Avamposto42 premiato ai Teletopi
  • Le sentinelle del pianeta affidate a Thales Alenia Space
  • In viaggio con Rosetta con gli occhi di Osiris

Scoperta nel 1789, è rimasta avvolta nel mistero fino agli anni Ottanta del Novecento, quando le sonde Voyager della Nasa ci svelarono una Luna di appena 500 chilometri di diametro e una superficie estremamente riflettente. Da allora Encélado, luna di Saturno, ha mostrato molto di sé ed è diventata la più promettente del Sistema solare per la possibilità di ospitare un ambiente favorevole alla vita.

Molte delle scoperte legate a Encelado sono dovute all’instancabile lavoro della missione Cassini-Huygens, che da più di dieci anni studia Saturno e i corpi celesti nei suoi dintorni. Una missione nata dalla collaborazione fra la Nasa, l’Esa e l’Asi e che rimane uno degli esempi migliori di lavoro congiunto internazionale.

Era il 2005 quando la sonda Cassini scoprì delle eruzioni di materiale ghiacciato su Encelado. Oggi, a dicembre 2015, siamo arrivati all’ultimo, attesissimo fly-by. Non sarà il più ravvicinato. Quello avvenne il 9 ottobre del 2008, quando Cassini si abbassò fino ad arrivare ad appena 25 chilometri da Encelado.

Tra tutti i 22 fly-by di Cassini quello calendarizzato per il 19 dicembre è però quello alla distanza più adatta per studiare le emissioni gassose di Encelado. E’ diventato particolarmente importante alla luce della scoperta dello scorso marzo, quando gli scienziati hanno annunciato di aver trovato prove che l’attività idrotermica può avere luogo sul fondo degli oceani sotterranei di questa luna.

Questo è quindi un ultimo eccitante appuntamento spaziale per procurarsi un tassello in più di conoscenza sul nostro Sistema solare. Naturalmente la missione proseguirà ancora– la sua fine è in programma per il 2017-, ma questa è l’ultima occasione per avere la misura esatta da una distanza ‘giusta’ della quantità di calore che emerge dalla superficie ghiacciata della luna. Una traccia importante anche per capire quale sia il ‘motore’ di quelle fuoriuscite di gas e ghiaccio che continuamente emergono dal terreno.

Di fatto attraverso l’analisi del cuore caldo della luna si potrebbe trovare la chiave per comprendere la sua storia geologica.

Il fly by del 19 dicembre permetterà anche di mappare con una buona risoluzione la regione polare meridionale. E’ la stessa zona che, nel 2004, all’arrivo di Cassini era ben illuminata, mentre ora si trova avvolta dalla notte dell’inverno saturniano. Proprio l’assenza del calore emanato dal Sole rende più semplice per Cassini l’osservazione del calore che emana Encelado. Quando la missione avrà termine, gli scienziati avranno a disposizione dati che arrivano da sei anni di osservazioni ‘invernali’, al buio, dell’emisfero Sud.

L’ultima osservazione delle eruzioni lunari è dello scorso ottobre, quando Cassini riprese l’attività da 49 chilometri di distanza: gli scienziati sono ancora alle prese con quei dati per capire meglio quale sia la natura del materiale emesso e se contenga idrogeno.

La storia di Encelado si è rivelata man mano alla missione Cassini, che proprio di questo può fare un suo fiore all’occhiello. Scoperti primi pennacchi ghiacciati all’inizio del 2005, con a seguire una serie di scoperte sul materiale che fuoriesce dalle fratture vicino al Polo sud lunare, le prove dell’esistenza di un mare sotterraneo sono arrivate nel 2014.

L’eredità di Cassini è determinante per la conoscenza profonda del sistema saturniano. Ha aperto la strada verso un altro mondo.

Le news di questa settimana

Sali e ammoniaca su Cerere (ma i misteri continuano)
Due studi pubblicati sulla rivista scientifica Nature provano a fare chiarezza su alcuni fenomeni legati al pianeta nano Cerere. Da mesi ormai gli scienziati si interrogano sui misteriosi punti luminosi osservati sul pianeta nano dalla sonda Dawn della Nasa. Che cosa risplende sulla superficie di questo mondo ignoto e lontano? La risposta potrebbe essere… sale. L’ipotesi è che si tratti di accumuli di solfato di magnesio, mescolati con acqua ghiacciata e frammenti di roccia. Ma non è questa l’unica novità legata a Cerere. Grazie allo spettrometro VIR-MS fornito dall’Agenzia spaziale italiana (ASI) e realizzato da Finmeccanica-Selex ES con la guida scientifica dell’INAF-IAPS, sono state individuate tracce di argille contenenti ammoniaca. Se la scoperta venisse confermata significherebbe che Cerere si sarebbe formato in una zona molto più esterna del Sistema solare. Questo perché la sua posizione attuale non è compatibile con la formazione dell’ammoniaca. L’attesa è ora per i prossimi dati di Dawn: la sonda riprenderà il pianeta nano da appena 380 chilometri di distanza.

Avamposto42 premiato ai Teletopi
Il lavoro della squadra di Avamposto42 è stata premiato con una menzione speciale ai Teletopi, la manifestazione che dal 2008 assegna i riconoscimenti alle web tv e che da quest’anno premia anche il videostorytelling. Avamposto42 è il sito che ha raccontato, giorno per giorno, la missione ‘Futura’ di Samantha Cristoforetti. Un blog sempre aggiornato con il diario di bordo della prima donna italiana a volare sulla Stazione spaziale internazionale, con materiali multimediali e consigli per la salute. Il suo nome è stato scelto direttamente da Astrosamantha: ‘avamposto’ perché la Stazione costituisce l’avamposto umano nello Spazio, ’42’ in onore della Guida Galattica per autostoppisti di Douglas Adams (’42’ sarebbe la risposta di un supercomputer alla domanda fondamentale sulla Vita, l’Universo e tutto quanto).

Le sentinelle del pianeta affidate a Thales Alenia Space
E’ stato firmato a Roma il contratto tra Esa, Commissione europea e Thales Alenia Space per la realizzazione dei satelliti Sentinel 1C e 1D del programma Copernicus. Il loro debutto è previsto non prima del 2021: faranno parte della prima famiglia prevista da Copernicus, costituita da satelliti specializzati in osservazioni radar. I dati raccolti dalle ‘sentinelle’ del pianeta Terra sono dedicati al suolo e alle coste, alle foreste, ai ghiacci e ai mari e si prestano a usi molteplici: costituiscono un osservatorio privilegiato sui cambiamenti climatici e sui mutamenti della Terra, e sono utilizzabili anche per la navigazione marittima e alla gestione dell’agricoltura. Il valore del contratto è di 400 milioni di euro.

In viaggio con Rosetta con gli occhi di Osiris
Un nuovo sito web è stato lanciato dal tema della camera Osiris della missione Rosetta: raccoglierà tutte le immagini più recenti della cometa 67P Churyumov Gerasimenko in alta risoluzione. Verranno tutte pubblicate sul sito, ma gli utenti avranno anche la possibilità di iscriversi a una mailing list per ricevere in posta ogni scatto. La cadenza della pubblicazione dipenderà naturalmente dalle operazioni scientifiche della sonda europea, ma ci si aspetta che arrivi almeno un’immagine a settimana, ma anche un’immagine al giorno in caso di numerose operazioni. Le immagini saranno rilasciate in formato Jpg da un sistema robotico, con una preselezione da parte degli scienziati. Non solo: ogni immagine sarà accompagnata anche da data, ora, distanza della cometa dal Sole e risoluzione.

di Antonella Salini – giornalista professionista

18 dicembre 2015
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