Diciotti, Grillo: “Sì vuol dire no, tra Comma 22 e sindrome di Procuste”

L'ironia di Beppe Grillo sul quesito per la consultazione online che domani vedrà gli iscritti al portale Rousseau esprimersi sull’autorizzazione a procedere per il ministro Matteo Salvini indagato sul caso Diciotti
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ROMA – “Se voti Si’ vuol dire No. Se voti No vuol dire Si. Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste!”. Lo scrive su Facebook Beppe Grillo riferendosi al quesito per la consultazione online che domani vedrà gli iscritti al portale Rousseau esprimersi sull’autorizzazione a procedere per il ministro Matteo Salvini indagato sul caso Diciotti

Il paradosso del Comma 22 è formulato nel romanzo Catch 22 di Joseph Heller e riguarda una solo apparente scelta, quando in realtà non si ha solo una possibilità.

Cos’è la sindrome di Procuste

Anche se parla di ‘sindrome di Procuste’, Beppe Grillo si riferiva evidentemente al modo di dire che chiama in causa il mito greco. Procuste, si legge nel ‘Dizionario dei Modi di Dire’ (Hoepli Editore) significa “stiratore”, ed era il soprannome di un leggendario brigante greco che attendeva i viandanti sulla strada da Atene a Megara. Dopo averli catturati li stendeva su una specie di letto al quale la loro statura doveva adattarsi perfettamente, e se questo non avveniva, provvedeva ad amputarli o a stirarli secondo i casi. Procuste venne ucciso dall’eroe ateniese Teseo.

‘Essere sul letto di Procuste’ significa allora “provare forte disagio in quanto obbligati a mantenersi, in un’azione o simili, entro limiti molto ristretti, e quindi avere poca libertà di movimento, poco spazio di manovra. Anche trovarsi in una situazione pericolosa in cui basta un movimento sbagliato per trovarsi in serie difficoltà. Oppure, soffrire di una situazione che obbliga alla costrizione o all’inazione”.

Altra cosa e’ la sindrome di Procuste, che riguarda la frustrazione di chi disprezza gli individui che hanno maggiori capacità e talento. Per questo mette in essere vere e proprie azioni che hanno l’obiettivo di sminuire se non addirittura di sabotare l’altro. Chi soffre di queste sindrome è solitamente frustrato e mette in atto una competitività di tipo negativo che tende a ostacolare l’altra persona per sentirsi meglio.

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17 Febbraio 2019
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