A Cosenza la Finanza trova 64 tonnellate di traversine cancerogene - DIRE.it

Calabria

A Cosenza la Finanza trova 64 tonnellate di traversine cancerogene

ROMA – La Guardia di Finanza di Cosenza ha scoperto ben 64 tonnellate di traversine ferroviarie in legno contaminate dal creosoto, sostanza utilizzata per isolarle dagli agenti atmosferici riconosciuta altamente cancerogena.

Il rinnovo della rete ferroviaria calabrese, per il quale è stato erogato un finanziamento pubblico di 28 milioni, in parte anche dell’Unione Europea, spiega una nota Gdf, è stato oggetto di una specifica attività di controllo sul tratto di linea ferroviaria che corre lungo le coste dell’Alto Tirreno cosentino.

binari

Le attività di monitoraggio svolte dai Finanzieri sul corretto svolgimento dei lavori hanno fatto appunto “emergere la presenza di 64 tonnellate di traversine in legno, a suo tempo utilizzate come supporto per i binari dei treni, accatastate in un piazzale di una stazione ferroviaria di un Comune in provincia di Cosenza”. Le tradizionali traversine in legno, molto note negli anni passati, sono oggi considerate “rifiuti speciali pericolosi” in quanto la sostanza utilizzata per isolarle da agenti atmosferici è stata riconosciuta altamente cancerogena. Si tratta, nello specifico, del creosoto la cui pericolosità è attestata da studi scientifici che dimostrano la sua incidenza nell’aumento di forme tumorali e che hanno spinto l’Unione Europea (Decisione 2000/532/CE) a decretarne l’estrema nocività e a vietarne l’utilizzo.

Rilevata “la pericolosità per la salute pubblica e le condizioni di abbandono e trascuratezza in cui versavano le traversine, poggiate direttamente sul terreno sottostante, a rischio di infiltrazione”, spiega la Finanza, i rifiuti speciali pericolosi e l’area sovrastante venivano immediatamente sottoposti a sequestro penale. L’ispezione dell’area consentiva infine si rilevare anche un vagone treno abbandonato e cumuli di materiale edile depositati in prossimità dei binari, tutti rifiuti oggetto di sequestro. Il responsabile della condotta illecita rischia l’arresto da 6 mesi a 2 anni e l’ammenda fino a 26.000 euro.

16 ottobre 2015
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