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Bondage week, parla Red Lily: “Quei nodi che liberano”


ROMA – Corde rigorosamente rosse e intrecci sensuali: è questo il bondage di Red Lily, maestra di shibari e direttrice artistica del festival “Rome Bondage Week”, in programma dal 13 al 17 settembre alla discoteca Qube di Roma.

Nodi che permettono di liberarsi e di perdere il controllo, ecco l’idea alla base dell’approccio della performer: “In generale il piacere che si prova nel bondage per chi si fa legare è una sensazione di liberazione. So che è un grosso contrasto, ma in una società nella quale manteniamo sempre il controllo su tutto, poter dire che in quella mezz’ora della nostra vita il controllo lo ha qualcun altro, è liberatorio dal punto di vista emotivo”, spiega Beatrice Gigliuto, in arte Red Lily, intervistata dall’agenzia Dire in occasione del festival.

Ma come si diventa dei ‘cordai’? “Studiamo com’è fatto il nostro corpo e come reagisce, un po’ come fanno gli atleti. Studiamo delle tecniche e delle legature specifiche che siano sia belle che sicure”, afferma Red Lily.

Fondamentale il fattore del consenso secondo la performer, che ricorda: “la sigla che si utilizza per tutte le discipline che hanno a che fare col bdsm, di cui ‘bondage’ corrisponde alla prima lettera, è ‘ssc’: sano, sicuro e consensuale. Noi non facciamo nessun tipo di pratica che non rispetti queste regole. Non lavoriamo con nessuno che non ci abbia dato espressamente il proprio consenso, altrimenti si tratterebbe di abuso, che non ha niente a che fare con quello che facciamo”.

Complesso ed eterogeneo il mondo di queste tecniche, praticate sia da donne che da uomini: “In questo momento prevalentemente gli uomini legano e le donne si fanno legare- dice la rigger- ma credo che questa cosa sia un retaggio culturale che piano piano sta sparendo. Io sono fiera portatrice dell’idea che le donne possono e devono esprimere la loro indole indipendentemente da un ruolo che ci è assegnato dalla nostra società. Forse ci sono addirittura più donne all’interno dell’ambiente perché moltissime di loro si avvicinano per farsi legare. Il bondage è visto come una disciplina collegata allo yoga, a discipline che hanno a che fare con il benessere in generale, con il rilassamento, ma anche con quelle circensi, che sono prevalentemente praticate da donne. L’età di chi pratica? Secondo me prevalentemente tra i 25 e i 45 anni”, aggiunge.

In merito al rapporto con la dimensione del sesso, Red Lily afferma che il bondage sia “già oltre il mondo del sesso, nel senso che ne può fare parte, ma non è necessariamente collegato, cioè non sono la stessa cosa. Mi vengono in mente degli esempi: il massaggio, come il tango. Non è scontato però che dall’uno si passi all’altro, può succedere, possono essere collegate come tutte le cose che hanno a che fare con la sensualità in generale. Durante l’atto sessuale ovviamente la situazione è più particolare, nel senso che si uniscono le questioni della dominazione, del potere e dell’appartenenza, cose che fanno parte del bondage e fanno parte del sesso, indipendentemente dalle discipline che ci colleghiamo intorno”.

Relativo al mondo dell’eros, dunque, ma non perfettamente sovrapponibile ad esso. Un consiglio per chi si approccia a questo mondo? Questa la risposta di Beatrice: “Secondo me è una cosa che va provata senza il filtro del preconcetto, vivendo una disciplina semplicemente per quella che è, senza necessariamente sessualizzarla o escludere l’erotismo, perché l’erotismo ne può fare parte. Semplicemente si potrebbe provarla sulla propria pelle, col puro scopo di viverla”.

16 settembre 2017

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