Letteratura e scandali romani, cosa leggono i candidati della Capitale

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ROMA  – Dicono che i politici di oggi non leggono libri. Secondo i dati dell’Associazione italiana editori sono loro, insieme ai manager e ai dirigenti, i peggiori lettori d’Italia. Se una volta potevamo contare su una generazione di lettori forti e bibliofili – Andreotti, Martelli, Diliberto per fare dei nomi – adesso i politici, soprattutto quelli più giovani, hanno smesso di frequentare le librerie mentre occupano assiduamente la tv e i social network. Eppure il poeta russo Iosif Brodskij, nel discorso per il conferimento del Premio Nobel, sosteneva che “se scegliessimo i nostri governanti sulla base della loro esperienza di lettori, e non sulla base dei loro programmi politici, ci sarebbe assai meno sofferenza sulla terra. Credo che a un potenziale padrone dei nostri destini si dovrebbe domandare che cosa pensi di Stendhal, Dickens, Dostoevskij. Come polizza di assicurazione morale, quanto meno la letteratura dà molto più affidamento che non un sistema religioso o una dottrina filosofica”.

A due mesi dalle elezioni comunali, l’agenzia Dire ha pensato di chiedere ai candidati sindaci di una città che ha visto chiudere 50 librerie in quattro anni (tra pochi giorni chiuderà i battenti anche ‘Invito alla lettura’ a Corso Vittorio) e che soffre della mancanza di un progetto culturale di ampio respiro in cui i cittadini possano riconoscersi, quali sono gli ultimi tre libri letti. Quasi tutti i candidati hanno risposto e il profilo che ne esce è quello di lettori attenti alla storia di Roma, agli scandali che hanno colpito la Capitale negli ultimi anni, con un occhio alla narrativa e alle esperienze personali.

Giorgia Meloni, ad esempio, da futura mamma di una bambina ha scelto un testo dedicato ai genitori come ‘Che cosa aspettarsi quando si aspetta’ (Sperling & Kupfer) di Heidi Murkoff e Sharon Mazel. Gli altri due libri, però, riguardano la storia della Capitale e la stretta attualità: ‘Una giornata nell’antica Roma’ (Mondadori) di Alberto Angela e ‘Profugopoli’ (Mondadori) di Mario Giordano. Roberto Giachetti ha invece optato per ‘Capitale infetta’ (Rizzoli) scritto da Giampiero Calapà e dall’ex assessore alla Legalità della Giunta Marino, Alfonso Sabella. Tra le sue ultime letture anche gli interventi, i racconti e le lettere della radicale Mariateresa Di Lascia, fondatrice di Nessuno tocchi Caino, raccolte nel volume ‘Un vuoto dove passa ogni cosa’ (Edizioni Dell’Asino) e ‘L’avversario’ (Adelphi) di Emmanuel Carrère, che narra la storia vera di Jean Claude Romand, l’uomo che il 9 gennaio 1993 uccise la moglie, i figli e i genitori per evitare la vergogna di ammettere una vita diversa da quella che aveva fatto credere a tutti per diciotto anni. Tra i candidati, il più ‘letterario’ di tutti sembra essere Guido Bertolaso. I suoi ultimi tre libri letti sono stati: ‘La peste’ (Bompiani) di Albert Camus, ‘Il dio della colpa’ (Piemme) di Michael Connelly e ‘Memorie di Adriano’ (Einaudi) di Marguerite Yourcenar, “quest’ultimo letto per la quarta volta”. Lo scrittore francese Francois Mauriac sosteneva che per conoscere meglio qualcuno non bisognerebbe chiedergli cosa sta leggendo, ma cosa sta rileggendo. Che Bertolaso stia pensando al futuro edilizio di Roma? Sicuramente la candidata del Movimento 5 Stelle, Virginia Raggi, leggendo al figlio ‘Il piccolo principe’ (Bompiani) di Antoine Saint-Exupéry sta cercando di trasferire una certa educazione sentimentale alla vita. Ma la stretta attualità incombe e così gli altri due libri della candidata 5 Stelle sono stati ‘I re di Roma’ (Chiarelettere) di Marco Lillo e Lirio Abbate e ‘Grande Raccordo criminale’ (Imprimatur) di Pietro Orsatti e Floriana Bulfon. Scelta simile a quella di Francesco Storace, che ha letto ‘Roma fa schifo’ (Youcanprint) di Enrico Pazzi. Le altre due scelte, invece, hanno riguardato il versante storico: ‘Donna Rachele mia nonna’ (Minerva) di Edda Negri Mussolini ed Emma Moriconi, e ‘Il ventennio‘ (Rizzoli) di Gianfranco Fini. Ha alternato narrativa e saggi, infine, Stefano Fassina. Gli ultimi libri letti sono stati il ‘Manuale antiretorico dell’Unione Europea’ (Manifestolibri) di Luciana Castellina, ‘La Roma di Petroselli‘ (Castelvecchi) di Vezio De Luca ed Ella Baffoni e ‘La banda della culla’ (Einaudi) di Francesca Fornario. Dunque le letture dei candidati sono state varie e di tipo diverso, ma i librai romani si augurano una cosa sola: che il futuro sindaco li sostenga e che la cultura a Roma torni ad essere protagonista.

di Alessandro Melia, giornalista professionista

16 Aprile 2016
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