Siria, la testimonianza dei volontari di Gvc, la ong indipendente di Bologna - DIRE.it

Emilia Romagna

Siria, la testimonianza dei volontari di Gvc, la ong indipendente di Bologna

siria2BOLOGNA – “Siamo chiusi in casa. Decidere se uscire o no significa decidere se rischiare la nostra vita, e quella dei nostri bambini: in strada può succedere di tutto, le pallottole vaganti e i colpi di mortaio sono aumentati. Però non vogliamo lasciare Aleppo, c’è la nostra vita qui”. Arrivano fino a Bologna le testimonianze delle ore drammatiche che si vivono ad Aleppo: a raccoglierle è la ong Gvc che ha sede nel capoluogo emiliano e sta seguendo con apprensione le notizie che arrivano dal proprio staff nella città siriana martoriata dalla guerra e in cui tutto è bloccato. Anche il Gvc peraltro si unisce all’appello Onu per il rispetto del diritto internazionale e per la salvaguardia dei civili, in ogni parte della città. Da agosto ad oggi, il livello dello scontro non ha fatto che alzarsi, le vittime della guerra sono 400.000 con moltissimi, “troppi” per Gvc, bambini e donne rimasti intrappolati sotto le bombe e gli scontri fra ribelli e forze governative. Il cessate il fuoco di ieri sera non ha retto nemmeno per un pomeriggio, le persone da evacuare (“di cui molti disabili in sedia a rotelle, anziani, donne e bambini”, segnala Gvc) sono bloccate. Aleppo è in ginocchio, ma nonostante questo in tanti non se ne vogliono andare.

“Amiamo Aleppo, è la nostra terra e la nostra comunità. Tutti i siriani di Aleppo amano Aleppo. Non volevo lasciare la mia gente, la mia famiglia e il mio paese.. Molte persone sono ancora qui dopo anni di guerra. Cerchiamo di vivere giorno per giorno, proviamo a lavorare quando è possibile, e soprattutto cerchiamo di guardare al futuro” racconta uno degli ingegneri del Gvc ad Aleppo. “Voglio aiutare la mia gente, voglio sostenere il mio paese in questo periodo così difficile. Se il mio contributo può essere sollevare anche per poco il peso al mio paese e alla mia gente, lo faccio”.

siria_bombardamentiAnche in queste ore quando, dopo la breve speranza del cessate il fuoco, si sono intensificati i colpi di mortaio (8.500 anche nella parte ovest, da gennaio ad oggi, dichiarano fonti attendibili), i proiettili vaganti e i bombardamenti, gli abitanti di Aleppo, fra cui lo staff Gvc, provano a continuare a vivere, e a sperare nella fine della guerra. Gvc onlus, ong laica e indipendente di Bologna con sede a Damasco e dall’inizio del conflitto impegnata ad Aleppo Ovest, è fra le pochissime organizzazioni al mondo autorizzate a lavorare in Siria. Ad Aleppo in particolare tocca con mano la durezza della situazione: se ci si abitua alla mancanza d’acqua, alla mancanza di elettricità, ai prezzi sempre più alti di un cibo che ormai scarseggia, “è impossibile abituarsi alla mancanza di sicurezza, per sé e i propri cari: da tempo il problema più grave e insopportabile è la sicurezza. L’incertezza di quello che succederà. Sono 10 giorni che non mando i miei figli a scuola, ho sempre tanta paura che nel tragitto succeda qualcosa, un colpo di mortaio o dei proiettili vaganti. La cosa più importante nella vita è la propria famiglia, i propri figli e di conseguenza la cosa fondamentale è la loro sicurezza. Per me è difficile decidere ogni mattina cosa fare, li mando o no?”, racconta l’operatore della Ong. I lavori per riaprire le scuole e garantire l’accesso all’acqua sono fra i progetti portati avanti da Gvc ad Aleppo ovest ma ora sono fermi per l’inasprirsi delle ostilità. Spesso, peraltro, le scuole sono gli unici posti sicuri per i bambini, ma molte sono state distrutte o sono inaccessibili.

di Mattia Cecchini, giornalista professionista

14 dicembre 2016
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