Welfare

Pet therapy, Ido: “Ecco come il lavoro sensoriale con gli asini aiuta i bimbi autistici”

ROMA – Il progetto Tartaruga dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) si occupa di bambini con disturbi dello spettro autistico e lo fa lavorando anche con gli asini. “Abbiamo creato una equipe multidisciplinare, in cui ci sono dei veterinari che due volte al mese vengono a controllare gli animali, per monitorare il loro benessere e la tipologia del lavoro”. Lo racconta Simona d’Errico, logopedista dell’IdO e coordinatrice del lavoro di mediazione con l’asino nell’autismo, al convegno ‘Pet Therapy e disabilita’ infantile: risultati e prospettive’ promosso oggi a Roma dall’onorevole Michela Vittoria Brambilla.

“Proponiamo un lavoro sensoriale per aiutare i bambini che presentano un disturbo dello spettro autistico ad integrare tutte le aree e ad avere una diversa regolazione emotiva. Lavoriamo in particolare sul tatto, sul contatto con la pelle dell’animale, sul cibo dar dargli da mangiare– continua la logopedista- ma anche sui colori e gli odori“.

Il contatto con l’asino è “fondamentale. Noi lavoriamo tanto sulle intenzioni in terapia e spesso affrontiamo i disturbi di alimentazione, che sono frequenti nell’autismo. Non chiediamo al bambino di fare sempre qualcosa, spesso lo invitiamo ad aspettare quello che l’animale gli sta portando. Il piccolo non viene mai lasciato da solo e il dondolio dell’animale lo aiuta ad organizzarsi”. I bambini con dei disturbi alimentari vengono invitati a “dare da mangiare all’asino e ciò li rasserena, perché nessuno gli chiede di mangiare e questo- spiega D’Errico- abbassa l’ansia derivante dalle richieste prestazionali”.

D’Errico ha mostrato dal vivo, con un video, cosa accade in un intervento mediato dall’animale. “L’onoterapia (la terapia assistita con gli asini) aiuta i bambini autistici a rilassarsi. C’e’ una modulazione emotiva che cambia, l’assetto corporeo e la tonicita’ del corpo cambiano. Il bambino e’ piu’ tranquillo- spiega la logopedista- e arriva anche a sdraiarsi e ad addormentarsi sull’asino. Molti piccoli quando vanno a casa dormono poiche’ quest’attivita’ apre un canale forte di comunicazione, che e’ inaccettabile con le persone mentre e’ molto piu’ immediata con l’animale”. Stando a contatto con l’asino “imparano a toccarlo, a stringergli il pelo, ad accarezzarlo e a spazzolarlo. Questo e’ possibile anche grazie alla relazione che si crea con l’operatore, in quanto parliamo sempre di un lavoro triangolare molto psicodinamico tra bambino, asino e operatore”, puntualizza la coordinatrice. L’IdO sta conducendo una ricerca sul lavoro di mediazione con l’asino nell’autismo, che coinvolge la famiglia.

“Siamo partiti da un approccio morbido per aiutare il bambino ad adattarsi all’asino e solo successivamente, nel corso della terapia, abbiamo inserito i test previsti dalla ricerca”, chiarisce Simona D’Errico. L’obiettivo e’ monitorare i cambiamenti che intervengono nella quotidianita’ del minore grazie al lavoro svolto con l’asino. “Lo facciamo dando al genitore un test da riempire, in cui deve osservare i cambiamenti emersi nella settimana che segue la terapia, con un’attenzione particolare alle aree dell’alimentazione e del sonno, che sono le piu’ problematiche”.

La logopedista conferma che gia’ dopo pochi mesi di lavoro “i genitori ci comunicano dei cambiamenti. I bambini iniziano a toccare l’oggetto alimento, mettono il fieno sotto la bocca dell’asino e questo cambia anche la loro percezione del cibo. Molti bambini non toccano gli alimenti, e’ molto difficile dargli da mangiare perche’ vedono il cibo come una cosa sporca, loro non amano il colore, eppure la vicinanza con l’asino cambia il loro approccio al cibo– conclude- proprio perche’ gli danno da mangiare”.

14 febbraio 2018
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