Realtà virtuale, a Bologna si entra nella tomba di Tutankhamon

Possibile rivivere l’esperienza di un grande archeologo, grazie al museo di realtà virtuale “La macchina del tempo”.
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ROMA – Completamente al buio, solo una torcia a disposizione e la sensazione di aver scoperto un posto incredibile. Chissà cosa deve aver provato Howard Carter, nel 1922, quando per primo entrò nella tomba di Tutankhamon, tra colpi di piccone e spirito avventuriero. Oggi la risposta potrebbe essere più semplice del previsto. A Bologna è possibile infatti rivivere l’esperienza del grande archeologo, grazie al museo di realtà virtuale “La macchina del tempo” di via Zamboni 7, che dopo i capitoli di “Bologna medievale”, “Al Canel” e cacce al tesoro tematiche, totalizzando circa 10.000 visitatori, aggiunge al suo catalogo questa nuova avventura, presentata questa mattina in conferenza stampa. 

La nuova esperienza virtuale

Inforcando joystick e visore 3d (per questo l’esperienza è riservata solo a chi ha più di otto anni), infatti, si possono ricalcare i movimenti e le azioni in base proprio all’esperienza di Carter. Quando si entra “si scopre la tomba per la prima volta, quindi bisogna abbattere le porte con i sigilli. Ci si ritrova completamente al buio all’interno della tomba e si ha a disposizione una torcia” spiega Pasquale Barile, egittologo e divulgatore, autore di un “Dizionario Geroglifico-italiano”, uscito circa due settimane fa, che ha curato la ricostruzione del “viaggio”.

Ci si può muovere per le tre stanze dove riposava il faraone egizio, tra manufatti riprodotti fedelmente e la possibilità di osservarli a pochi centimetri, anche afferrandoli e rigirandoseli nelle mani. Insomma, un viaggio per “vivere l’esperienza della scoperta” di Carter, secondo Massimo Sinigaglia, cofondatore del museo insieme a Silvia Tugnoli, che racconta di “un’esperienza che non si può rivivere nemmeno con i manufatti autentici al Museo del Cairo”, perchè “non li si può più rivedere come sono messi”.

Durante il percorso “ci sono degli infopoint dove è possibile acquisire delle notizie sui vari oggetti”, con Carter che in prima persona “spiega come ha ritrovato gli oggetti al momento dell’apertura della tomba” per la prima volta. Inoltre, per aumentare l’interattività dell’esperienza, quando col puntatore si passa sopra ai geroglifici della camera sepolcrale, avviene una sorta di “lezione di lettura”, che ne evidenzia l’impronunciabile traduzione in geroglifico-egiziano e ovviamente una più comprensibile in italiano.

“Volevamo rispettare il più possibile l’aspetto scientifico. Non volevamo fare un videogioco- anche se l’esperto si dichiara “grande fan della saga di Assassin’s creed”, titolo che vanta centinaia di milioni di copie vendute in tutto il mondo- ma un’esperienza didattica con approccio da videogioco“, come dimostra la possibilità di prendere a picconate il muro e afferrare gli oggetti.

La storia di Tutankhamon

Strano ma vero, Barile sottolinea come Tutankhamon, uno dei più conosciuti faraoni egizi, il cui nome risuona tuttora, in realtà “dal punto di vista storico conta zero”. Morto improvvisamente a neanche vent’anni per gravi problemi di salute, infatti, il celebre faraone è stato semplicemente “fortunato, perché la sua è unica tomba non saccheggiata dai ladri” e perché, “trovandosi sotto un’altra tomba del faraone Ramses VI, è passata inosservata”, salvaguardandosi nel corso dei millenni. “Carter ha avuto la fortuna di ritrovarla- prosegue Barile- ha avuto il merito di insistere e insistere per anni fino a quando un giorno ha trovato l’accesso con la scalinata e ritrovando la porta ancora sigillata capì che si trovava di fronte ad una tomba ancora inviolata”.

Ma nei fatti, persino questa tomba di Tutankhamon, seppur ricca di manufatti, incisioni e geroglifici, non rappresenta la vera grandezza dei faraoni, perché si tratta di una sistemazione di fortuna, probabilmente appartenuta a un altro potente, così come il corredo funebre al suo interno. Una tomba piccola, “non faraonica” dunque, scherza Barile, rispetto a quello che si sarebbe potuto trovare “ad esempio in quella di Ramses II, che è vissuto fino a 94 anni e ha governato l’Egitto per circa 60”, ma sicuramente una delle più ricche di reperti e informazioni relative al mondo egizio. 

La realizzazione di questa “Macchina del tempo” si è sviluppata su programmi di grafica 3d, sulla piattaforma 3d Unity, che consente di dare tutti gli effetti di luce, colore e movimento a una scena. Per quanto riguarda le fonti e la documentazione fotografica sulla tomba di Tutankhamon, invece, il museo si è affidato ai diari di scavo particolareggiati di Howard Carter, che catalogò meticolosamente ogni singolo oggetto al suo interno, disegnando perfino le mappe del luogo a mano, e riprodotti in formato digitale dal Griffith Institute, poi  dalle foto dell’epoca scattate da Harry Burton all’interno della tomba, nonchè a quelle dell’italiano Sandro Vagnini. In conclusione di conferenza stampa, Sinigaglia ha inoltre annunciato che tra i prossimi progetti ci sarà un’esperienza relativa alla “Bologna romana”. Un ritorno quindi al tema felsineo, dopo questa “parentesi” nel mondo egizio.

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13 Dicembre 2018
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