‘Agricoltura e cambiamenti climatici’, la Terra soffre l’Uomo

convegno_fao-Agricoltura e cambiamenti climatici'.'Agricoltura e cambiamenti climaticiROMA – La Terra sta mutando: i cambiamenti climatici – e non solo – stravolgono il volto della natura per come la conosciamo, nonché la capacità di rispondere al fabbisogno di cibo, in un momento in cui la popolazione mondiale è in costante crescita.

E’ ormai stato riconosciuto che si è entrati nell’era ‘dell’antropocene‘: l’uomo cioè è diventato una forza in grado di agire sul mondo e i suoi equilibri.

E’ stato calcolato che entro il 2090 il 70% della popolazione mondiale sarà urbanizzata, mentre attualmente gli obesi sono più numerosi da chi patisce la fame: un miliardo e mezzo contro un miliardo.

Un terzo degli alimenti viene poi regolarmente sprecato, e si produce di più e più in fretta di quanto la terra può offrire.

Questo sistema non è più sostenibile, perciò servono interventi rapidi e concreti da parte degli stati, delle imprese, dei singoli cittadini, affinché si inverta la rotta. E chi altri se non la Fao, l’Agenzia Onu per l’Alimentazione e l’agricoltura, può ricordarlo, alla vigilia della Giornata mondiale dell’Agricoltura: da questa volontà è seguito il seminario di oggi a Roma dal titolo ‘emblematico’: ‘Agricoltura e cambiamenti climatici’.

I due temi sono finalmente accostati l’uno all’altro, riflettendo sui passi da compiere per ridurre la fame nel mondo, acuita dagli effetti disastrosi del riscaldamento globale, di cui tra poche settimane si discuterà a Marrakech – in Marocco – alla 22esima edizione della Conferenza delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici (Cop22), e nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi posti dall’Agenda di sviluppo 2015-2030.

In questo contesto, il ruolo dell’Italia appare chiaro, grazie alla presenza dei rappresentanti di due ministeri: il viceministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Andrea Olivero (Mipaaf), e i due uffici operativi del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci): l’Aics (l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo), e la Dgcs (Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo).

“Agricoltura e cambiamenti climatici per anni sono stati osservati separatamente- osserva il viceministro Olivero- a volte considerandoli addirittura ambiti tra loro conflittuali, convinti che se si favoriva l’uno si danneggiava l’altro. Oggi hanno finalmente trovato una sintesi e anzi è ormai chiaro che, assieme, rispondono a sfide importanti quali la sicurezza alimentare e la mitigazione del riscaldamento globale“.

Le responsabilità coinvolgono i principali attori internazionali, per questo Olivero tiene a ricordare i “risultati positivi raggiunti dalla Politica agricola comune dell’Ue (Pac), che dal 1990 al 2015 ha permesso di ridurre le emissioni di Co2 del 20%, e del 27,9% quelle di ammoniaca”. Elisabetta Belloni – segretario generale del maeci, sottolinea un aspetto importante: il cambiamento è possibile, ma a patto che “sia portato avanti insieme”.

“Le buone pratiche sono interrelate e integrate con quelle degli altri paesi”. E poi osserva: “il fatto che siamo qui è segno che è cresciuta la consapevolezza sull’urgenza di intervenire per ridurre la fame nel mondo. L’Italia si è assunta questa responsabilità, dimostrando una forte volontà politica”.

Ma per Belloni dare da mangiare o incrementare le capacità produttive “non sono una strategia sufficiente”. Serve piuttosto “un approccio globale, che tocchi tutti i fattori in gioco. Ad esempio- spiega ancora- il cambiamento climatico può mettere profondamente in discussione le politiche di lotta alla fame. Per questo bisogna lavorare in modo coordinato: questo è difficile- riconosce- ma gli scienziati possono aiutarci a individuare un modello da seguire, e prestando la loro esperienza in tematiche chiave come l’evoluzione del clima, il controllo demografico, la promozione industriale, la salute, e così via”.

Secondo Daniel Gustafson, vicedirettore generale Fao, l’Italia in questo gioca un ruolo importante sia perché ha dato vita alla Carta di Milano, frutto del percorso aperto dall’Expo di Milano dello scorso anno, sia perché il suo modello agricolo – fatto di piccole e medie imprese, sempre più attente all’ambiente, e in larga parte orientate al biologico – fornisce un esempio per tutti gli altri.

Produrre in modo da non ridurre né qualità né quantità è possibile, ma i costi naturalmente lievitano: su chi ricadono? Su questo si interroga invece Adolfo Brizzi, direttore della Divisione di politica e consiglio tecnico per il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad): “Chi è colpito dalla fame spesso agisce andando contro i suoi stessi interessi. Anche gli imprenditori agricoli ad esempio lo fanno. Bisogna intervenire in questa contraddizione. E chi se ne assume i costi? Lo stato, che può incoraggiare a implementare le tante tecniche ormai disponibili per aiutare contemporaneamente produzione e ambiente. Il problema dell’esternalizzazione dei costi va fatto capire anche ai consumatori- conclude- Un prodotto può essere pagato un po’ di più non solo perché fa bene alla salute ma anche perché è un aiuto all’ambiente”.

Olivero (Mipaaf): “In agricoltura gli scambi sono fondamentali”

Domani si celebra la Giornata mondiale dell’Agricoltura: che cosa sta facendo il nostro Paese per sostenere i piccoli agricoltori? La risposta all’agenzia Dire arriva da Andrea Olivero, viceministro delle Politiche agricole, ambientali e forestali (Mipaaf): “Potenziamento delle misure per lo sviluppo rurale– la replica del viceministro- grazie al coordinamento con le regioni stesse; e, dal punto di vista legislativo, creazione di norme ad hoc per i piccoli agricoltori. Tutte le norme approvate di recente- prosegue- vanno nella direzione della semplificazione delle attività per gli agricoltori, che vengono parallelamente messi anche in grado di accedere sempre più ai fondi loro dedicati. E’ importante che ottengano credito anche quelle aziende molto piccole e quindi fragili” osserva Andrea Olivero. La Giornata mondiale di domani pone l’accento sul problema della fame nel mondo, e l’agricoltura è un settore chiave per garantire la sicurezza alimentare.


Il Mipaaf “attraverso il ministero degli Affari esteri e con partnership dirette nei paesi terzi” sta sostenendo gli agricoltori in difficoltà “sia nell’ambito della ricerca che del sostegno alla cooperazione, in particolare nell’ambito del Mediterraneo. La nostra agricoltura è mediterranea– aggiunge il viceministro- e quindi ama avere questi scambi che sono di reciprocità perché, se da un lato diamo risorse, dall’altro acquisiamo informazioni utili per noi”. Tutti questi progetti “sono già in corso”. Infine ricorda l’importanza del recente Summit di Tirana che ha riunito tutti i ministri delle Politiche agricole dei paesi mediterranei, nel quale “abbiamo avuto la possibilità di un confronto coi colleghi, e nel corso del quale sono stati decisi nuovi interventi. L’Italia- conclude- farà fino in fondo la sua parte”.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

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13 Ottobre 2016
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