Il coach Zanella: “Faccio surf in Corea del Nord”

ROMA – “Foreste di conifere e montagne fino a ridosso delle baie; spiagge di sabbia fine e dorata, con picchi granitici rossastri e isolette al largoà” In Corea del Nord ci e’ tornato pochi mesi fa, Nicola Zanella, allenatore della nazionale di surf della Cina per le Olimpiadi di Tokyo 2020. Prende un sospiro e poi aggiunge che, si’, sulle bellezze naturalistiche “Donald Trump ha ragione“. Sono trascorse poche settimane dal vertice sull’isola di Sentosa, a Singapore, quando per la prima volta un presidente degli Stati Uniti ha incontrato un leader della Corea del Nord. Prima delle strette di mano e dalla firma di un documento per una penisola coreana libera dal nucleare, a Kim Jong-Un era stato mostrato un video con il logo della Casa Bianca. Pochi minuti per mostrare quello che, se il “caro leader” e il “popolo” lo volessero, potrebbe diventare la Corea del Nord: da “Dprk”, l’acronimo della “repubblica democratica popolare” utilizzato dai suoi abitanti, ad avamposto asiatico proiettato nel futuro.

Grattacieli, ferrovie ultraveloci, citta’ iper-tecnologiche, “sviluppo estremo” per dirla con Trump. Ma non solo. Di fronte a Kim Jong-Un e ai cronisti, il presidente aveva ripreso lo stile del suo passato da immobiliarista: “Guardate che spiagge. Le si vede quando lanciate i missili nell’oceano; potreste avere gli hotel piu’ belli del mondoà” Parole e forse fantasie, fino a un certo punto. Se la ‘Cnn’ pubblica un reportage sulle onde da favola che si infrangono sulla spiagge a ridosso della zona smilitarizzata lungo il 38° parallelo, il portale nordcoreano ‘Dprktourism’ va oltre i colossi del realismo socialista o le parate militari di Pyongyang. “Tra i turisti – si legge sul sito – il surf ormai e’ diventato alla moda”. Aiutano a capire le fotografie scattate nella provincia di South Hamyong, lungo la costa orientale affacciata sul Mar del Giappone. Surf explorer e coach con un passato da giornalista, amante dei viaggi e della natura, Zanella c’e’ arrivato su invito delle autorita’ nordcoreane, che avevano chiesto una consulenza sulla “surfabilita’” delle baie. “Abbiamo portato molte tavole e mute e abbiamo messo su una piccola scuola, che ora gestiscono alcuni miei allievi” spiega all’agenzia ‘Dire’ l’allenatore. “L’acqua e’ cristallina e sulla spiaggia non ci sono bottiglie di plastica: sembra un po’ di stare in California settentrionale, ma senza squali bianchi”. Uno sviluppo turistico, in realta’, e’ gia’ cominciato. Lo confermano piccoli alberghi a ridosso della spiaggia, ville residenziali e perfino complessi a cinque stelle, come il Majon Hotel ad Hamhung, posizionato alla perfezione per le mareggiate dell’estate. E la surfabilita’? “Ci sono buoni spot, con onde del tipo ‘pointbreak’ e ‘beachbreak’ di qualita’” risponde Zanella.

“Il problema e’ che il mare e’ interno, senza uno sbocco diretto sul Pacifico e allora ci si affida a perturbazioni locali, con onde solo nel 20 o nel 30 per cento dei giorni”. Numeri alla mano, la Corea del Nord ha oltre 1550 miglia di costa, piu’ di Marocco o Portogallo, mete del surf riconosciute a livello internazionale. Il fascino dei suoi litorali era stato mostrato tempo fa anche da Louis Cole, youtuber britannico con due milioni di follower, accusato dai critici di far “propaganda di regime”. Delle scelte politiche di Pyongyang, Zanella non parla. Si limita a riferire di “una nazione che ha imparato ad arrangiarsi ed e’ attraversata da un ottimismo diffuso, alimentato dalla possibilita’ per i contadini di vendere gran parte del loro prodotto privatamente e da una crescita del benessere percepibile”. Fiducia nel sol dell’avvenire, nelle sue declinazioni confuciane, a partire dalla “juche”, autarchica autosufficienza? Zanella risponde citando Eugenio Montale e la sua “ansieta’ orientale”, negli occhi quelle coste “malinconiche, un po’ come il Conero fuori stagione”. E c’e’ un po’ di nostalgia, niente a che vedere con gli annunci e le pose del vertice a Singapore: “La cosa che mi mette tristezza e’ che, a causa della censura e del blocco di internet, ancora totali, non ho modo di restare in contatto con i surfisti nordcoreani che ho allenato”.

13 Luglio 2018
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