AREA ABBONATI - Accedi ai notiziari

DIRE lazio

A Roma i 5 Stelle perdono pezzi: in III Municipio la maggioranza non c’è più


ROMA – La situazione politica del Movimento Cinque Stelle in III Municipio è sempre più una bomba a orologeria pronta ad esplodere nelle mani del Campidoglio, una situazione la cui gravità è amplificata dalla vicinanza temporale delle elezioni a Ostia.

Di fatto, a piazza Sempione il Movimento non ha più la maggioranza: dei 25 consiglieri che compongono il ‘parlamentino’ municipale, infatti, i pentastellati possono contare ormai solo su 12 scranni sui 15, compresa la presidente Roberta Capoccioni, che erano stati inizialmente conquistati. Sono tre, infatti, i dissidenti ‘fissi’ (Francesca Burri, Valerio Scamarcia e Donatella Di Giacinti), che portano a 13 il conto dei consiglieri dell’opposizione.

Il risultato è che il Consiglio municipale, che prima veniva convocato ogni 7 giorni, non si riunisce dalla scorsa settimana per scongiurare – come già accaduto – che la ormai ex maggioranza finisca sotto nei numeri al momento delle votazioni. Nei corridoi di piazza Sempione si parla di una fine sempre più vicina della consiliatura, “questione di giorni, dopo il fine settimana”, assicurano, e il III Municipio raggiungerà il destino del già caduto VIII, dove il presidente Paolo Pace si dimise abbandonando contestualmente il Movimento.

Stavolta, però, la situazione è invertita, e a sbloccarla potrebbe essere una mozione di sfiducia. Non nei confronti della minisindaca Capoccioni, che non tutti sarebbero disponibili a sottoscrivere, bensì contro il presidente del Consiglio municipale, Mario Novelli, che raccoglierebbe le firme anche dei dissidenti M5S, non disposti invece a staccare la spina alla presidente in maniera diretta.

Con il nuovo regolamento varato dall’ex presidente dell’Aula, Riccardo Corbucci (Pd), per sfiduciare il presidente del Consiglio municipale servono, infatti, 13 firme, vale a dire l’intera e compatta opposizione. Il solo deposito della mozione, quindi, superato il vaglio del direttore generale dell’ente, metterebbe una pietra tombale a livello politico sull’amministrazione M5S, che non avrebbe i numeri per eleggere un nuovo presidente del Consiglio ‘amico’. E rischierebbe di vedere bloccata così ogni velleità di governo del territorio, rendendo la minisindaca Capoccioni la classica ‘anatra zoppa’ nell’impossibilità di far passare in Aula i propri provvedimenti. Costringendola così a dimettersi.

12 ottobre 2017

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»

DIRE
facebooktwitteryoutubelinkedIn instagram

DIRE.it – Documenti Informazione REsoconti dal 1988